Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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visitato *loading* volte
Ecco, l'inverno del nostro scontento ora è qua.
Il Freddo Tiranno domina, flagella, imbianca, tormenta, paralizza luoghi, anime tremule, vagule, blandule… smarritissime.
Questo è il tempo ideale per la morte della cicala, così vuole la tradizione;
perché, in fondo, "resistere ad un nemico così potente davvero non si può… è una lotta impari..." pensa la Cicala intirizzita "Chissà… chissà cosa accadrà oltrepassato il gelo… chissà, dopo che il gelo mi avrà oltrepassato, cosa ne sarà di me? " questo si chiede e ancora considera "qui mi conviene far testamento… anche se non ho beni tangibili da trasmettere" - ché le cicale, si sa, sono povere per definizione -
"lascio tutto quello che ho: la mia gratitudine. La lascio a tutte le cose che ho cantato, le cose che hanno ispirato il mio canto"
Ecco qui, alla faccia del freddo e della neve, il mio ennesimo canto, nel gelo, contro vento e contro tempo - foss'anche il mio ultimo canto -
è un canto di gratitudine e canta tutte le cose a cui sono grata, cose che scaldano l'anima.
E canto…
il profumo consolatorio della pasticceria sottocasa che dalla finestra inonda la casa nei pomeriggi di piccoli acciacchi
i bambini che comprano i quaderni
gli occhi del mio cane che mi seguono sempre, soprattutto quando serve
gli insegnanti che preparano la nuova lezione contenti di farlo
la Bossanova
gli amici che si appropriano di espressioni mie
il signor "Chicchirichiiiì"che rallegra col suo verso folle di sole gli incroci del mio quartiere
i ragazzi che si amano sui i gradini e sulle panchine della piazza, sempre diversi e sempre presenti
i gruppi d' impiegati colleghi che tornano a lavoro dalla pausa pranzo raccontandosi storielle
il tango
l'odore degli armadi al cambio di stagione, la lana e i costumi che si incontrano sul letto
mio zio re-mago che mi porta i suoi cd più belli
il fruttivendolo che insiste per regalarmi un frutto
la speranza
le solitudini selvagge
le mie tasche felicemente squattrinate
il raptus poetico-famelico da odore di pane caldo nell'aria per strada
l'eterno copriletto all'uncinetto di mia madre
Santa Rita
chi fa la sua parte fino in fondo e continua a farlo anche se è trattato ingiustamente.
il talento
il mitico Isgiù che mi tira fuori dai cyber pasticci in cui sistematicamente mi caccio
il commesso che si prende la briga di aiutarmi a trovare quello che cerco e sorride anche se me ne vado senza prendere niente
la mia chitarra appoggiata al muro che benevola e paziente non mi aspetta e non si scorda, la mia chitarra sempre inspiegabilmente contenta sempre di farsi strimpellare
il sole, fratello sole!
il mio medico che mi cura e mi cazzia, rispetta e capisce la mia Ipocondria … fino a guarirla
la mia generazione
i compromessi che non farò e quelli che farò
Don Chisciotte
l'etica
chi trova interessante ascoltare le ragioni degli altri
Dio
le sconfitte inevitabili
ridere
mia zia uccellino-canterino che sta sempre "molto bene grazie"
la voce di Murolo
che sia esistito Mozart
la paura
la mia città di notte
chi ancora si indigna
Gerusalemme
i programmi televisivi di notte
le nuvole viaggianti… ah! le meravigliose nuvole
il telefono portatile
le pene d'amore indispensabili e perdute
la libertà di "sapere", la libertà dal sapere
chi non dipende dal giudizio degli altri
le interminabili giornate di noia adolescenziale
i baretti abbandonati
il dolore
la stufa che mi segue in ogni fredda stanza, sorella stufa!
chi è davvero contento di vedermi
le diversità elettive
le musiche che ci tengono a galla
la sorella formica
Gneppo Fortebraccio
Scilla
il lurido piano
il latte quotidiano
i mestieri inutili
i maestri inaspettati
i pregiudizi superati e quelli che verranno.
i baci
gli alberi
i limoni
i dettagli significanti
cugini che sembrano lontani e quando meno te lo aspetti te li ritrovi vicini vicini
chi legge questo post fino in fondo
chi "perde tempo" ad ascoltare
chi finalmente impara dai suoi errori e, per questo, trova giusto pagarli
chi sta cercando una cura
chi ripete le tabelline
chi impara una danza da adulto e ne gioisce
chi legge una storia
chi cade nell'equivoco
chi impara le parolacce, chi smette di dirle
il sapore della pesca
il sonno, fratello sonno!!
le telefonate quotidiane di amici lontani
l'anima salva
le domenica pomeriggio
il mondo fuori da come ce lo rappresenta la tv
chi in questo momento consola qualcuno
i lunghi pomeriggi della commissione consiliare che studia, dibatte e conclude assennatamente: no al ponte sullo Stretto
le persone che "non ci sono più" e che, invece, ci sono sempre e ancora
superare la pigrizia e comprarmi un paio di scarpe
chi racconta un sogno che ha fatto e chi si ferma ad ascoltarlo interessato
chi ignora le cose da comprare, le vetrine, le marche, i nuovi arrivi, l'ultimo modello e vive felice
il lusso della Libertà
chi canticchia per strada e fischietta nelle scale
il bene sommo dell'autoironia
la voce che domani arriverà a sedurmi
i gorgheggi di mia sorella ebbra di cioccolata
il dono-piacere della condivisione
pregare
...
(ad libitum...)
E tu, animula vagula,
in questo lungo, freddo, ottuso inverno…
tu a chi o a cosa sei grata?
Questo è un esperimento, ludico e mediatico, a uso e consumo di un farolitico trastullo.
Ah! Onnipotenza del blog!
Ecco... metto qui , a bel-la post-a una parola, la parola
cerca
… sola soletta e senza un "apparente" perchè
la getto qui… per vedere di nascosto l'effetto che fa.
Ammesso che faccia effetto!
Poi mi nasconodo qui, sotto il bianco, e rimango a sbriciare; mi godo le varie reazioni dei cyberpassanti tutte: attente, distratte, proiettive, indifferenti, stupite, curiose.
Chissà chi mi trova per primo in questo virtualissimo nascondino
Certo il trucchetto è noto e ben facile per chi lo conosce, ma è visibile anche a chi non lo conosce ma sospetta, dubita, cerca, trova:
la scritta sul muro nasconde l'intenzione, o perspicace blogger, e non ci vuol molto a "scoprirla".
Che tu sappia o voglia scoprirla è interesse di questo post.
E tu... che ora mi stai leggendo,
tu che certamente non ti sarai fermato alla prosaica apparenza della parola solitaria,
tu che che hai immaginato "qualcosaltro che ci deve essere anche se non si vede",
tu che hai illuminato con la tua curiosità il mio discorso,
tu che mi leggi, avrai già capito che non c'è niente da capire.
cheese
Chi cerca trova... il senso nascosto del non-sense
Questo post è dedicato a quella particolare categoria umana, alla quale mi fregio d'appartenere, caratterizzata da una rutilante attività immaginaria e specializzata soprattutto nella produzione di films personali.
a tutti questi sognatori sopravvissuti The end
Gli altri, forse, non capiranno oppure considereranno l'oziosissima attività con il solito "superiore" sorriso di derisione... ma io non mi curo di chi non sa o non capisce il bello di "farsi i films" da sé, non sa che si perde.
Farsi i films, infatti, non è attività che si possa imparare; è, piuttosto, un talento naturale che si rivela fin da piccoli e che, spesso, facilita la sopravvivenza e la crescita in luoghi poveri di stimoli e di mezzi.
Solo con questa fantasmagorica capacità della mente anche lo spazio-realtà più vuoto, negletto e desolato si popola di meravigliose avventure, di possibilità incredibili e "visibili": così l'anonima vicina di casa - che sempre ci ignora - non sa che nello scenario della nostra mente è la protagonista serial-killer di storie pulpissime, così il passante casuale diventa il sicario inviato dal nostro nemico numeroUno per farci fuori, così il fattorino del pane è un piccolo mago giunto a portare un cibo fatato dai salvifici superpoteri, così il pasticcere sottocasa ha inventato una formula segreta e sparirà un giorno rapito dalle spie industriali della cia dolciaria, bisognerà andarlo a salvare con l'Atala 2000 bianca e rossa trasformata per l'occasione nelle supermoto di Poncharello...Via Stadio a Monte "è" sulle strade della California.
Lo so, finché abbiamo 8 anni tutto questo fa una grande tenerezza e appare giustificato, poi si cresce e "farsi il films" diventa un'attività considerata da disadattati.
E no! Qui sta il busillis!
Giunti che siamo alla presunta età adulta è indispensabile non smettere di farsi films, quanto piuttosto distinguere il cinema dalla realtà, soprattutto per difendersi dai effetti collaterali dei films.
Questo vale anche per il Cinema - quello vero - ed in particolare il Cinema della vecchia Hollywood, fabbrica dei sogni, responsabile di danni gravissimi provocati a generazioni e generazioni di "immaginari" femminili e maschili, Holliywood inventore e sostenitore di archetipi falsi e dannosi, di modelli di uomini e donne tanto seducenti quanto inesistenti alla cui vana ricerca si mossero stuoli d'incauti "imprintati" dai violini del mito cinematografico, torme d'illusi schiantate (un'ecatombe!) all'impatto con la dura realtà, creature segnate irreversibilmente da uno struggente delirium psico-cinematografico.
Eppure si può guarire. Come?
Distinguendo il cinema e la realtà che sono in noi.
Io, ad esempio, continuo a farmi i films... ma so bene che sono films e non ci casco.
Mi metto comoda e mi godo lo spettacolo: "I Bellissimi della Farolit Production"...
E dunque… a quelli, come me, sopravvissuti allo schianto e ancora dotati di un superbo immaginario in tecnicolor,
a tutti quelli che hanno imparato (sulla loro pelle!) a produrre e proiettare films in cinemascope sullo schermo della quotidianità, usando misura e consapevolezza, senza più confondere lucciole per lanterne, fischi per fiaschi, mezzecalzette per eroi…
la Farolit Production augura: Buona Visione!
vai coi violini Gene! ... du-dudu-dù- duddu-du-du-du-dù-du... I'm siiingin in the rain ...
play it again Sam... You must remember this... a kiss is still a kiss
sing my sweeth Marilyn ... I wanna be loved by you
dance with me Fred... Cheekt o Cheek

Comunicare è un azzardo, sempre.
Eppure è una scommessa che ogni giorno ci tocca fare, un tentativo da reiterare fondato sulla speranza farci comprendere.
Accade così, credo, fin dai primi vagiti e lallamenti che emettiamo, quando siamo ancora creature inconsapevoli di noi… qualcuno li raccoglie e prova a interpretarli come può, come sa, indovinadoli o equivocandoli.
E sono convinta che, crescendo, la questione del comunicare non cambi poi di molto. Certo, il sistema si fa più complesso, ma il funzionamento del meccanismo rimane quello: un tentativo perennemente esposto alla riuscita e al fallimento.
Tra le possibilità di comunicazione che mi hanno sempre affascinato c'è l'equivoco, con o senza importanza.
L'equivoco è la quintessenza stessa della paradossale fallacia del comunicare, eppure questa stessa fallacia è rivelatrice di una possibilità "altra" del senso… di una direzione parallela,di un significato doppio, di un verso sbieco che il messaggio prende e forse non a caso.

L'equivoco accade per strane coincidenze (del qui e ora), ma anche per proiezioni del nostro sentire (qui e ora); perchè noi - noi che lo riceviamo e lo interpretiamo - vogliamo intendere quel messaggio proprio in quel modo, un modo solo nostro, vogliamo recepirlo "a priori" con un senso che gli costruiamo noi, e su questo creiamo una coerenza fittizia "virtuale" a volte opposta e illusoria eppure, a suo modo, funzionante.
Per questo adoro gli equivoci, mi ricordano l'azzardo del comunicare, le sue molteplicità infinite, nascoste, sotterranee.
Confesso che, un tempo, essere "equivocata" mi feriva, quasi fosse sintomo di un'incapacità a comunicare; "equivocare" mi riempiva di stupore.
Oggi, invece, equivocare (o essere equivocata) mi diverte e basta.
Qui, poi, nel Blog, regno della scrittura commentata e dell'ascolto frettoloso, spesso gli equivoci si moltiplicano creando nuovi mirabili sentieri paralleli dell'intendersi fra un senso e l'altro...
Poco importa, dunque, caro decifratore di questo messaggio posto nella blog bottiglia e affidato al mare virtuale, se il mio elogio dell'equivoco ti è arrivato o se lo hai equivocato…
lascia qui, se ti va, un tuo piccolo (o grande) equivoco di molta o poca importanza, sarò lieta di aggiungerlo alla mia oziosissima collezione!
suspension blues
dont know why