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Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...

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sabato, 26 marzo 2005





Delle qualità dell'anima non si parla spesso, peccato.
Peccato perché la qualità della stessa nostra vita (tolto un ben funzionante riscaldamento in casa) sostanzialmente è tutta lì, nelle qualità della nostra anima e di quelle che ci circondano.
Io ci ho impiegato anni prima di capire qual'è la qualità umana che mi conquista di più: compassione, sensibilità, bontà, generosità, allegria, attenzione, onestà, tolleranza, intelligenza, forza d'animo, dignità, coraggio, etici, etici... l'elenco mirabile della qualità umane è lungo, per fortuna, anche se bisogna ammettere che non tutte le qualità sono sempre così visibili.
Per alcune bisogna affinare l'ascolto, la vista, l'attenzione. Come per la qualità che io prediligo.
La qualità che mi conquista, sempre e per sempre, ineluttabilmente, come una freccia al centro del cuore, è

la gentilezza

Direte... "poca roba, facile." E no!
Io parlo del cor gentil mica delle buone maniere. Sostanza, signori miei, non forma.
La gentilezza d'animo  trapela, come un istinto, un automatismo animale, da gesti gratuiti ed estranei, da sorrisi imprevisti di comprensione solidale, da sguardi di complicità umana, da piccole attenzioni che ci indovinano, che ci ascoltano contente di farlo, da parole di commento sconosciute che rivelano identità del sentire… la gentilezza insomma è qualità rara e preziosissima, sorprendente.
Quando la si incontra è come incontrare un forma di grazia umana assai consolatoria, perché la gentilezza attribuisce comunque il buono alle cose, agli esseri, alla vita, alle intenzioni.
Il tocco della gentilezza illumina gratis il buono reale e potenziale che c'è in ogni cosa, in ogni essere, si rivolge a questa parte buona e, quasi maieuticamente, gli impone di venir fuori di rispondere, non è un caso che la gentilezza implichi spesso altre belle virtù (sensibilità, altruismo, attenzione, etc..)
Tuttavia non è stato facile, per una natura sostanzialmente fiduciosa come la mia, imparare a distinguere la gentilezza formale da quella sostanziale, o meglio tra l'educazione (l'apparenza dei modi gentili) e la gentilezza (la sostanza), ci ho impiegato anni per capire quanto un animo gentile  fosse quasi diametralmente opposta ad una persona ben educata.
Del resto, audelà delle mie facoltà limitate, la gentilezza si presta a questo terribile equivoco: "essere educati" ed "essere gentili" sembrano cose simili, ma sono assai ben diverse.
I miei frequenti viaggi al Nord in questo mi hanno aiutato a chiarire l'equivoco; al Nord la gente è decisamente più educata (che al sud), ma raramente gentile (esattamente come al sud).
Insomma ora mi capita spesso di verificare che più le maniere sono "buone" e meno trovo vera gentilezza.
Eppure ho sviluppato un metodo per riconoscere la gentilezza, nel tempo e nelle occasioni più disparate: la gentilezza vera permane sempre, si conferma ovunquein qulsiasi condizione emotivo-etico-spazio-temporale, riguarda la sostanza dell'essere ed è immodificabile, più o meno come la volgarità.
La cosa buffa è stata cercare nel mio prezioso Dizionario dei sinonimi e dei contrari il concetto contrario a gentilezza: mi dice "rozzezza,sgarberia", rimanda ancora una volta all'apparenza dei modi, rinnova l'equivoco.
 Eppure, ribadisco,  per me la gentilezza rimane quella forma garbata e delicata che rivela una sostanza altrettanto "cortese" dell'anima.
E qui segue un elenco invisibile e privatissimo di persone gentili (conosciute e sconosciute) che ho la fortuna di avere e d'incontrare nella mia vita.

Ti ho detto la mia
, mio gentile cyberpassante, ora voglio sapere da te:

qual' è la qualità umana che ti conquista?

 

Postato da: farolit a 22:09 | link | commenti (56) |

martedì, 15 marzo 2005




Vado, parto, coi miei due bagagli appresso, poi torno.

Lascio questo spazio libero...


Che ognuno ne faccia quel che più gli aggrada, compreso niente.
Ho lasciato tutto quel che può servire... alla noia, al gioco, ai balocchi, all'attesa e all'oblio: tempere e temperamenti, mens, ratio, imaginatio... ozio. Fate voi.
Lambiccatevi l'intelletto, se vi va, lascio dei simboli a sbafo.
Trastullatevi pure: potete misurare tutto tempo e lo spazio che vi aggrada, soprattutto i vostri spazio-tempo immaginari.
Divertitevi a interrogare il quadrato sui trucchi delle sue magie, anche se non vi risponderà il maliardo; giocate con la sfera o palleggiate con la geometria; fate pure rumore… tanto il cane (dorme sul mio letto) non si sveglia; ascoltate il ticchettio del mio metronomo, se ci riuscite; seguite il canto tintinnante della clessidra... vi dice che "presto tornerò", sempre prima per lei, sempre un po’ prima.
Dietro il muro troverete tutto ciò che manca, la chitarra accordata e anche il gelsomino finto-moribondo che vi pregherei di non trascurare.
Lascio la scala. Potete salire anche su tetto se vi va, ma solo se vi va.
E, anche se non vi andrà, il sole sorgerà comunque, saettando; il mare brillerà lo stesso, sorridendo.
Inutile chiedere alla bilancia “quanto” vi mancherò, non è calibrata per queste misure inessenziali.
Piuttosto mi dirà quanto son qui.
C'è tutto insomma, ci sono anch'io.

A bientôt, mes amis, a bientôt.

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Segnalo ai pochi metereopatici (sole-caldo-luce-dipendenti) l'avvento prossimo dell'Equinozio di Primavera.
Coraggio fratelli, ci siamo! Io (scioperi degli aerei permettendo) consumerò riti Eleusini nella capitale con una sorella Cicala scampata a stento - anche quest'anno - alle lunghissime grinfie del Generale.
Proserpina torna dall'Ade gelo-buio, Demetra ride e noi con lei. Alleluja!

Postato da: farolit a 11:03 | link | commenti (23) |

domenica, 06 marzo 2005




Amici, eccoci qui.... tutti riuniti all'Osteria del Cuor Contento.

Venite, venite !! Prendete un bicchierino di questo "Buonumor", l'ho fatto io con le migliori uve-scacciapensieri.
Vi presento Alessandro, marito di quella "Teresa che si arrabbiò con Dio", di mestiere fa il calzolaio-mistico.
Su, Alessandro, racconta la storia della tua vocazione.


 "Durante il servizio militare mi occupavo di lucidare gli stivali ai comandanti, spesso sporchi del sangue dei miei connazionali; io ero sì ebreo, ma nessuno lo sapeva laggiù, tutti mi credevano russo. Lì capii, per la prima volta, che per le lunghe marce la fanteria deve avere le estremità inferiori ben protette, perché, si sa, "soldato mal calzato, soldato perduto" In quell'occasione arrivai anche a considerare che, se la vita è una guerra spirituale, i poveri avanzano sempre con piedi doloranti a causa di scarpe costruite senza attenzione. Decisi che avrei servito quei piedi , avrei fatto dei miei lavori, pezzi unici come opere d'arte. Ogni paio di scarpe sarebbe stata un'opera unica e realizzata con amore, unica come l'impronta che ogni uomo lasciain questa terra; avrei fabbricato solo scarpine flessibili e durevoli come animali fedeli, per dare salute al corpo e allo spirito. Coloro che prima marciavano, con le mie scarpe avrebbero danzato; e un uomo che danza può cantare e tutti i canti ,umani e animali, sono lode al signore. Così quando ebbi l'occasione divenni finalmente Calzaturologo (questo nome me lo diede l'anarchico inventoere di mestieri) e così potei confezionare scarpe su misura, non solo al servizio dei piedi, ma anche dell'anima. Le scarpe per l'anima (ah le vedeste!) erano tutte fatte a mano, con materiali semplici ma nobili. Erano tutte cucite e incollate a mano, senza chiodi, non volli mai utilizzare le macchine impersonali. Ci tengo a dirlo. Il prezzo non era fisso, lo stabiliva il cliente, in coscienza, dando esso stesso il valore a questo oggetto nato per la sua anima. Ongni scarpa era concepita così: una suola protettiva, sicura, invulnerabile, piena d'amore come una madre che da la certezza di arrivare a destinazione, sempre accogliente come un patria sempiterna, il calcagno vigoroso e solido, era potente e delicato insieme, poiché deve spronare il piede in avanti verso il futuro e allo stesso tempo deve sapere assorbir bene l'oceanica spinta del passato, lasciando che il tacco conquisti il suo ruolo di sostegno gioioso, la punta invece era morbidissima per consentire alle dita preziose di penetrare nel futuro sorridendo, di essere serene nell'indomani, in ciò che ci aspetta più avanti... che è sempre un premio. Brindiamo: Che ogni passo fatto con le mie scarpe conduca gli uomini alla felicità, che siano benedetti!..."

Questo ci dice il ciabattino dell'anima, Alessandro calzolaio mistico, abitato da un Rabbi... Ma sentite ora il suo amico l'anarchico inventore di mestieri (inutili), parla già il suo splendido delirio:


 "Chiunque abbia un mestiere conosciuto, calzolaio, panettiere, minatore, carpentiere, pittore, orologiaio, medico, ingegnere... eccetera... è preda dello stato che lo sfrutta. Fare un mestiere normale significa perdere la libertà, per questo bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. Bisogna creare nuovi bisogni ai ricchi, per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia, la sola che può sopravvivere ad ogni crollo dell'economia mondiale; del resto le crisi colpiscono solo i poveri e i capitalisti minori; l'elite, i pochi grandi, non perde mai il potere, attraversa la crisi baldanzosa e pimpante. Ma il potere non è creativo e ricchi si annoiano; per questo chi fa un mestiere normale perde la libertà. Bisogna dunque fare mestieri sconosciuti che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza .Per far questo non ci serve altra materia prima che la fantasia..."

Barcolla l'anarchico, anche se non ha bevuto tanto, è ebbro di sè. Ma è da questa ebbrezza  che sono nati gli inutili mestieri che ha inventato: l'addolcitore di vuoti, il correttore di ombre, il biologo fantastico, inventore di corpi, il disinfestatore di specchi, il domatore di nei, il professore di invisibilità, il "pagliaccio funerario "

Uh ma guardate chi c'è, lo sentite?


 "...Vi parlo di ARTE VIVA"... Il grande pittore dipinge l'insegna per il fornaio, il grande scultore dà forma a una macchina, il grande architetto progetta la casa per il capo del governo, il grande poeta scrive canzoni popolari, il grande musicista scrive la musica per le canzoni del poeta, un popolo civile vive in mezzo alla sua arte…"

Sorride l'amico Bruno, quel Munari che già alcuni di voi riconosceranno come inventore di celeberrime macchine inutili, come il "motore a lucertola per tartarughe stanche" , "l'agitatore di coda per cani pigri", i "Filipesi" (macchine aeree che devono la loro forma principalmente alla forza di gravità.) sorride e ci spiega.

 "Una volta lasciate a se stesse, le macchine inutili si sottraggono al controllo umano acquistando un'esistenza autonoma... ciascuna ha una sua speciale personalità, un giorno sono vivaci e agitatissime, e il giorno dopo cadono in un incomprensibile letargo... Del resto le macchine utili sono spesso noiose con il loro ritmo uniforme costante. Con opportuni accorgimenti si possono costruire macchine il cui rumore ricorda il cinguettio degli uccelli. Ecco guardate la mia "Fontana a 5 gocce d'acqua"

Oltre alle macchine inutili ha inventato i Libri Illeggibili, (libri senza parole, pezzi unici che raccontano storie visive attraverso linee, colori, fogli strappati e fogli trasparenti, fili di cotone o altri inserti), le Scritture illeggibili di popoli sconosciuti (Ironici alfabeti inventati), gli Ideogrammi-materici, le mitiche Sculture da viaggio, (quelle in cartoncino pieghevole da collocare nelle anonime camere di albergo o in qualunque altro luogo non caratterizzato, progettate allo scopo di creare un punto di riferimento portatile e coincidente col proprio mondo)

 
Vabbè sì, ora tocca a me, dirvi quel che già sapete o immaginate, ammesso che l'attuale cicagna dovuta al Buonumor me lo consenta:


"Vi dirò quale sarebbe il mio mestiere inutile, la mia vocazione naturale e creativa, mmm mmm mmm... io sarei... io sono.... una Maestra Cicala, un'educatrice all'Ozio. Prosit...
Potrei tenere lezioni su Come leggere la forma di un macchia sul soffitto, Come interpretare fiabescamente il passaggio delle nuvole (che non sono mai solo nuvole!), Come passare un intero pomeriggio a imparare un canzone o cercare un ricordo smarrito, Come riuscire a non pensare a niente, rilassare le membra, fantasticare, educare l'orecchio ai suoni sconosciuti, Come rimandare a domani le scocciature che dovresti fare oggi senza sentirti in colpa e senza delegarle, so tutto dell'Arte dell'essere in ritardo o del raffinato talento della distrazione, come inseguire una curiosità lasciando che mi porti coi piedi e coi pensieri lontano lontano, come imbattersi nella casualità e assecondarla( entrare in portoni, androni, cortili, giardini sconosciuti).
 Ecco, il mio insegnamento  vi garantirebbe la percezione del "mondo fluttuante", l'arte giapponese del ukiyo, provare piacer soltanto nel fluttuare, fluttuare senza curarsi minimamente della povertà, fluttuare lungo la corrente del fiume, prestare piena attenzione ai piaceri della luna, del sole settembrino, dei rami di magnolia e delle foglie di tiglio ad aprile, il metodo di imparare senza apparentemente far nulla, stando fermi come il sasso sull'argine del fiume, o galleggiare sulla corrente del mare qualunque essa sia, vi svelerei i misteri della vita di un perdigiorno, così sapreste Come massaggiare un pensiero triste o esorcizzare un pensiero molesto, Come trovare dapperttutto la poesia  ("anche nell'atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches),  Come avere sempre e ovunque una piccola consolazione portatile, Come coltivare  il talento di collaudare materassi e divani ovunque essi siano, Corso per fini degustatori di silenzi, Onoranze di fiori e feulles mortes, Esequie ed elogio funebre dei resti del frigorifero andari a male, l'Arte della conversazione telefonica e il flaneur dell parole, Gli esercizi edonistici  del canticchiare canzoni, strimpellare uno strumento, ballicchiare una musichetta, diseganre un'idea,dirigere allo specchio un'intera orchestra di 100 elementi proveniente dallo stereo, organizzare il "buon-Non compleanno di un amico", Ascoltare la voce amabile del vino e le sue rime poi fluttuare, fluttuare e perdersi nel piacere, allontanare la malinconia del reale, Intercettazione e lettura di un sorriso fugace e sconosciuto, Distinzione utile e proficua tra il canto di Cicala e quello di Sirena, l'Arte di una seria conversazione con bambini piccoli, Giocare con la propria immagine, Il tao della sfiga... "


E qui chiudo il mio logorroico curriculum…(chi volesse può contattarmi qui a Oz regno dell'Ozio, oppure al mio ufficio cioè  "una casa molto carina.. in Via dei Matti, numero zero)

Non so quanti di voi condividano con me ( e gli amici che vi ho presentato)  Ia convinzione che i mestieri inutili siano necessari. Credo (e non è il buonumor a farmelo dire) che  ognuno di noi abbia un talento nascosto e creativo di cui anche gli altri possono godere e beneficiare… Ognuno di noi potrebbe tranquillamente esercitare un mestiere inutile (apparentemente inutile) e necessario, e magari barattarlo con quello di un altro.

Oh sconosciuto amico, che oggi entri nell'Osteria del Cuor Contento, dimmi:

 qual è il tuo mestiere inutile?

Postato da: farolit a 12:27 | link | commenti (54) |