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In questi giorni il Tempo mi batte e senza alcuna piedad.
Dopo tutto quello che faccio per lui.
Io che non mi perdo una stilla di tempo!
Neanche del mio tempo d’ozio che non è mai vacuo, inerte.
Eppure il Tempo mi batte come se non dessi abbastanza, come se non fossi abbastanza per lui ed io rimango qui sotto questa gragnola di colpi, stupita e inerte.
Per questo oggi non ho parole che dirsi poesia …
L’affaticatura non mi concede nulla, non concede nulla a nessuno.
E questo periodo, questa stagione del tempo, si sa, pretende l’ennesimo colpo di reni per tutti gli uomini buona volontà, è un trapasso; dobbiamo traghettarci all’Estate e, per farlo, urgono prove di resistenza, esami di esami, nervi contro nervi, sin piedad, interminabili giornate di caldo estenuato e di convivenze coatte… mentre sarebbe così bello spogliarci tutti e andare al mare.
Cosa voglio dire?
Non voglio dire. Questa è una pausa, un intervallo. Non dice, è.
Prima di tornare a dire, devo recuperare il tempo e dirgli ciò che penso, devo recuperare il tempo e farmene un vestito bislacco ma che mi stia comodo indosso.
E per questo ci vuol tempo. Voi perdonerete vero?
Per ora rimango nuda, il tempo intanto mi veste d’intemperie, e aspetto.
Come un cinese, ma più stanco di un cinese.
Passerà anche la stanchezza, passa sempre.
Siamo sempre viaggio, in fondo. Aspetto, come sospesa.
E guardo il mare e guardo “che barche piccole che vanno a navigare…”
Chi vuole lasci qui la sua pausa, il suo intervallo, la sua risposta al tempo, diversivi e parole di conforto.
Si accetta tutto.. nell’attesa. :-)
Hidey! Hidey! Hidey! Hi!...
E’ raro ma accade.
Che la vita sia un giardino di delizie. Sì, la vita.
No, non succede nulla. Nulla di particolare.
Nessuna novità, non un viaggio, un amore, un terno a lotto e nemmeno l’apertura occasionale di qualche chakra. Niente. Accade nella normalità.
In una di quelle normalità che sembrano uscite da un sogno. 
Semplicemente un pomeriggio stiamo tornando a casa… la musica in macchina pena del alma o qualche "trillo" della Sutherland ci ha addolcito tanto che la fila al semaforo non è mai esistita, non per noi, troviamo persino parcheggio davanti al portone sotto casa senza dover fare i soliti tre giri a vuoto attorno all’isolato. Intanto chiama un’amica, un‘amica di solito molto triste e sfortunata, e chiama con un’irriconoscibile voce di felicità assoluta, piena, piena d’amore fulminante e corrisposto, era tre anni che non ricordavamo quella voce, troppi dolori, troppi lutti e ora gongola, languida, esulta, palpita d’amor… ma pensa!
E mentre siamo sulle scale ci viene incontro, un profumo, un fragrante saluto di torta al cioccolato, viene da casa nostra.
Mentre siamo sulle scale stiamo pensando a quel dettaglio del lavoro o di qualsiasi altra cosa a cui teniamo (un affetto, un progetto, un sogno) che per un lunghissimo tempo ci è apparso inerte rispetto ad ogni nostro tentativo di dare…
Ecco quel dettaglio ora si rivela a noi come una gemma, spunta come un germoglio e ci rende lieti, come sempre rende lieti la fiducia ben riposta in ciò che buono e che da frutti, la fede ricompensata nel buon seme che a suo tempo, a suo modo, prima o poi germoglia.

E saliamo le scale di casa ancora tutti presi da questa naturale umanissima contentezza, perché lungamente abbiamo atteso senza chiedere niente alla terra; contenti perché, senza pretesa alcuna, abbiamo atteso che il seme si covasse lì, solo, nel buio neronero impenetrato di tempi e spazi incalcolati.
Ora, mentre saliamo le scale, vediamo il germoglio: esile sbuca dalla terra, tenero virgulto di un verde lucente, un verde speranzachespera …e respira il germoglio! e si espande col l'ossigeno, tende verso l'aperto, verso l'aria, la luce. Quasi a spiccare il volo. Affidato al mondo.
E sulle scale abbiamo anche considerato che quel nostro germoglio, qualunque esso sia, vada adesso protetto e curato…e mentre apriamo la porta di casa il cane ci viene in contro profondendosi in gesti assoluti di amorosa entusiasta devozione: salti, scodinzolii, girotondi, strusciamenti, leccatine come se davvero non ci fossimo visti 5 ore prima (perchè è anche vero che avremmo potuto non rivederci) … e ancora vale dopo 5 ore ciò che ci dice sempre il nostro cane: amiamoci qui e ora, perché questo è il momento, qui e ora, per sempre.
E, mentre posiamo le chiavi al solito posto e ci alleggeriamo dai fardelli di borse e giubbetti, una voce di famiglia ci annuncia che la torta di buon non-compleanno è pronta in cucina e in una stanza dentro una musica danza allegra la sorella, ride e danza una salsa di sol con l’amore suo… e in un’altra stanza la madre disegna disegna, disegna lo studiolo umanistico di San Gerolamo o di Don Farolit … ancora non lo sa, ma intanto è tranquilla perchè in ogni stanza ci sono fiori, fiori ovunque: garofanini fucsia, calle leggiadre, strelizie, crisantemini bianchi, azalee, rose rosse, fiori d’angel, roselline rosa, garofanini bianchi bordati d rosso….
E così ci finalmente ci fermiamo, stesi su un divano come su un amaca, mentre la luce s’indora al crepuscolo e la pelle ci dice che oggi ha finalmente respirato perché è stata nuda al sole come una pianta, felice di clorofilla, e intanto stiamo mangiando i gelsi, o il primo cantalupo o le prime nespole di stagione e diciamo "gesù" per ringraziare la primizia e con lei chi l'ha piantanta e chi l'ha raccolta, chi l'ha donata o chi l'ha comprata; e con lei il fatto di esserci ancora una volta a godere di primizie.
No, non sta succedendo nulla. Nulla di particolare.
La notte profuma, le magnolie della piazza sono gonfie, gravide dei languori di maggio, fra qualche settimana esploderanno.
Mentre arriva la falce di luna crescente (qual messe di sogni quaggiù...) e la vita è vita, e bussa alla finestra del balcone mentre annaffi e pensi e poti e dici al gelsomino (muto secco quasi senza vita) “germoglio mio, non esitare, fiorisci ancora. attorno a te l'amore c'è, e ti riflette tutto. non hai che da viverti.”
Allora dimmi, occasionale visitatore del mio privatissimo giardino di delizie,
dimmi: quali delizie, oggi, ti deliziano?
Ecco qui.
Mi vedete, senza vergogna alcuna.
Lo dico e lo ridico, nero su bianco:
non ho letto l'Ulisse di Joyce proprio no.
Oooh là, ecco. L’ho detto. Sentito niente.
Confesso: ho provato a leggerlo, quello sì, più volte, a più riprese... e forse il problema si annida nella mia ermeneutica limitata, o nella mia speranza sempre troppo fiduciosa che il piacere prima o poi da un classico debba giungere puntualmente ... perché se sono classici e-e-e se durano nel tempo e nello spazio vuol dire che qualcosa da dire ce l’hanno.
Insomma, ragazzi miei, so bene cos’è un classico e di cotante classiche letture ne avrei ... dai Karamazov a tutta (dico tutta)
Allora chissene.
Allora perchè non dirlo?
Perchè non fare outing... liberarsi.
Piuttosto che, tra persone di letture, dissimulare un imbarazzo (che non ho!) per non non essere riuscita a leggerlo...
Sù sù che siamo tutti persone di letture... e che la vita è una sola e che i libri che non leggeremo in questa vita son cento mille e ancora cento.
E sì che l'Ulisse di Joyce fa ancora e sempre parte dei libri che si dovrebbero leggere e sì che io farò sempre in tempo a leggerlo se e quando mi suonerà bene, se e quando, qui e ora, incontrerà il mio orizzonte. Insomma siamo sempre in tempo (volendo) per scoprire le recondite delizie del libero divagante pensare di quella scorreggiona di Mollie Bloom ... ma ora noooo,
non l'ho letto e nun me piace ('o presebbio!)
AAAh! Ooora sì.
Allora sù coraggio, miei cari, liberatevi! ché le caccole dal naso ce le togliamo tutti in qualche modo.
Questa è l'occasione giusta, o lettore che ti “nutri” di libri,
qui puoi scaccolarti liberamente, nessuno ti giudicherà.
Qui puoi dire, senza vergogna alcuna,
"IO QUESTO LIBRO NON L'HO LETTO,
sarà pure un classico ma non lo conosco e non mi attrae neanche un po’"
Ecco, anche questa è libertà.
Manàmanà