Fuga. Quella che vi propongo è una fuga immediata. Ma non immaginatevi una fuga affannosa da qualcosa che ci insegue... no. Piuttosto sappiate concedervi, almeno qui e almeno ora, una fuga felice verso un altrove, un dove in cui sappiate affidarvi all'oblio di voi stessi, come sospesi "per chissà quanto", senza ritorno né memoria, uno spazio mentale che si fa quasi fisico o se preferite l'evocazione di uno spazio reale che si fa ideale...
Non chiedo troppo. C'è una parte di noi - apparentemente oziosa - costretta a non poter essere come vorrebbe, una parte rimandata, a cui chiediamo (troppo spesso) di aspettare, di portare pazienza; è una parte intima, sottaciuta, spesso sacrificata al resto, una parte generosa che ci parla e ci ascolta, ci tiene a galla senza pretendere; ecco sì, questo noi lì nell'altrove vive, finalmente respira come dovrebbe, cammina a piedi scalzi padrone assoluto del tempo, dello spazio, di qualunque tempo e di qualunque spazio. Claro che gli altrove possono essere innumerevoli come le fughe che li vanno a trovare... Ma è l'altrove di adesso che qui m'interessa, quello che tu, lettore d'evasione, puoi lasciarmi ora chiudendo gli occhi o tenendoli ben aperti; qui ti è dato spazio per l'altrove, luogo reale o immaginario che sia; una pausa, un attimo affrancato dal tempo, qui puoi immaginare quel luogo e "vederlo": Macondo, Cuba, Casta Diva, Curcuraci, il Giardino di Candide, Zanzibar, Via col vento, Iancura, nello specchio, la Patagonia, L'isola che non c'è e quella che c'è....
Dimmi, adesso, dove vuoi fuggire,
qual è il tuo altrove
Dillo a me, a me che ti apro la porta,
a me che ovunque sono altrove.
Ci sono cose, piccole cose, che sfuggono non lasciando alcuna impronta di sé in noi, la retina non le cattura, sfumature senza colore; l'orecchio le ignora, rumori silenziosi; sono dettagli insignificanti di cui è piena la nostra giornata, la vita intera.
Cose che non ci incontrano.
Eppure ci sono cose, altre piccole cose, che non sfuggono senza lasciare la loro impronta, la retina li trattiene in un baleno, luci barbaglianti nell'ombra; l'orecchio le cattura in un lampo, suoni sottili sotto il rumore. Sono dettagli significanti, spesso rivelatori di qualcosa, un'attitudine, un senso parallelo, una possibilità nascosta, addirittura un capovolgimento di senso.
La conoscenza di sè e del mondo passa per questi dettagli significanti.
Particolari minimi che si rivelano illuminanti soprattutto con le esperienze nuove, di luoghi e persone. Un gesto rapido che svela tutta l'essenza dell'estraneo che abbiamo davanti, l'inflessione della voce su un aggettivo, l'impercettibile scodinzolio della punta della coda del tuo cane assopito appena entri nella stanza, una voce che sentendo i tuoi passi nel corridoio intuisce l'intenzione per cui ti muovi, il sorriso di un estranea sul tram che ti fa posto per scendere... prima ancora che tu lo chieda, tornare in luogo che ti piace dove hai smarrito (o lasciato) una cosa e ritrovarla esattamente lì dove l'hai lasciata come se il luogo l'avesse conservata aspettandoti, le omissioni in un discorso tra nuovi conoscenti che parlano più del detto, "le" domande dei bambini che t'inchiodano sempre alla verità, sentire che cambia il vento, lo Scirocco che arriva e si preannuncia il giorno prima con un nervosismo collettivo, lo Scirocco che si attenua e finalmente se ne va, notare nell'acqua muta ipnotica in cui si vorrebbe annegare un rapido guizzare di pesci... la vita.
E' un impressionismo dell'anima spesso attivo e spesso inconsapevole. A cui diamo poco valore nell'immediato, che si rivela sempre ricco di verità... col senno di poi, a foto stampata. Imaparare a decifrare questi dettagli insignificanti nel momento stesso in cui "appaiono" è un esercizio che migliorerebbe la qualità della nostra vita. La barca lo sa.
Sta la barca
nella quieta risacca
spenta e fratta Sta senza remi
storta su un fianco sembra morta
e un po’ sprofonda e già appartiene
alla rena che la trattiene
piena della sua fine aliena Ma batte il mare batte la chiglia e batte il fianco e dice “Oè, oè quand’è che si ripiglia!” La barca tace, si finge rotta e intanto dice tra sé "Aspetto il vento che mi somiglia”
E dunque, ora, cosa posso chiederti, caro passante distratto, se non che mi lasci un dettaglio significante per te
- Ma allora che cosa ami, straordinario straniero?
- Amo le nuvole... Le nuvole che passano... laggiù... Le meravigliose nuvole!