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Farolit dà il triste annuncio della dolorosa perdita del suo fedele p.c. che, dopo anni di lunga e onorata carriera, è spirato, improvvisamente e irreversibilmente, alle ore 21,30 del 23 gennaio 2005, mentre ancora tentava con tutte le sue forze di editare l’ultimo post su blogstretto dal titolo “anche i muri lo sanno”.
Affranta per la dolorosa perdita e per le incertezze derivanti dalla difficile reperibilità immediata di un degno sostituto, Farolit, sebbene chiusa nel suo dolore, abbraccia quanti le sono solidali.
Un particolare ringraziamento al mitico Isgiù che ha assistito amorevolmente il caro estinto durante la lunga agonia.
p.s.: questo post è stato dettato per telefono da Farolit alla premurosa Clarenza.

Solitamente se ne parla come chimere nel cassetto, stelle di gioventù, ideali inseguiti, ambizioni mai raggiunte... desideri da ricorrere ancora. Tutte cose che certamente ci aiutano a mandare avanti la pesante caretta del vivere.
Eppure, spesso, si trascurano i sogni fatti di notte, sono in molti coloro che continuano a considerarli trascurabili residui dell’inconscio, a ignorarne l’esistenza, moltissimi, anche qui dentro, quelli che continueranno a ripetere “io non sogno … e se sogno non mi ricordo niente".
Come se i sogni fossero altrove.
Eppure questo ignorato dettaglio della nostra esistenza dormiente, questo universo parallelo, profondo e sconosciuto… siamo noi stessi, noi sconosciuti a noi stessi.
Forse, se rammentassimo più spesso questo rilevante dettaglio, allora ci potrebbe interessare il sogno… il sogno questo inventore di immagini mirabili, questo rivelatore di messaggi essenziali, questo architetto dei luoghi comuni della nostra anima, luoghi che torniamo a visitare a nostra insaputa, regista di incubi portentosi che ci trascinano fuori di noi… dentro di noi... giù giù nell’abisso che siamo; il sogno, questo appagamento di desideri inespressi per dirla con le parole di Sigismondo quella dell’intramontabile Traumdeutung...
Insomma eccovi un mio sogno sognato, uno dei tantissimi che ho la fortuna di fare e di ricordare.
Mi trovo sott’acqua, nuda e nuoto senza alcuno sforzo, senza muovere le braccia, come un pesce, forse sono un pesce.
La cosa meravigliosa infatti è che respiro sott’acqua, in un’acqua trasparente e ambrata.
Lambisco dolcemente con la pancia un fondale di sabbia chiarissima, quasi d’oro.
Il paesaggio attorno è dolce quieto quasi deserto.
Ad un certo punto mi si affianca una donna molto bella, dai lineamenti di indiana d’america, con lunghi capelli neri che le ondeggiano lucidi attorno al volto..
Sorride e mi indica qualcosa tra la sabbia, sento il suo pensiero mi dice “guarda bene lì, nella sabbia” guardo e vedo qualcosa di bianco che affiora: sono camicie da notte tutte bianche, tutte belle e diverse, come quelle che si usavano un tempo, di lino, di organza, di seta.
“guarda un po’ se trovi la tua, una della tua misura” mi dice.
Rovisto tra la sabbia e la trovo “se trovi la tua vuol dire che anche tu sarai l’amante di Casanova”
gioisco in cuor mio e faccio per provarmi la camicia, ma sotto la camicia appare una botola di legno verde, la apro e vi entro, scuscio dentro…
Mi trovo improvvisamente in una casa ottocentesca alto borghese, sono molto imbarazzata perché so di essere un’intrusa capitata lì da troppo lontano.
Mi trovo nel corridoio della grande casa e lo attraverso silenziosa sperando di non farmi notare; la casa è avvolta nella penombra del dopo tramonto ed io non resisto alla curiosità di sbirciare tra le porte semiaperte delle varie stanze che danno sul corridoio… Rischio di essere scoperta e di non poter giustificare la mia presenza, sento rumori che avanzano, mi infilo in una stanza-biblioteca e mi nascondo dietro una grande poltrona, sento le voci che si avvicinano, qualcuno si è seduto sulla poltrona e parla… una lingua straniera, sembra tedesco, vorrei fuggire ma non posso, mi guardo attorno e dagli oggetti capisco di essere nello studio di Freud...
… Il sogno continua, caro lettore curioso dei sogni altrui, l’interpretazione te la risparmio perché riguarda solo me e i miei simboli.
I sogni son belli proprio per questo, perché inventano storie che ci riguardano, parlano un linguaggio bislacco e incoerente, uniscono immagini reali del giorno prima a immagini remotissime della psiche, creano allegorie individuali, storie parallele e inconsce che abbiamo la fortuna di vivere, altrimenti forse impazziremmo
Eppure questi simboli, queste immagini “spostate” e “condensate “ dalla creatività psichica, qualcosa vogliono dire. E’ possibile, con un pò d'attenzione, ricostruirne il senso, la coerenza segreta perché solo noi siamo gli unici possibili decifratori di questi simboli, noi gli unici inventori.
Il senso nascosto dei sogni è custodito in noi
E chi sogna lo sa bene, nel sogno riecheggia sempre qualcosa di "familiare", di "già conosciuto", qualcosa lascia sempre intuire l'evidenza di un senso, anche se nascosto e nel senso nascosto, riecheggia sorridente l'interrogativo di un poeta del nostro tempo:
Chissà qual è la verità dei sogni, se non quella di renderci curiosi della verità?
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Orbene lettore,
che sei arrivato fin qui, raccontami un tuo sogno, anche un incubo va bene, anche l'unico sogno che ricordi... il solo che non hai mai dimenticato. T'ascolto
N.B: Il primo che mi cita Marzullo lo censuro
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P.S.
Avrei potuto dedicare questo primo post del 2005 a tutti i sognatori on-line;
avrei voluto dedicarlo all'Insonnia della ragione di mia madre creatrice di tante cose belle (oltre me ) tra cui questo disegno nato da un sogno.
Invece dedico questo post al mio amato cognatino, l'imparegiabile ISGIU' che in mezzora mi ha risolto il problema del "postare"... va bene i sogni, ma viva anche chi ci risolve il problema "reale" e "pratico" di poterli condividere! Grazie Isgiù.