Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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Il primo bagno d’estate è un battesimo.
E come tale comprensibile solo per chi crede nel rito.
La Cicala sopravvissuta all’inverno ci crede, in maniera assoluta. E si fa trovare pronta. Attende quel momento tutto l’anno, chiusa in una sirenitudine di terra, palliativizzata in acque calde di milonghe a cavalcare onde di traspiè.
Ottimo succedaneo per l’attesa, lunga lunghissima, di lui, il mare.
Occorre il mare.
Occorre sempre un elemento necessario a cui poter riattingere tutti i sensi che l’Inverno smarrisce per sua necessaria natura di implacabile Generale, l’Inverno deve negare i sensi (che sono molti più di cinque, ma chi se lo ricorda?), questi palpitanti significati di altra vita, di possibilità inattese, di mutamento, di libertà.
Sono lussi che il Generale non si può concedere, non ci può concedere.
Eccomi dunque, sono davanti al mare con ancora la mia pelle d’inverno che è come un vestito modesto e imbarazzante, perché dice troppe cose e le dice tutte sotto il sole. Il sole categorico ci fa nudi.
Il corpo del primo bagno d’estate è quello di un bambino, deve ancora scoprirsi, deve sapere il mondo, ma non ha la leggerezza di quella innocenza, no.
Il corpo del primo bagno d’estate è come quello di Adamo dopo la cacciata, fuori dalla grazia, è esposto, vulnerabile, pudico.
Ora la grazia è lì davanti a me, va conquistata.
Dobbiamo entrare nel mare per rinascere nell’Estate. E' un trapasso. Un passaggio iniziatico. Nel rituale del primo bagno con cui ci battezziamo, l’anima tremula lo sa e infonde coraggio al corpo timoroso, perché, ora, davanti al mare, è il corpo che deve fare tutto.
Non è un mare qualsiasi quello davanti a me, è un mare che non conosco: il mare attornoa allo scoglio-isolotto di Lisca Bianca, davanti Panarea.
Il mare ignoto vale doppio per il battesimo d’estate, perché doppia è l’ansia di contentezza che lo incontra.
Sono davanti a questo mare, dentro fino alle caviglie, mi guardo i piedi.
Loro sanno, sanno sempre tutto, per primi. Li guardo e li ringrazio.
A loro spetta ancora una volta tutto il carico di ogni primo passo, sono creature responsabili e operose. Eccoli i piedi, mansueti e fidi, loro non tradiscono, pii bovi dell’aratro del suo corpo, li ama, così stabili tra i sassi, pazienti, si lasciano lambire dall’acqua fredda, loro sanno e attendono sapienti che tutto il resto del corpo comprenda e risponda.
Intanto, vicino ai piedi, arriva un pescetto come mandato da qualcuno a dire qualcosa, s’avvicina, fa due giretti di saluto, sfiora un alluce e se ne va. Bene. Il corpo lento risponde, consente la svestizione dalla caviglie in giù, l’acqua è amica. Ora i piedi sono autorizzati, avanzano d’un passo fino alla ginocchia, punto nodale di tutte le direzioni (mille, infinite!) del corpo e quindi anche dell’anima.
Qui allo snodo delle ginocchia, inizia uno scambio tra memoria e oblio, qui il corpo capisce e forse anche ricorda.
Sicuramente già dimentica quel passaggio di costrizioni patite, di necessità negate, di atti contrari alla sua vocazione… che lo hanno attraversato, dimentica che l’anima lo usò con sufficienza, come si usa un arnese, un utensile, una macchina silenziosa e obbediente, l'anima che ora dimentica i lunghi mesi di freddo, le file ai semafori, alla posta, ai supermercati.. i posteggi non trovati, le carezze non ricevute, le sovraumane stanchezze prima di Natale o Primavera, i gesti feroci di stress… tutti mesi di assoluta inesistenza. Permanendo nell'acqua
il corpo cede all’oblio. Il corpo recupera altre memorie. Dimentica e contemporaneamente ricorda, ricorda la carezza dell’acqua di qualche altra vita amniotica… o forse era solo il mare dell’anno passato.
Il corpo s’immerge sicuro fino alla cosce, le gambe hanno una natura gregaria, son propaggini facili da convincere, seguono docilmente la parte centrale ,quella in cui sono concentrati tutti i chakra.
Ora proprio dai primi chakra bisogna partire, dai chakra bassi.
Il primo e secondo chakra, i chakra animali sono i più difficili soprattuo per una Cicala che voglia metamorfizzarsi in pesce, no non è semplice:
il corpo ha una naturale terrestre ribellione.
Bagno le braccia, sempre accondiscendenti dopo che le gambe hanno dato il placet.
Intanto preparo la maschera, sorella maschera!, ha atteso nove mesi paziente nel buio in fondo al’armadio, dentro una borsa, sputiamoci dentro, ché non ci falti la visuale.
All’idea della visuale primo e secondo chakra si convincono, affrontano l’acqua. Fredda!! Freddina… fresca, un brivido parte dal primo chakra, attraversa tutto il copro che trasale d’allarme e pentimento, poi si assesta, come sempre; ora il corpo pensa già al terzo chakra (la panza!), delicatissimo.
Avanzo fino all’ombelico.
E arriva un'altra scossa dall’allarme che però, superata la prima, non stupisce, si può stare: il terzo chakra è conquistato. Lentamente riesce ad acclimatarsi alla temperatura e all’elemento.
La parte superiore di me, quella terrestre, completa la metamorfosi con un ultimo gesto
esattamente come le battessimo, ci si tappa il naso, si chiudono gli occhi e ci si immerge fin sopra i capelli: ora sono de mare, tutta.
Ed il mare, da dentro, mi dice che m’aspettava da tempo. Metto la maschera e via… per Atlantide.
BLU... BLU... trasparente. fendo il blu, lo taglio, divento blu.
Il fondale è nuovo. Va esplorato nei dettagli, muovendosi sottocosta.
Subito si dischiudono paesaggi familiari: laggiù in fondo colonie di alghe brune lungochiomate più in superficie scogli di alghe biondoriccette, che ospitano rare oloturie, ventaglietti beige (padina pavoniacromofita), posidonie, micro ombrellini bianchi (acetabularia) mancano i ricci commenta la parte predatoria della selvatica sirena di patelle nemmeno un accenno. Appaiono delle monacelle nere rene e assai eleganti, alcune visibilmente più aggressive di altre con una cresta spinosa mezzo punk.
I pesci lambiscono
S'immerge in pochi metri per esercitare il respiro e la risposata del corpo alla pressione, tutto riponde a sincrono, i polmoni, la coda.
La sirena, dopo le prime pinnate di rodaggio, trova una mircrocaletta bisposto; è sola, controlla la sua pesca di sassi alla luce del sole, il vero cultore della materia (strana materia!) si compiace di questo momento di verifica perché sa che i sassi mutano colore e dimensione alla luce del sole e una buona pesca sottomarina di sassi deve saper prevedere questa mutazione, anticipandola.
Sulla battigia della caletta trova altri sassi coloratissimi biancoarancione, aranciogialli, grigioverdi, violarosa… la sirena pensa che si deve essere persa una bella festa di lapilli e scintille diecimila anni orsono, quei sassi sono tutto ciò che resta.
Ora tre gabbiani vicini vicini, appollaiati di vedetta su uno scoglio, gracidano qualcosa “fai bene fai”.
La Sirena si sente onorata, perché sa che quello è il loro barrio e lei è solo un’ospite, un'ospite educata per questo viene accolta bene tanto che per ringraziare dell'ospitalità le viene la tentazione di annullare ogni innaturale differenza: vorrebbe denudarsi di costume e maschera per essere natura pura in quello spazio, nuda come un sasso tra i sassi.
Ma davanti a lei ci sono almeno sei barche di varia foggia e grandezza: umani vocianti e molesti che occupano quello spazio da padroni con grave disappunto dei gabbiani.
Il sole cuoce la testa nera della sirena, bisogna riprendere il mare.
Nudi non si può perché gli umani capiscono sempre ciò che vogliono capire, mai quel che c’è da capire. Il pezzo di sopra però può rendersi più utile legato alla vita come bisaccia per mettere i sassi.
Tre meduse rosaconfetto salutano la partenza e.. splash!
Di nuovo dentro, nel blu dipinto di blu, dentro i raggi scintillanti di un sole delle tre.
Chi conosce sa com'è bello sentire l’ampiezza del proprio respiro nell’acqua, legati all’altro mondo dal cordone del boccaglio, affidati a quel pezzo di tubo che ci restituisce al regno del cielo e della terra.
Sarebbe bello respirare l’acqua… come un pesce, come nei sogni
E, come ogni anno, da 30 anni, la sirena fa lo sciocco esperimento, forza il limite della sua terrestre natura, prova a respirare nell'acqua sperando in una magia, una magia che non arriva ma che ella non cessa di attendere, e beve acqua dal naso coug! coug! E s’affoga da sola. E ride un po’ dispiaciuta e un po’ divertita.
Mentre, intanto, sottocosta, la corrente cambia improvvisa e rapida, come a indicare una direzione precisa.
Bisogna doppiare la punta di NordOvest, si deve.
La sirena segue il caminito tracciato dalla corrente, il paesaggio muta, si dirada in piccoli affioranti cespugli di alghe ricciobionde mentre in lontananza, laggiù laggiù, in fondo fluttuano le perturbanti radure nerochiomate. Sotto di lei, a pochi metri, i sassi son ben levigati su un fondo sabbioso e abitato da pescetti vari: viriole, castagnole … ogni tanto balugina l’effervescente luccichio di bollicine apparse all’improvviso e provenienti dal fondo la sirena subito s’inabissa attratta, immagina che debba trattarsi di “qualche creatura che respira” e , curiosissima, va a vedere da vicino, ma dopo due pinnate, raggiunto il punto gorgogliante e scavando la sabbia attorno, deve capacitarsi che non viene fuori nulla, ci vorrebbe lo zio junco medita perplessa lui saprebbe, lui sa, lui conosce le abitudini di questi fondali.
Ma ecco che inoltrandosi... in quei pensieri, tra quelle strane secche, in quella parte nuova e sconosciuta di sottocosta, doppiata la punta di NordOvest di Liscabianca, tra quinte di rocce che si aprono a sipario … quale meraviglia! In una rada circolare di sabbia bianco, con sassi scuri, nelll’acqua trasparente blu zaffiro lì... un tripudio... un trionfo di bolle scintillanti e di pesci danzanti ..
non ci son dubbi è una milonga, una milonga in fondo al mar
se la viriola fa una mordida c’è da impazir… la ronda in un’onda avvolgente e circolare invita alle danze, risucchiando ogni creatura d'intorno.
La sirena di milonguero istinto batte il traspiè con la pinna. Da qualche parte l’enorme mantice di un bandoneon marino frizza quell’acqua e scandisce quella visione. Lei si avvolge in una mediavuelta, guizza un voleo, mentre - stupore o allucinazione sonora! – le pare che un saraghetto entusiasta le dica eso! Tra i suoni del bajofondo marino più volte si sente chiamare per nome : Lighea baila el tango… come ninguna… ride una voce sottomarina, Lighea quedáte aquí… quedáte aquí fa un altro inumano suono. Incredula e spaventata la sirena si allontana rapidissimamente pensando ad uno scherzo del mare, del destino, del primo bagno dell’estate.
Ma chi? Chi è? pensa col cuore in gola, guadagnando la superficie, mentre la voce sfuma e poi, come un sogno, dilegua. Ancora ansando, affiora la testa e rivedere ilcielo, scorge solo un gabbiano silenzioso che sembra ignorarla.
Lentamente prende la via del ritorno, tenendo la testa ben fuori dall'acqua.
Non ebbe il coraggio di sapere che quel sogno fu tutto vero.

niente di più statico dell'ozio, si sa ... ... eppure la tentazione c'è, c'è sempre
l'iniziativa è insita in ogni apparente inerzia... la pausa e la partenza coincidono
ad ogni respiro, ad ogni passo

basta inarcare l'intenzione ... .... e siamo già azione, direzione ...

il primo pensiero guida il secondo... traccia il caminito che il secondo seguirà,
e il secondo stabilisce il ritmo per il terzo, ùn dòs très.... costruisce il destino dei passi a venire
ogni punto del tempo, dello spazio, è sempre una possibilità
nessun passo è mai falso, è sempre una naturale conseguenza di ciò che lo ha preceduto

nessun incrocio è un punto di fine
Lo so, questo superoziosissimo post sembra scritto coi (dai) piedi, forse lo è.
Ma un pò di leggerezza i piedi la meritano, in fondo si fanno carico di tutto, silenziosi.
Loro sanno, sanno tanto, pensano, dicono, parlano... hanno un'anima i piedi.
I tangueri tra voi già capiscono la Metafisica dei Piedi, i non tangueri capiranno...