Oz

Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...

Eccomi

Utente: farolit

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

 
lunedì, 24 aprile 2006

 liberiamoci dal male

vivaldi


coroto guitars

Postato da: farolit a 20:16 | link | commenti (42) |

giovedì, 13 aprile 2006

A mille ce n'è
nel mio cuore di fiabe da narrar.
venite con me
nel mio mondo fatato per sognar...

Favola 2000: di torri, draghi e principesse.

Le principesse sembravano sparite, estinte come i dinosauri.
All’inizio del terzo millennio nessuno ne parlava più. Nemmeno i libri di fiabe.
Storie di vecchi cartoons demodè esiliate in dvd per bambini.
O peggio, robaccia da rotocalchi per parrucchiere, ma in verità persino lì le principesse non c’erano più. Che fine avevano fatto?
Nessuno pensava di chiederselo “come fu? e come non fu?”
Semplicemente i sogni non erano più desideri.
E i desideri del terzo millennio erano ben lontani dai sogni.
Eppure nel solito manoscritto ritrovato - o forse era un x file criptato, chissà ...- si racconta quale fu (e se ci fu davvero) la fine delle Principesse.
In particolare si narra.. (c’era una volta…) di quella
Principessa nella torre, affacciata alla finestra - l'unica finestra - in perenne attesa di quel Principe che doveva venire a salvarla.
Perché le Principesse, giusto per ricordarlo, sono tali in quanto un Principe le salva, le impalma, le riconosce, le sveglia, le titola, le abilita, le nobilita, le bacia, le anima, le resuscita, le sposa, le prolifica, le tira fuori da qualche incantesimo, spesso voluto da qualche stregaccia brutta (già le stregacce brutte… anche loro che fine hanno fatto?), brutta e in quanto tale invidiosissima.
S’intenda: le principesse sono assai belle perché hanno tutte un nobile cuore, gentile, generoso, innocente, coraggioso… tutte virtù propedeutiche alla principessaggine ma insufficienti senza il riconoscimento del principe.
Orbene questa nostra principessa stava lì … alla finestra della torre, di raso azzurro vestita, e, ogni giorno che dio mandava in terra, aspettava.
E intanto toglieva le ragnatele dalle grate dell’unica finestra da cui il sole poteva soltanto sorgere, contava le nuvole, gli uccellini canterini e le loro quotidiane scagazzate sul cornicione, e aspettava, aspettava… guardando quell'unico orizzonte… aspettava l’arrivo dell’ uomo sconosciuto che le avrebbe donato la salvezza. Questo glielo aveva spiegato Fatabella nel momento stesso in cui l’aveva rinchiusa (clang! clang!) , ancora bambina, lassù lassù, nella torre alta alta e tutta d’oro, lontana da tutto: lontana dal mondo, dai draghi, dai principi, dalle cose, lassù lassù in compagnia di Sogni e di Paure, di uccellini canterini e delle loro scagazzate.
Fatabella le spiegò anche che quel controincantesimo era necessario per proteggerla, perchè da sola non poteva farcela, così diceva; incombeva su di lei il tremendo incantesimo di quella bruttona di Strega Bacucca: due terribili draghi, Solitudine e Vecchiezza, messi a guardia della torre su una rocca aguzza non lontana da lì, a Ovest. Se lei fosse uscita dalla torre quei due Mostri Orrendi l’avrebbero consumata in una sola fiammata, si sarebbero nutriti dei lei fino ad ucciderla. Così la principessa si lasciò rinchiudere docilmente nella torre e crebbe con questa terribile paura.
I draghi però non li vedeva mai, a causa di quell'unica finestra orientata a Est. Li immaginava spesso. Sapeva che erano lì attorno e, quando il vento portava suoni strani e  inquietanti, in lei cresceva una certa curiosità e un'enorme l’ammirazione per il principe temerario che li avrebbe affrontati e sconfitti per lei. E aspettava.
Aspettava
 aspettava chiusa nella sua stanza… riempiendo di sospiri e dolci pensieri l’attesa.
Ma sedendo e mirando quell'unico orizzonte, contando le albe, ricamando rossi cuoricini al telaio, filando con fiduciosa lena, cantando con gioiosa o malinconica pazienza, “fila la lana fila i tuoi giorni…” … aspettava aspettava ed ormai aveva aspettato per un tempo infinito, un tempo lungo un deserto, un deserto lungo una galassia, una galassia sperduta.
Conosceva a memoria ogni piega del suo vestito, ogni piastrella arabescata del pavimento, ogni trama del tappeto, ogni punto croce del ricamo, ogni movimento delle dita con cui quotidianamente acconciava la bionda treccia… nient’altro però. Accadde così – questo narra il manoscritto o forse era il file – che più che la tristezza la colse la noia, una profondissima noia senza scampo.
Sapeva che sarebbe morta di quella noia. Senza conoscere altro.
Una variante della storia vuole che a questo punto la principessa cadesse in un sonno di coma abissale e quasi irreversibile.
Il nostro manoscritto dell’ics-file, invece, ci informa che ad un certo punto la Principessa, ormai grandina, cominciò a tendere l’orecchio sempre più spesso verso la rocca romita di Solitudine e Vecchiezza.
Non sarebbe rimasta lì, sepolta viva, a togliere ragnatele e contare le piastrelle apettando il principe che non arrivava e che non sapeva più nemmeno immaginare: occorreva affrontare il drago, i draghi.
Del resto tutti gli incantesimi sono stupidi, scoperto il trucco. 
Così la Principessa col fermaglio (nient'affatto fatato) fece un buco proprio nel lato opposto a quello dell’unica finestra e dunque verso il tramonto, verso la rocca aguzza dei due draghi.
Quello che vide non fu tremendo: visti da lontano non sembravano terribili, anzi sembravano due bestioline sole, sole come lei; ma non appena fece questo pensiero apparve Fatabella, furente:

- pazza! chiudi subito quel buco! 
- mi annoio
- non importa! devi aspettare! - sempre più indemoniata
- cosa devo aspettare?  perché?
- cooosa!? percheeé?! che domande fai?! devi aspettare il lieto fine e vissero per sempre felici e contenti, non vuoi?
- io voglio vivere adesso
- adesso?
- sì
- anche sola
- sì
- anche infelice
- sì
- a costo di moriiireee? - urlò la fata strabuzzando gli occhi
- sì…- sussurrò con un fil di voce la principessa, annichilita 
- e sia. l’hai voluto tu.

Fatabella con un gesto feroce e possente allargò il buco e, in un battibaleno, il cielo si oscurò, la tenebra calò sul mondo, la principessa si trovò di fronte i due draghi enormi come palazzi, come torri gemelle, terribilissimi proprio come l’immaginava da bambina; un vortice sovraumano di rumore, l’uragano del battito di ali,  un boato di ruggiti sembrò risucchiarla: Solitudine e Vecchiezza lanciavano fiamme, ella si trovò come sull'orlo di un vulcano attivo, un incendio d’inferno nero e rosso le faceva intravedere gigantesche zanne, fauci fameliche che l'avrebbero inghiottita. Non c’era scampo, né salvezza.
Fatabella rideva, sadicamente compiaciuta della scena: Principessa nel panico più nero, annichilita, accucciata su di sé con gli occhi chiusi, piangendo, pensava: “è la fine...mamma dove sei? dove sono io? ecco… ora muoio…”
Nel punto più buio di quel baratro disperato di morte in cui stava precipitando le venne in mente una ninna nanna che le cantavano da piccola e, sottilmente, quasi pregando, cominciò a cantarla tra i singulti e le lacrime; accadde allora che il boato di ruggiti cessò, s’interruppe anche il battito di ali, il calore delle fiamme, il vortice e il precipizio: la principessa aprì gli occhi pensando che i draghi fossero spariti... e invece stavano lì, mansueti, sdilinquiti ai suoi piedi: Solitudine amava il suo canto e Vecchiezza, docile e lenta, si sentiva cullare.
Principessa continuò a cantare, quasi incredula, mentre i draghi la seguivano rapiti come due cuccioli vogliosi di coccole; e, (meraviglia!) man mano che cantava, essi si rimpicciolivano, acquistando una dimensione più rassicurante.
Quando smise di cantare ebbe tremito, ma Solitudine e Vecchiezza le sorrisero: sarebbero stati amici per sempre, insieme e liberi.
Quanto ne risero, mesi dopo, a cena con Strega Bacucca, amabile vecchietta piena d'ironia, sbucciando le mele non più fatate della sua azienda agricola, melaGrimilde, melaEva, melaParide, melaTell, melaNewton.
La principessa si trasferì subito al piano terra, accollandosi tutto il trasloco dei mobili della sua stanza (compresi il pesantantissimo letto a baldacchino, tutti i bauli di corredo che avrebbe finalmente usato,  e il vecchio telaio compagno di tutta la sua giovinezza) giù giù per 15 piani della torre diroccata e senza ascensore, tutto da sola. Le piaceva l’idea dell’aria aperta e del giardino: avrebbe visto le albe e i tramonti e coltivato l’orto, avrebbe aperto un agriturismo. In quegli anni viaggiò nei regni circostanti, conobbe molte persone, ricevette nella sua torre agrituristica amici e vicini di casa, molte amiche ex-principesse disincantate e senza principi come lei, ma anche  guardiacaccia, tagliaboschi, elfi, nani, orchi, cocchieri, alfieri, musici, trovatori, giullari… streghe sapienti, e qualche fata illuminata (Fatabella non tornò più, si smarrì per sempre nel Regno senza ritorno di Siliconia), altre maghe e persino qualche coppia di principini consorti.
Ormai, a vederla, sembrava una donna comune, guidava anche il trattore.
Il giorno che arrivò il Principe (biancopiumato, d’azzurro vestito, lancia splendente … un figurino!) la Principessa stava spaccando la legna, o portando otto buste di spesa al quarto piano senza ascensore (che è più o meno la stessa cosa) ragion per cui il Principe, lì per lì damblé, non la riconobbe e le chiese :

- mi scusi buona donna, sa dirmi se questa è la torre dove alloca la bella Principessa della Torre?
- sì, la torre è questa e la principessa sono io
- ma non dovresti essere prigioniera dell’incantesimo di Strega Bacucca - disse il Principe imbarazzato
- di Fatabella piuttosto…
- eeh?... che significa? ho forse sbagliato favola? - fece interdetto
- no… forse hai sbagliato momento, è un po’ tardi... diletto Principe
- scusa il ritardo principessa, sono venuto a salvarti
- sono già salva
- davvero? e il drago dov’è?
- sono due i draghi
- i draghi dove sono?
- sono lì
- lì dove?
- lì, lì sul divano

Solitudine e Vecchiezza ammiccarono al principe, mugolando e facendo le fusa.

- e io ora che faccio? -  ribadì deluso
- non lo so
- conosci altri draghi qui attorno?
- veramente no…
- che significa?
- ma sì…  si è sparsa la voce tra le principesse: i draghi non esistono
- come?
- sì insomma… c’è il trucco... si sa, ormai si sa... 
- e io, ora, io chi salvo? - fece smarrito
- non so
- c
hi impalmo? chi riconosco? chi sveglio? chi titolo? chi abilito? chi nobilito? chi bacio? chi resuscito? chi animo? chi sposo?... che ne sarà di me?…-
- non so …caro principe, davvero non so come aiutarti, comunque puoi sempre salvare, impalmare, riconoscere, titolare, abilitare, svegliare, resuscitare, animare… te stesso. mi sembri alquanto affaticato e piuttosto disorientato… - sorrise solidale la principessa
- dici?
- dico  
- in effetti tutto questo errare... ed ora più niente...-  fece sconsolato ciondolando la testa e la piuma
- puoi rimanere qui, se ti va, c’è tanto da fare...
- io?? ma io sono un principe!
- ci credo… anch’io sono una principessa…
- non sembra
- già, non sembra… eppure è così

Il principe, mesto, scese da cavallo, si tolse il cappello, poggiò a terra la lancia e, con dolce rassegnazione, disse:

- cosa faccio?
- fai fare un giretto a Vecchiezza e Solitudine, poi torna a casa e prepariamo la cena, domani è un altro giorno.


Non si sa se vissero felici e contenti - questo il manoscritto non lo dice - ma certo è che questa è la Vera Storia della Fine delle Principesse.

chi conosce altre fini di principesse può lasciare qui il suo "x file"
chi invece ancora non sapeva...
...
ora sa che fine hanno fatto le principesse.

Stretta la foglia larga la via
dite la vostra che ho detto la mia.

Postato da: farolit a 22:02 | link | commenti (57) |