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Eccoci qua.
Ho appeso i miei buoni propositi all'alberello della mia privata cuccagna...
Anche se a dire il vero di "buoni propositi" non ne ho più da lunga pezza, quanto piuttosto la consapevolezza dei doni rari che mi circondano.
E' questo che ho appeso ... auguri prosperi per doni che già ho.
L'amore più di tutto, ché altro dono non esiste.
E' questo il mio buon proposito: riuscire a mantenermi sempre consapevole dell' amore che c'è, che c'è già, affinare le capacità di percepirlo, orecchie, occhi e cuore buoni per vederlo e sentirlo attorno a sè quando e dove c'è.
Chè il segreto (anche questo si sa) è continuare a seminare gratis, perchè gratis è l'amore, senza aspettare frettolosi germogli, il raccolto darà i suoi frutti prima o poi: sotto la neve pane, si sa.
Si sa anche (oh se si sa!) che "essere amati" e "sentirsi amati" a volte son cose distinte (a volte tragicamente distinte) ed è gran privilegio che coincidano.
E' gran fortuna che tali doni non caschino giù dall'alberello dei buoni propositi, al primo tremolio d'aria prodotta dal nostro stesso movimento; com'è facile che ciò che ci è più necessario ed essenziale non sembri un dono, ma ci appaia come una cosa comune e gratuita come aria e luce... com'è facile accorgersi di quella essenzialità solo quando ci viene meno, com'è facile chiedere di più.
Ora farei ben volentieri un amorevole elenco di affetti che abbraccio e ringrazio per essere così costanti e presenti nella mia vita... lo fare se non temessi di suscitare ancora una volta la giusta invidia degli a cui ormai da anni mi abituo clementemente.
Dunque taccio, ma chi già si sa da me amato.. amato continui a sapersi...e a chi già mi ama, sappia che questo amore lo vedo, distinto in ogni sua forma.
A tutti gli affetti miei, vicini e lontani, sappiano che sono tutti vicini, perché l'anima ha luoghi miracolosi con geografie e stagioni esclusive, preferite e illimitate, indifferenti a qualsiasi relatività spazio temporale. Indiffedenti alla morte.
A tutti coloro che non conosco, che passano da qui a dare una sbirciatina, a lasciare un augurio frettoloso, ad appendere un piccolo buon proposito all'alberello telematico; a chiunque sia arrivato alla fine di questo post, faccio lo stesso augurio: più che l'amore, ti accompagni sempre la grata consapevolezza dell'amore.
E nel comune viaggio (a volte periglioso) che ancora ci attende spero che per tutti noi che sempre...
Soave sia il vento
tranquilla sia l'onda
ed ogni elemento
benigno risponda
ai nostri desir...
ai nostri desir...
ai nostri desir...
Racconto di natale n°3
C'era una volta...
... tanto tanto tempo fa, in una città qualsiasi che tanto qualsiasi non è, una persona stanca e solitaria che aveva fatto un promessa a se stessa: evitare il Natale.
Adesso qualcuno di voi, cari lettori, si starà certamente chiedendo "ma si può veramente evitare il Natale? " e qualcun altro invece si domanderà "E perchè mai lo si dovrebbe evitare?"
Per struggenti motivi che mi tocca omettere, la persona stanca e solitaria si era data tutte le risposte a queste domande, aveva vent'anni ed una ostinazione selvaggia: senza muoversi da casa sua avrebbe evitato il Natale. Tutto il Natale: il Natale necessario e quello insopportabile.
Dal momento che, ahimè, l'uno appare fatalmente unito a l'altro.
Arrivò così il primo di tanti Natali in cui la persona stanca e solitaria imparò a stare sola. Senza l'abituale cena con parenti e regali. Ceramente fu il più difficile, ma superato il primo, ben presto negli anni le cose migliorarono. Si vaccinò all'evento come se fosse una malattia esantematica e superò brillantemente tutte le fasi inevitabili di ostilità al Natale: indisponenza, depressione, solitudine, tristezza, senso di estraneità, fastidio perenne per tutto lo spreco di gesti dovuti, per la costrizione collettiva a pensare a chi è lontano, per la costrizione a fari piacere chi è vicino, per l'amore forzato, per la retorica dell'amore e per la luccicante occasione di generosità che i più avari non si sarebbero lasciata sfuggire, per tutto l'ambaradan di addobbi, alberi e presepi... e le musichette da centro commerciale.
Sviluppò una solidissima indifferenza e così imparò a stare sola e bene, sola e bene per tutto il giorno di Natale, senza che niente e nessuno potesse persuaderla a farne parte in alcun modo.
Aveva elaborato un apnea vacanziera che la rendeva impermeabile a tutto: alla "recita" in cui lupo e agnello si abbracciano scambiandosi doni, agli amici affettuosi dimenticati in un'altra città, ai regali, al dovere coatto di cercarli che annientava il piacere estemporaneo di farli, all'insostenibile pensiero che non può essere Natale solo a Natale, alla famiglia , (ah la numerosa famiglia! quel covo salvifico di nemici riuniti attorno ad un caminetto così lontano da quella titanica solitudine), all' invadente fastidio dei consigli per gli acquisti, ai torroni, ai film di Natale, alle vacanze di Natale, ai fidanzati che mai ci sono quando servono, ai padri che mai ci saranno...
Evitando il Natale, Maledetto Natale, Benedetto Natale, seppe evitare tutto questo. Non poco a pensarci bene. Ma sopratutto si liberò dal tormento.
Per dieci anni la stanca e solitaria persona mantenne la promessa, fu un perfetto Scrouge.
Eppure nessun fantasma venne a trovarla col suo memento. , nessun fantasma le regalò minacce o le promise ricompense. Sopravvisse sempre, impunemente, impermeabile al Natale. Perchè è vero che al Natale si sopravvive.
Ma una sera di metà Dicembre di tanto fa, la persona stanca e solitaria entrò, quasi distratta, in una quasiasi stanza buia della sua casa e, per quello che vide, non ebbe il coraggio di accendere la luce: lì dentro... aldiquà dei vetri, nella sua casa liberata dalla famiglia, son malgrè, c'era il Natale... era arrivato, non si sa come, prima che lei lo presagisse, prima ancora che si vaccinasse e ora la attraversava da parte a parte prima acora che fosse lei ad attraversarlo.
Svegliatasi da questo sogno la persona stanca e soltitaria sorrise stranamente, guardando il Natale entrare dalla finestra si sentiva meno stanca e solitaria.
Come un'eco sognata una voce ripeteva:
Te piace o presebbio?
Come un'eco ascoltata la sua voce stupita rispose Si
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Mi ero ripromessa di non fare un post-Natalizio.
Ma non vorrei che mi si confondesse con quella razza di Scrouge raccontata dopotutto è sempre Natale... persino a Natale. :-D (questa me la capisco da sola!)
In realtà avrei preferito postare il racconto di Natale n°2 intitolato "Milletrè" (sulla milletreesima avventura di Don juan) ma è ancora scritto a penna, lo dovrei battere al pc copiare, non c'è tempo e la pigrizia mi vince...
Ma so che voi (che a Natale sarete ancora più buoni) perdonerete questa mia debolezza di tastiera.
A tutti i pigri natalizi come me che vengono esortati a non poltrire ma a destarsi per partecipare attivamente ai preparativi come farebbe mamma Clarenza mia:
'Ne Farolit, sosati belle è mammà! ca te fazzo no bello suppone e latte!
suggerisco di rispondere come il mitico Lucariè:
se non mi portate a suppa 'e latte d'into 'o lietto IO-NON-MI-SO-SO
Ognuno c'ha il suo Natale: io c'ho "'a suppa e latte dint'o lietto!"
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Chi avesse piacere a laciare qui il suo Raccontino di Natale (magari ispirandosi alla foto... o magari no)può farlo... può anche non farlo, va bene lo stesso.
Io, come ho già detto altrove se potessi a Natale regalerei TEMPO, barattoli di "tempo libero" e creativo in cui ognuno fa quello che gli necessita di più fare... tempo per sé e per gli altri, non un tempo di dovere ma solo un tempo di scelta...
Ecco si, questo sarebbe il mio regalo.
Nel reale non posso farlo, ma qui, o miei gentili, siamo nel virtuale... posso immaginare di farlo e voi potete ben immaginare di ricevere cotanto bel dono.
Ciaaaauuu
Ecchime!
Carissimi, grazie a tutti per i commenti a fondo perduto al post silenzioso.
Anche se, a dire il vero, mi duole scoprire di appartenere ad una razza metereopatica abbastanza incompresa (o dolce bertolina padovana!) e dunque, come tale, darwinianamente destinata all'estinzione dalla brutale legge della selezione naturale.
Scopro che siete in tanti a "patire" nostro fratello "caldo" e nostra sorella "estate". E dunque è ormai chiaro che l'aliena sono io... mi avete scoperto!
Vi dirò... l'incontro con vostro fratello Generale-Inverno-del-Nord è stato alquanto proficuo. Ve ne dirò ma non ora, per varie ragioni.
Ora sono stanca e straparlo.
Sono tornata ieri ... il viaggio è stato lungo come la notte insonne che lo ha preceduto.
Padova-Messina è un "viaggio" transcontinentale che richiede ben cinque mezzi (macchina-aereo-autobus-pulman-macchina). Mica ce l'avete ancora il teletrasporto voi freddomani terrestri.
Per farvi intendere: ieri sono uscita da casa di Padova alle 7.00... e sono arrivata (le mie moribonde spoglie arrivarono) a casa di Messina alle 14.00.
Da Messina è più facile andare e tornare in Nord Africa, nostra sorella Africa che in Nord Italia. Insomma sono tornata ieri, ma sono ancora in comantosa vacanza reale dal "virtuale"... Del resto, l'ho detto altre volte, lo sapete, il blog NON mi da dipendenza, so gustarmi la mia "modica quantità" per uso personale... E poi anche volendo ora non posso digitare come vorrei, tornerò "operativa" con un ritmo blogghisticamente sostenibile, tra qualche giorno, dopo che mia sorella (AUTRICE DEL MIO RITRATTO METEREOPATICO) si sarà finalmente data 'sta cazzarola di esame liberandoci tutti dallo stato di tensione acustico-isterica che aleggia per la casa.
Sono infatti attualmente proibiti tutti rumori: tacciono gli stereo e le tv, i rubinetti, gli sciacquoni, le ante, le porte, i frigoriferi, le ante delle dispense, le lavatrici, le autoclavi, i telefoni, i citofoni, i campanelli, i clacson, i motori e i motorini, i fischi dei vigili, le carrucole della nettezza urbana, l'ururù dei piccioni, il meeeoo dei gatti in amore, ma soprattutto... i passi, le parole, i respiri... tutto trattiene il fiato.
Inutile dire che in mezzo a cotanto, tirannico silenzio, echeggia solo una voce ossessiva e ritmata che ripete come una litania: le definozioni di "peculato", "usura", "infanticidio"... etici etici...
Inutile aggiungere che l'Erinni studiosa mi proibisce di ticchettare con la tastiera del pc confinante con la sua sacra stanza (in questo momento trasgredisco approfittando del fatto che è in bagno!)...
Vado a farla ripetere va', ma prima la ammansisco con della gianduia in tubetto acquistata da un ottimo pusher padovano!
Aurevoire mes amis!
A bientot...
METEREOPATIA
Avviso Importante. Chi è indifferente al clima e al luogo, alle temperature e alle stagioni ... non affronti questa lettura, non capirebbe, oh si… non capirebbe (chi non è in qualche modo metereopatico non può capire) e farebbe considerazioni del tutto inappropriate. Desistano i non metereopatici dal procedere.
Come avrete già capito dalla fermezza del mio tono, l'argomento è serio.
Io patisco il freddo. Già a 20 gradi. A Messina.
Dunque patisco il freddo quasi sempre. Il freddo mi schianta e m'incattivisce come un nemico potente e instancabile, a cui però non mi piego.
Un tempo l'impudenza di questo nemico, comunemente tollerato, mi portava anche a fare pensieri deliranti, quasi razzisti, tipo questo:
"Mi chiedo quale ostinata razza può aver avuto l'improntitudine di sopravvivere pervicacemente a temperature indegne di un essere che può dirsi umano?
Quale miserrimo attaccamento alla vita ha selezionato l'inumana specie che ha saputo, più e meglio di un lupo, insediarsi , stanziarsi e riprodursi (!) in climi e luoghi avversi che sollecitano il corpo e l'anima a chiudersi in claustrofobici rifugi, a seppellirsi sotto interminabili strati di vestiario, a sottoporsi per la maggior parte del tempo al flagello perpetuo di gelo, buio, nebbia, cieli grigi.
Sospetto... sì lo sospetto che sia una "razza aliena" e certamente triste.
E si può per questo ben comprendere l'alto tasso di suicidi giovanili a Copenaghen... troppo freddo, troppo buio. Di contro potreste immaginare la "samba" oppure "o sole mio" a Oslo... a Milano? No, certo che no."
Fine del delirio. Ora sono guarita, ora non faccio più questi strani pensieri ... a patto che la temperatura non superi i 15 gradi, s'intente.
Ode dunque a tutte le Cicale
morte intirizzite,
quelle per cui più forte
del sole e del canto
fu il Generale Inverno.
Ode agli alieni del Nord
che sopravvivono a tutto
al gelo, al buio, alla tristezzitudine.
Ode a quei tristi
che conoscono il sole
solo in vacanza.
Ode a me stessa
Cicala temeraria
che se ne va' in vacanza al Nord
a guardare in faccia
il Generale Inverno
per cantargli
"je m'en fout de toi,
Monsieur le General!"
Ode a me stessa che
vado al Nord
perché il meglio
viene sempre dopo
quando... Vuelvo al Sur... ... come se vuelve siempre a l'amooor...
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N.B.
So già che proporre un referendum per abrogare l'Inverno è un 'idea troppo avveniristica per essere compresa dalle moltitudini non metereopatiche. Non lo farò.
Così come non proporrò qui il manifesto "Metereopatici di tutto il mondo: uniamoci! Andiamo a vivere ai tropici!" Non farò neanche questo.
Ma che almeno nessuno osi qui cantarmi le bellezze delle Montagna: Mummù, Ciccì, Bebbè e i monti che sorridono, le baite tirolesi... la NEVE!!
Sappiate che tutto ciò mi ispira un crescendo di preoccupanti sentimenti psicotici ... qualcosa a metà strada tra Shining e Cogne.
Ve l'ho detto, ve lo ripeto, sono meteroapatica , non c'è cura, tranne sapere evitare il nemico e fronteggiare la patologia.
Un'altra volta vi parlerò di come mare e sole e Nostra Signora Estate facciano la mia cicalante felicità e quella della maggior parte degli esseri che dirsi possono umani. Ma quello è già un altro post.
Questo post intanto lo dedico alla mia amata amica Formica del Nord (Est) che domani andrò a trovare, per amore della quale domani a quest'ora sarò al freddo, la quale ancora si illude di potermi trascinare a Bolzano... ah ah ah ... ( risatina Satanico isterico psicotica)
Me a Bolzano... ah ah ah ... Ma mi faccia il piacere!!
p.s.
Mi allontanerò dal pc e dal Blog per una settimana, ci si rilegge tra sette giorni! Ciàu