Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
farolit in Arriva sempre il pun...
tristantzara in Arriva sempre il pun...
oggi
luglio 2009
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
visitato *loading* volte
La Smalta e l’Acetona

Acetona - a quest’ora torni? guarda in che condizioni sei. è più di una settimana che non ti fai vedere. arrivi ora che sei consumata
Smalta - uff! Ace c’è un mondo là fuori ed io ho intenzione di viverlo. non accetto moralismi di buon mattino
Acetona - quale buon mattino? sono le 12.00 e tu fai paura solo a guardarti
Smalta - guarda là la solita disfattista… pussa via… stai lontana da me, aria! ché non è ancora il momento
Acetona - iiiooo? io faccio pulizia, cara mia, ripristino l’ordine totale e la natura, mica vivo di frivolezza
Smalta - miiii… che pesantooona!
Acetona - superficiale!
Smalta - aaa! Maroo’ Acetuuuzza e mi sai dire tu a chi piaci? sei così acida e corrosiva che se ti mordi la lingua t’avveleni, tu stessa non ti reggi, confessalo scerì non c’è niente di male!
Acetona - lo so che ti senti intaccata da me, è normale che tu non capisca. eppure se non ci fossi io tu non potresti tornare a fare la tua bella figura, la splendida padrona di casa sempre a posto, sempre brillante. se sei un tipo smagliante è anche grazie a me, ma io ti conosco… ti conosco davvero
Smalta - ollaaalà... questa poi! guarda tesoro che se sono un tipo smagliante è solo grazie a me e a quelli che mi apprezzano e t’assicuro cara ce n’è di gente che mi apprezza… ben diversa da te per fortuna, ma ora lasciami in pace
Acetona - perché non ti vedono come ti vedo io, perché non ti conoscono come ti conosco io, dopo che hai perso la tua verve, quel tono brillante, quando sei stanca e appannata
Smalta - e allora? Mica possiamo stare sulla breccia sempre, io vivo nella performance e avrò diritto anch’io, tra me e me, ai miei momenti di cedimento no?
Acetona - eggià … ma tu come faresti senza di me, me lo sai dire? chi ti farebbe sparire dalla scena sul più bello, proprio quanto la tua patina brillante viene meno e la si comincia a vede negli altri aspetti, diciamo meno attraenti…Madame
Smalta - non so di che parli, io vado e vengo, ma sono sempre me stessa, tu piuttosto sei di un bisbetico...
Acetona - già già, solo che certe volte te ne vai in giro sul viale del tramonto, malconcia, graffiata, spenta, perdendo pezzetti .e speri pure che nessuno se ne accorga
Smalta - e te ne stupisci parbleu? sai benissimo che sono molto delicata, basta un niente per farmi male. sono sensibile, basta poco a scalfirmi … proprio tu dovresti saperlo
Acetona - sì, ti conosco.. e ti riconosco benissimo sotto quella solita maschera, non mi sfuggi, anche quando ti nascondi in interstizi più piccoli di un unghia… io ti scovo
Smalto - ma ora preferirei che m’ignorassi, sono stanca e tu stai facendo esplodere l’emicrania con tutti i tuoi inutili veleni
Acetona - non avevo dubbi, sull’effetto che ti faccio…
Smalta - ma insomma si può sapere che vuoi da me… zitellona acida?
Acetona - tutto, voglio tutto
Smalta - tutto che?
Acetona - tutta te, confessa!
Smalta - ma confesso cosa? cosa devo confessare? tu come al solito deliri tra i fumi del tuo stesso acido
Acetona - confessa la tua finzione, il tuo artificio, la tua menzogna!
Smalta - ma che vuoi che confessi, sciocchina che sei! Ma se lo sanno tutti chi sono, è così palese. non faccio misteri di me, sono quella che sono, punto.
Acetona - sì ma agli altri dai solo il meglio e a me sempre il peggio…
Smalta aaa ma allora sei gelosona? e qual'è il problema? forza sentiamo: il fatto che mi faccia bella ed esca?
Acetona - nessun problema, esci pure, chi ti dice niente…
Smalta - te l’ho detto mille vooolte di venire con me, che stare a casa ti fa maaaale. vedi ora come si acida e poi che barba che nooooia
Acetona - iooo fuori non ci voglio andare, quel mondo di apparenza non piace…
Smalta - eggià tu non ti puoi mica godere l’apparenza
Acetona - è tutto così finto… tutto così artificiale… tutto frivolo
Smalta - ecco, vedi? Sei piena di pregiudizi, come al solito. certo che poi mi t’inacidisci! Mais un petit peu de livresse cherie non ti farebbe male, sai?
Acetona - no, preferisco stare a casa, cara mia. ripristino l’ordine totale e la vera naturalezza , mica vivo di frivolezza e di finzione
Smalta - miii, sai che bello! a casa a fare pulizie, la proba vira, uff!
Acetona - eppure mi pare che le mie sane pulizie facciano comodo anche a te o sbaglio?
Smalta - certo, e infatti non mi lamento per me, tesoro, mi preoccupo per te, tutta questa acidità domestica non ti farà male? guarda, io proprio non la reggo… ecco mi è esploso il mal di testa….
Acetona - tu non capirai mai la mia serietà, la mia ricerca di pulizia, di verità, di essenzialità, di ordine... una come te non sa nemmeno cosa siano
Smalta - bè ma almeno io non giudico, non aggredisco nessuno, non pretendo che si faccia quello che dico io, rispetto tutti
Acetona - sta a vedere che ora sei tu la santarellina...
Smalta - quello mai! io mi diverto e mi consumo, chi non risica non rosica... ma lascio in pace gli altri
Acetona - ma vaa! ma se pretendi tutta l’attenzione su di te, sei una prima donna, sempre a scopriti di rosso
Smalta - “rosso giungla” please
Acetona - “notatemi vi prego notatemi… ehi voi laggiù, si voi! mi state guardando?”…hi il terrore di passare inosservata, sei.. sei … sei così patetica
Smalta - pateticaaa?? ma patetica a chiii???
Acetona - a teee!
Smalta - a meee??? razza di zitella acida e invidiosa, come ti premetti….
Acetona - dico la verità, esattamente quello che penso, proprio come lo penso
Smalta - e chi te lo chiede?? E certo tu devi sempre intervenire, è più forte di te, devi sempre e comunque dire la tua. rilassarti no?
Acetona - sei tu che ti vuoi imporre a tutti i costi sempre e comunque
Smalta - no quella sei tu
Acetona - no tu
Smalta - NO TU
Acetona - TU
Smalta - TU
Acetona - TUUU
Smalta - aaaaah feeeerma, non ti avvicinare
Acetona - troppo tardi, ti avevo avvisata
Smalta - noooo fermaaatiii
Acetona - non posso mi sento trascinata da mio istinto, l'hai voluto tu
Smalta …..
Acetona ….
Un ora dopo...
Smalta - … uiiiiiiì mi sento rinata...
Acetona - ah, eccoti qui di nuovo… sembri in gran forma!
Smalta - oui cherie, mi sento prorpio in forma. allora, mi ammòr, che si fa? quando si esce? che mi metto? uuuh ma che bello sono finita pure sui piedi... questo vuol dire stasera c’è tango!.. evvvaai
Acetona - si ma tanto, Madame la Narcisa, starai dentro scarpe chiuse
Smalta - guarda che neanche ti ascolto, sto troppo bene, mi sento nuova, tirata a lucido
Acetona - ora stai decisamente meglio. e dire che hai fatto tutte quelle storie...
Smalta - roba passata, mon tresor, concentriamoci sul presente, stasera si esce!! Vieni con me?
Acetona - no, va pure, sto a casa e t’aspetto
Smalta - fai un po’ come ti pare, ma ‘scolta la zia Smalta, te ne pentirai prima o poi
Acetona - va’ va’ e divertiti pure per me, che almeno tu sai come si fa
Smalta - sì, vado. ehi Ace!
Acetona - si?
Smalta - grazie scerì
La riserva.
Detta così sembra qualcosa per creature protette e in via di estinzione.
Un habitat particolare dove eccezionalmente valgono altre regole. Un privilegio e una limitazione al contempo. Una lusso circoscritto. Una risorsa di emergenza. Oppure una sospensione del convincimento, una remora sulla speranza. Un freno anticipato di prudenza.
E invece.
E invece la riserva che intendo io è l’altra parte.
L’altro lato di noi. La parte bianca di questo foglio, quella che garantisce visibilità chiara al segno, libertà all’immaginazione tra le righe o le pennellate.
La riserva, lo spazio vuoto, il tempo non agito, la sosta dal resto, la pausa sospesa, l’affrancamento dal sé, il respiro tra una parola e l’altra, il silenzio tra un pensiero e l’azione. Il sonno tra i sogni.
La cassa armonica cava, ampia, dentro cui risuona l’anima, come una musica taciuta.
L’altro lato di noi. L’implicito cielo necessario alle nuvole o al sole di passaggio.
Il libero arbitrio di non essere e di essere.
Spesso chi vive d’azione e di tempo occupato, impiegato, farcito di gesti, scongiura l’horror vacui del giorno con la pratica disciplinata di attività ininterrotte. Non sa vedere l’irrinunciabile necessità della riserva. Anzi. Esorcizza lo spazio vuoto e il tempo non agito, come un male da evitare, il male di doversi ascoltare senza interferenze, senza la possibilità salvifica di equivoci del tempo occupato.
E invece è lì, nella riserva, io esisto di più e meglio. Non so voi. E’ un discorso oziosissimo per alcuni. Certamente inutile per chi pensa di fare a meno della riserva.
Ma i gatti sanno.
Loro sì. Svuotano il tempo dall’azione e contemplano la grazia della riserva con somma saggezza. Con eleganza altera persino. Lenti, naturali, misurati. Capaci di lunghi sonni quieti e di scatti sorprendenti e perfetti. Cultori e maestri di una materia di sapienza zen.
Potessimo davvero essere gatti…
Questo pensò
Il formichesco compito di quel giorno era stabilire l’obbiettivo giornaliero e perseguirlo.
Ufficialmente il suo obiettivo fu quello di stilare una lista di contatti e una lettera di presentazione, fare domande al suo tutor e prendere visione del dossier. Questo fece l'apparente formica.
E lo fece scrivendo questo post sulla sua stessa necessità.
Ed ecco, disse, obiettivo raggiunto.
Pollìnisciopèn
Ho un amica che coltiva ambivalenze. Nel giardino di casa sua. Un giardino enorme, bello e terribile. Le coltiva con premura segreta, come altra gente coltiva marijuana.
Ma a differenza di questa la mia amica è ingenua, ignara, non sa che sono ambivalenze, infatti non le fuma. Le annusa, ma non le fuma. Le crede sentimenti univoci, unidirezionali, monocolori. E me le mostra come tali.
Il giardino del resto è ben tenuto, non c’è l’ombra di un erbaccia di luogo comune o di invidia del vicino. E' sempre lustro, brillante.
Io, invece, le ambivalenze le vedo. Vedo tutto a scacchi, ma non glielo posso dire. Taccio, mentre lei intenta annaffia qui e là le sue floride aiole, ogni giorno con ansia più o meno leggera, con premura costante; e la osservo mentre mi dice entusiasta con voce di contralto: “ma guarda! guarda che bel bocciolo bianco d’orgoglio materno!”
Ed io dovrei dirle “bianco e anche nero” ma non glielo dico, taccio. Lei però sente lo stesso, perchè sente il rumore dei silenzi e mi dice: “nero cosa?” “Nero il senso di colpa che lo sorregge” “Davvero dici?” chiede con occhi pieni di stupore. “Davvero dico” rispondo seria. “ma io non vedo nessun nero, è bianco bianchissimo” replica accorata, in assoluta buona fede.
Poi rabbuiata, con amarezza vera, aggiunge: “piuttosto guarda, Farola! guarda questo tradimento. Questo si è nero nero... senti che odore tremendo che fa, bleah!” “certo è nero, ma è anche rosso. Guarda bene, c’era della passione sotto, vedi? L’odore ora è questo. Ma assaggia… buono no? Il sapore è un'altra cosa, vero?” E spesso mi guarda sorpresa, stupita di non veder nulla. Ma lo so, si fida di me. E qualche volta, oltre le fitte frasche dell'Assoluto (che le è indispensabile), riesce a intravedere, l’altro lato dell’ambivalenza. Simultaneamente.
Non spesso, ma accade.
Il giorno dopo capovolge tutto: vede quello che non vedeva il giorno prima e non vede quello che vedeva. Annaffia e dice infastidita “ma guarda ‘sto senso di colpa impunito! come cresce florido e nero… Uffaaa! si sta succhiando tutto il nutrimento del terreno” “vero, Briò, ma guarda che è il tuo orgoglio di mamma che lo nutre. Vedi, dentro, questa parte bella e bianca bianca? Quella ci vuole, quella è buona, salva tutto”
E passeggiamo per questo enorme giardino, contemplando tutte le rigogliose ambivalenze del suo animo.
Spesso, visto che ci sono e che lo spazio è tanto, ne approfitto anch’io per farci scorazzare i miei paradossi. Sì perché lei coltiva ambivalenze ed io allevo paradossi, fin da cuccioli.
Li nutro perché mi facciano da guardia e da compagnia, perché diano una parvenza di senso al reale, perché garantiscano una certa eccentrica normalità all’assurdo.
E, mentre scorazzano liberi là dentro, faccio finta che siano pensieri come tutti gli altri, normali da integrare con la realtà. In quel giardino, come in altri luoghi protetti, li tratto come se fossero pensieri normo-dotati, gli sorrido come se non fossero del tutto impossibili altrove, ma solo “diversamente abili”, diversamente “applicabili”. Poveri paradossucci miei!
Insomma io allevo i miei paradossi e la mia amica coltiva le sue ambivalenze.
E insieme camminiamo, e ce ne andiamo ragionando per lunghe passeggiate telefonate càlabrofilòsofe-sìculosofìste, con la consapevolezza solidale di essere state entrambe segnate da un certo dualismo insolubile
“ ‘na ‘nticchia occidentale…” dice lei.
“e sì, comadre, ci colpa Platone!” faccio io.