Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
farolit in Arriva sempre il pun...
tristantzara in Arriva sempre il pun...
oggi
luglio 2009
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
visitato *loading* volte
Siamo ancora in cammino.
Cerchiamo parole prelibate con piede lieve e saldo, sospinti al passo dall'amore.
E in cammino siamo tutto. Siamo il canto e l'usignolo, siamo l'incanto e il volo. Siamo il sogno e il suo ardimento. La fame, il nutrimento.
Siamo lo spazio, il firmamento, il mare, il bastimento. Siamo la partenza, il viaggio. Il buon consiglio, il saggio. Siamo l'ombra e il raggio. Siamo pioggia e miraggio. Siamo il mal tempo ed il solstizio. Siamo il perdono, il vizio. Siamo il gesto che cura, la paura che sfuma. Siamo incantesimi veri. Siamo preghiere.
Siamo il ritmo ed il tamburo. Siamo il sole del mattino, il lato oscuro, il latte caldo, il freddo muro, il fuoco, il ceppo, il letto, il tetto. Siamo il sonno e il suo respiro, siamo la giostra, il giro. Siamo la mannaia e la sua testa, la mano stanca, la carezza. Siamo il suono e la parola, il cibo buono, la buona gola. Siamo i figli che arrivano, gli amici che tornano. Siamo vicini distratti. Siamo i corpi dentro ai cappotti. Siamo tepori nelle lenzuola. Siamo il tram alla fermata. Siamo un biglietto di sola andata. Siamo i passi nel corridoio. Siamo nei racconti di qualcuno. Siamo la madre e il padre. Siamo la voce che scalda. La parola che salva. Siamo il riposo e l'affanno. Siamo gli auguri di capodanno. Siamo il coraggio incontrato, il sorriso rubato. Siamo la musica scritta, il sonno perduto. Siamo stanchezze sante, siamo risvegli lenti. Siamo canzoni ricordate. Siamo la luna di pomeriggio. Siamo i cani a passeggio. Siamo i gatti sul divano. Siamo il lavoro sbagliato, il quadro appeso. Siamo il rimedio cercato, la rima baciata, la speranza ostinata. Siamo tentativi maldestri, fallimenti necessari. Siamo magnifiche bugie, scintillanti verità. Siamo droghe pesanti, cocciuti a tutti i costi. Siamo fulmini nascosti. Siamo il buio che inghiotte, siamo la notte. Siamo il cuore che batte, lo sguardo incontrato. Siamo la stella che cade e si rialza. Siamo la calza nella scarpa. Siamo la sciarpa. Siamo i trucchi e la magia. Siamo quelli nella fotografia. Siamo sogni telefonati, siamo rancori dimenticati. Siamo brillocchi. Siamo palpiti stupiti. Siamo bambini travestiti. Siamo il messaggio che arriva. La dolcezza che torna. Siamo il citofono che suona. Siamo l'ombrello che funziona. Siamo la promessa mantenuta. Siamo bellezza creduta.
Siamo il tempo e l'attesa, siamo l'incontro e la sorpresa. Siamo l'assenza e il suo lamento. Siamo il mulino e il vento. Siamo il foglio che parla all'inchiostro. Siamo il silenzio nel chiostro. Siamo il cammino e la strada mareada. Siamo il sentiero trovato, perduto, tracciato. Siamo il dolore conquistato.
Siamo l'amore.
E l'amore, finchè lo siamo, ovunque ci conduce, ci rapisce e ci fa ladri.
E ci insegna le molte cose che poi smarriremo.
Ma più di tutto l'amore niente toglie.
Ci mette in cammino e ci muove da quegli immoti che siamo senza di lui.
over the rainbow
la sveglietta del cuore
:-)
C’era una volta… … una storia.
Un’altra?
Sì, un'altra.
E di che parla?
Se ascolti te la racconto. Sei hai tempo te la dico. Se vuoi la saprai.
Non posso saperlo prima?
No, per sapere ci vuole tempo. Tutto il tempo di un ascolto. Mettiti comodo.
Racconta...
Deflagrò a tradimento come un'eruzione a lungo sopita e tratenuta.
Esplose strombolianamente con un pianto incontenibile di ore ed ore e gorghi di tristezza pura e lacerante.
Chi udì
Ma più paura fece vederla asciugare le lacrime, mettere il rimmel e andar fuori come se niente fosse. Mentre il dolore c'era e l'abitava completamente.
E gli occhi non guardavano nulla.
Dentro precipitava in un pozzo senza fine, il dolore rinnovava la sua Storia e a lei sembrava assolutamente normale trovarsi da sola e sprofondare verso il centro del soffrire... In quel mentre invece... accadde qualcosa di staordinario. Gli amici.
Tutti gli amici veri, cari, coltivati e curati come fiori di giardino e sparsi in varie geografie da nord a sud si lanciarono vicendevolmente un sotterraneo tam-tam di allarme "Allerta! Allerta! L
E ognuno voleva sapere
e ognuno la faceva parlare
e ognuno tirava fuori la tristezza
e ognuno aveva parole di carezza
e ognuno trasmetteva amore
e ognuno accoglieva quel suo dolore, grande e buffo, come fosse il proprio
e ognuno cantava pensieri di cura e rassicurazione.
Ognuno dei sette si metteva in fila e attendeva il suo turno di affetto.
La staffetta d'amore iniziò alle quattro del pormeriggio e terminò alle due di notte. Con due tardivi l'indomani.
Fu come un abbraccio enorme, bellissimo
come un rifugio nella tormenta
come una zattera nella tempesta
come una rete sotto il trapezio
come galleggiare nell'aria
come un paracadute per Wil il Coyote.
Tutto l'amore che
Era lì, tutto per lei, nelle ore più dure a dare senso e dolcezza al dolore.
Il precizio rallentò lentamente, planando sulle parole amorevoli, si trasformò in volo. La Cicala si addormentò stordita col telefono sul cuscino, anestetizzata da quella cascata d'affetto.
Si svegliò mesta, dolente ma placata. E la prima cosa che vide fu il dolore in persona. Non l'abitava più. Era tutto fuori e poteva guardarlo, misurarne i limiti. C'era ma faceva meno male.
Dentro invece sentiva un calore bello e sorridente. Come un fuoco acceso, un tepore dolce di protezione la nutriva.
La tenerezza viva per tutto quell'amore che non sapeva di avere, in quella misura e con quella bellezza.
Sentiva pienamente e con gioiosa meraviglia di essera molto amata.
Sentiva che le veniva restituita una risposta (la sua) dagli affetti, la risposta al dolore, l'unica: amare.
Dialogo di fine autunno tra la Formica e la Cicala

- Cicala mia carissima, come va?
- Formica mia carissima, bene va. Anche se il freddo avanza.
- Già e tu come farai?
- Come sempre, mi sto già attrezzando per procurarmi calore
- Mica ti puoi permettere il riscaldamento.
- Il riscaldamento no, purtroppo. Ma il calore sì per fortuna
- E quale calore?
- Tutto il calore necessario. Calore umano, calore artificiale, amici fidati, quintali di pile.
- Soliti mezzucci da poverella
- Me li guadagno… nel mio piccolo
- E, dimmi dimmi, nella tua solita assurda precarietà, sentiamo ora “dove” vivi?
- Bella domanda. Ma non è facile rispondere, soprattutto a te
- Non tergiversare…
- Non tergiverso, cerco di spiegarmi
- Spiegati
- Io “vivo” in certi punti del tempo.
- Che significa? Non hai un indirizzo?
- Sì. No. Sì e no.
- Spiegati
- Una Cicala abita il tempo, non lo spazio. O meglio abita anche lo spazio, ma relativamente al tempo. Albert docet.
- Lo spazio nel tempo? Albert?
- Sì certi spazi in certi momenti, luoghi del tempo.
- Ma uno spazio è uno spazio, un luogo è un luogo, una via è una via. Che c’entra il tempo?
- Questo è il tuo utile pragmatismo che te lo fa pensare. C’entra, c’entra…sopratutto quando arriva Dicembre.
- A sì? Di grazia spiegami
- Contrariamente a quanto credi lo spazio non è qualcosa di statico, passivamente a nostra disposizione. Lo Spazio è plastico, mutevole, discontinuo, attraversato perpetuamente da cicli di oggetti, persone, fatti, abitudini, necessità, presenze, assenze.
- Ma quale di quale spazio parli, santa Cicala? Del cosmo o di casa tua?
- Non c’è differenza. Entrambi.
- Non ti seguo…
- Lo so tu fai fatica a capire… di tuo c’hai questo limite proprio non ce la fai a caprimi. Non mi offendo. Io ti capisco.
- Allora?
- Allora vedi Formicuzza anche tu abiti punti del tempo solo che i tuoi punti del tempo coincidono con punti dello spazio, tu abiti l’ufficio di giorno e la casa di sera (difficilmente il contrario) , la pizzeria o il cinema il sabato (difficilmente il martedì).
La circonvallazione all’ora di pranzo. La tua stanza da letto di notte. E condividi questi tempi e luoghi con buona parte di altre formiche come te, alcune paghe di quei tempi-luoghi, altre infelicemente costrette.
- E allora? Fin qui mi pare tutto ovvio...
- Ennò! Non tutti “vivono” il luoghi che abitano. Neanche tu. Ognuno di noi si muove in una geografia del tutto personale, temporale. Non abitiamo tutto il tempo che viviamo e tutto lo spazio che attraversiamo, ma solo alcune zone, alcuni momenti, alcune ore, alcune vie, alcune scrivanie, alcune madelaine, alcune case, alcuni monitor.
Il resto lo ignoriamo.
- Ripeto la domanda, dove abiti tu concretamente?
- Io abito punti del tempo, alcuni punti ben specifici. E lì che ho deciso di vivere.
Negli altri luoghi, quelli che non ho potuto scegliere non esisto, non sono io. Negli altri punti sono solo un involucro, un ultracorpo che ospita un’anima in standby. Come tutti, credo.
- E quali sono questi punti del tempo in cui vivi?
- I miei punti del tempo prediletti sono quelli lasciati vuoti dagli altri. Dentro e fuori casa.
Io abito i vuoti, le riserve, i silenzi, gli abbandoni. E sono luoghi da pascià, posti da ricca e scialacquona... modestamente...
- Ozio! Tu vivi l’ozio! Quando tutti riposano dalle fatiche… vergogna…
- Vista dal tuo punto di vista è così, posso capirti. Ma io non ozio. Quando tutti si placano, io veglio. Veglio anche sulle formiche. Raccolgo le domande che tu non hai avuto il tempo di farti.

- Ma che c’è da vegliare… a Messina? Questa città neanche esiste per quanto è nulla.
- Non ti fare ingannare dal mattino, laboriosa Formica.
- Che c’entra il mattino?
- Nel luogo del tempo del mattino Messina è particolarmente brutta, squallida, insopportabile. Ma non è mica colpa di Messina, è colpa del mattino. Il mattino è brutto.
- Che hai contro il mattino?
- Nulla, in generale, contro il frenetico, rutilante, pressante, stressante, affollato, operosissimo mattino. Roba per formiche professioniste che sanno trarre tante soddisfazioni dal quel brulicame energetico e competitivo. Lo riconosco...
- Sì, il mattino realizza la Formica, allora? Che male c’è?
- Niente di male … per la formica. Ma il mattino è un luogo del tempo quasi insostenibile per
- Allora come fai a sbrigare le cose che “per forza” si “devono” fare di mattina?
- Ho sviluppato un sistema di sopravvivenza, quando sono costretta ad attraversare quel punto del tempo di Mesinacity mi teletrasporto da un punto all'altro rimanendo in uno stato di coma torpido autoindotto, avvolta in una capsula di musica isolante (e se non ho la musica canto), faccio quello che devo ( compio una delle mie mìscionimpòssibol di burocratame, una firma al cococò, una fila alla posta, in qualche segreteria, in qualche ufficio…) senza interagire e poi, come Cincinnato, torno nel mio felicissimo microcosmo di tempo personale.
- Come un alieno tra i terrestri.
- Sì, mia conformistica Formica, proprio così.
- Allora, dimmi, quand’è che Messina è per te piacevolmente abitabile, vivibile?
- Quando si svuota.
- Quando si svuota?
- Quando si svuota Messina è bellissima.
Alle tre del pomeriggio o all’una di notte, guidare per le sua strade è una cosa deliziosa. Vuotata dai suoi abitanti Messina restituisce tutta la sua grazia marina. Grazia negata dal mattino, violata perpetuamente dal giorno. Del resto Messina è città provincia dove tutti fanno le stesse cose allo stesso modo negli stessi luoghi e nello stesso tempo. Si riempie e si svuota con tempi di conformistica precisione. Questa provincialitudine garantisce riserve di luoghi vuoti, tutti da godere in specifici punti del tempo.
- Ma una come te come fa a vivere in questa città? Abiti davvero a Messina?
- Me lo chiedono spesso, gente di qui ma anche gli amici del nord, la mia risposta è sempre la stessa: io non ci vivo mica qui, io sono perfettamente sintonizzata sul fuso orario di N.Y.
- Praticamente vivi fuorisincrono, è scandaloso!
- Perché scandaloso? Il fuorisincrono è un ottima forma di vita, non solo di sopravvivenza. E buon ritmo, una salutare sfasatura. E poi è normale che una Cicala professionista viva fuorisincrono rispetto alla maggioranza dei suoi simili che poi così simili non sono.
- Ma tu non sei affatto integrata.
- Biensur! Se dovessi integrarmi sarei già morta, o almeno massona che è peggio. Sfrutto taoisticamente i vantaggi della mia vita precaria. Mi sembra cosa degna e quasi poetica.
Io questa città la vivo (e la onoro) quando non esiste a se stessa, la abito in punti del tempo in cui è solo mia ( e di pochi altri). Solo così posso “viverla” serenamente. Addiritura amarla.Vedi che bella pelle. Neanche una ruga, formica mia!
- E non ti senti sola?
- Jamais. Ti sembro sola? Ho avuto modo e tempo (mai sprecato) per coltivare il giardino dei miei affetti ed ora quei fiorellini sono alberi pieni di frutti generosi, di rami protesi, di ombre pasturanti. Loro sanno in quali punti del tempo trovarmi. E lì, puntuali, mi cercano. Lì mi trovano ed io trovo loro, sine mora.
- E come fai a socializzare? Insomma uscirai almeno il Sabato?
- Noooo,
- Mai.
- Uscire il sabato sera è antigienico.
- Cioè ?
- Insomma… si sa cosa spaventosa accade il Sabato sera, un po’ ovunque, ma a Messina fa più paura
- Cosa accade?
- Aprono le gabbie!
- Che gabbie? Chi? Chi apre le gabbie?
- Aprono le gabbie di mondi oscuri. Ne fuoriescono terribili esseri tutti assolutamente accessoriati e, ogni volta che questo accade (e per malaugurata sorte ci si trova a Messina in quel punto del tempo) significa che ci si trova paralizzati dal fobico stupore (senza scampo!) nell’ologramma mostruoso di creature uscite da chissà quali pericolosi universi paralleli, ci si trova sequestrati dal tourbillon di macchine accese che trasportano i forzati dell’aperitivo rinforzato, del pizza-e-cine, del "ci vediamo al discobar". Tutti in affannoso rutilante peregrinare, tutti occupati a ciclo continuo nella ricerca metodica d’incontrare qualcosa, qualcuno, che poi diventa un posteggio, un bivacco lento e senza meta. Ho visto cose... incastrata per errore in quell’anello temporale.. che voi umani. Capisci, formica mia, come si sente una Cicala in giro il sabato sera?
- Come?
- Come un terrestre tra gli alieni.
- E il sabato che fai? Per dirla con parole tue dove abiti?
- Mi delizio nel punto del tempo della mia casa di sabato sera.
C’è un silenzio… squisito. Purissima riserva. Scrivo. Spesso scrivo. Post come questo ad esempio. Leggo. Suono. Ascolto. Navigo. Mi godo l’idea di quella riserva di tempo da dedicare esclusivamente a me, alle mie cose. Curo il giardino delle relazioni umane. Annaffio gli amici, poto o concimo i corteggiatori. Cucino persino... no, non i corteggiatori.
- Solite oziose attività… Non capisco se vivi nel lusso o nella sconfitta.
- Nessuno dei due. Io vivo, vivo nel flusso che sono, questo è l’importante.
E tu hai troppi pregiudizi formicuzza, per questo non riesci a capirmi. Siamo diverse io te.
- Potremmo mai incontrarci?
- Chissà…Io ho una natura fiduciosa. Forse sì.
- E dove? Cioè quando?
- All’alba
- Ma non dicevi che il mattino ti butta pesante!
- Che c’entra il mattino con l’alba? Il mattino è pieno. L’alba è vuota. Anzi non proprio vuota, è sostenibile e quieta. E’ un punto del tempo delizioso l'alba.
- Non mi dire che ti alzi all’alba
- Non proprio. L'alba per una nottambula che s'addormenta tra le due e le tre è cosa sconosciuta. Eppure quelle rare volte che c'incrociamo l’alba mi stupisce sempre, mi pasce di cose di cui ho bisogno e di cui non sapevo. Questo suo “sorgere” di luce, questo rinnovato abitarsi di vita come una promessa mantenuta mi lascia infantilmente stupita, ridicolmente commossa. Tanto che ogni volta penso davvero di cambiare indirizzo del mio tempo, di svegliarmi alle quattro per godermi tutte le albe dei miei giorni.
- Ah! ah! ah! Vorrei proprio vederlo questo tuo saluto al sole sorgente...
- Ridi, ridi. Se non ci fossi io a farti ridere…sai che noia. Anche a me piacerebbe vedere il tuo saluto alla Luna. Quanto tempo è che non la vedi?
- Cicala sentimentale, altro che Sole e Luna, ora arriva l'Inverno lo sai...
- già ...
- .. e le Cicale d'Inverno passano di moda, non sono più necessarie...
- Ti sbagli. E' proprio d'inverno che sono più utili. sao as aguas de março fechando o verao è a promessa de vida no teu coraçao
- Ora che arriva il buio, il freddo e la tristezzitudine... mi spieghi a che servi?
- A ricordarti il sole. :-)
E tu, passante che attaversi questo mio spaziotempo,
tu quale punto del tempo ami abitare?
*** AVVISO AI NAVIGANTI AFICIONADOS ***
Ecco, miei cari, parto. Venerdì 8 vuelvo al Nord.
Faccio i miei due bagagli e spicco il volo verso un altro amato punto del mio spaziotempo.
Biensur, laggiù metterò alla prova la mia cicalesca Freddopatia!
Ma ho fiducia nell'efficacia termodinamica dell'amorevolezza che mi muove e di quella che vado a trovare. Mi allontanerò dal pc e dal Blog, non so per quanto.
Ma affinchè non vi annoiate troppo, ho lasciato aperto il buon vecchio spazio libero per il vostro ozioso immaginario
E affinchè non abbiate troppo freddo, per scaldarvi, lascio qualche musichevole variazione di Summertime... e un po' di videoduettante Aguas de março
Summertime Ella & Luis
Summertime Janis Joplin
Summertime chitarra
Summertime arpa
aguas de março
E che Cicala sarei se non vi ricordassi l'Estate?
Hasta el calor, siempre!