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lunedì, 19 febbraio 2007


La Smalta e l’Acetona
smaltacetona4

Acetona -  a quest’ora torni? guarda in che condizioni sei. è più di una settimana che non ti fai vedere. arrivi ora che sei consumata

Smalta - uff!  Ace c’è un mondo là fuori ed io ho intenzione di viverlo. non accetto moralismi di buon mattino

Acetona - quale buon mattino? sono le 12.00 e tu fai paura solo a guardarti

Smalta - guarda là la solita disfattista… pussa via… stai lontana da me, aria! ché  non è ancora  il momento
Acetona - iiiooo? io faccio pulizia, cara mia, ripristino l’ordine totale e la natura, mica vivo di frivolezza

Smalta - miiii… che pesantooona!
Acetona - superficiale!

Smalta - aaa! Maroo’ Acetuuuzza e mi sai dire tu a chi piaci? sei così acida e corrosiva che se ti mordi la lingua t’avveleni, tu stessa non ti reggi, confessalo scerì non c’è niente di male!

Acetona - lo so che ti senti intaccata da me, è normale che tu non capisca. eppure se non ci fossi io tu non potresti tornare a fare la tua bella figura, la splendida padrona di casa sempre a posto, sempre brillante. se sei un tipo smagliante è anche grazie a me, ma io ti conosco…  ti conosco davvero

Smalta - ollaaalà... questa poi! guarda tesoro che se sono un tipo smagliante è solo grazie a me e a quelli che mi apprezzano e t’assicuro cara ce n’è di gente che mi apprezza… ben diversa da te per fortuna, ma ora lasciami in pace
Acetona - perché non ti vedono come ti vedo io, perché non ti conoscono come ti conosco io, dopo che hai perso la tua verve, quel tono brillante, quando sei stanca e appannata

Smalta - e allora? Mica possiamo stare sulla breccia sempre, io vivo nella performance e avrò diritto anch’io, tra me e me,  ai miei momenti di cedimento no?

Acetona - eggià … ma tu come faresti senza di me, me lo sai dire?  chi ti farebbe sparire dalla scena sul più bello, proprio quanto la tua patina brillante viene meno e la si comincia a vede negli altri aspetti, diciamo meno attraenti…Madame

Smalta - non so di che parli, io vado e vengo, ma sono sempre me stessa, tu piuttosto sei di un bisbetico...
Acetona - già già, solo che certe volte te ne vai in giro sul viale del tramonto, malconcia, graffiata, spenta,  perdendo pezzetti .e speri pure che nessuno se ne accorga

Smalta  - e te ne stupisci parbleu? sai benissimo che sono molto delicata, basta un niente per farmi male. sono sensibile, basta poco a scalfirmi … proprio tu dovresti saperlo

Acetona  - sì, ti conosco.. e ti riconosco benissimo sotto quella solita maschera, non mi sfuggi, anche quando ti nascondi in interstizi più piccoli di un unghia… io ti scovo

Smalto -  ma ora preferirei che m’ignorassi, sono stanca e tu stai facendo esplodere l’emicrania con tutti i tuoi inutili veleni
Acetona - non avevo dubbi, sull’effetto che ti faccio…

Smalta - ma insomma si può sapere che vuoi da me… zitellona acida?
Acetona - tutto, voglio tutto

Smalta - tutto che?
Acetona - tutta te, confessa!

Smalta - ma confesso cosa? cosa devo confessare? tu come al solito deliri tra i fumi del tuo stesso acido
Acetona - confessa la tua finzione, il tuo artificio, la tua menzogna!

Smalta - ma che  vuoi che confessi, sciocchina che sei! Ma se lo sanno tutti chi sono, è così palese. non faccio misteri di me, sono quella che sono, punto.
Acetona - sì ma agli altri dai solo il meglio e a me sempre il peggio…

Smalta aaa ma allora  sei gelosona? e qual'è il problema? forza sentiamo: il fatto che mi faccia bella ed esca?
Acetona  - nessun problema, esci pure, chi ti dice niente…

Smalta - te l’ho detto mille vooolte di venire con me,  che stare a casa ti fa maaaale. vedi ora come si acida e poi che barba che nooooia
Acetona - iooo fuori non ci voglio andare, quel mondo di apparenza non piace…

Smalta  - eggià tu non ti puoi mica godere l’apparenza

Acetona - è  tutto così finto… tutto così artificiale… tutto frivolo

Smalta - ecco, vedi? Sei piena di pregiudizi, come al solito. certo che poi mi t’inacidisci! Mais un petit peu de livresse cherie non ti farebbe male, sai?

Acetona  - no, preferisco stare a casa,  cara mia. ripristino l’ordine totale e la vera naturalezza , mica vivo di frivolezza e di finzione

Smalta - miii, sai che bello! a casa a  fare pulizie, la proba vira, uff!
Acetona -  eppure mi pare che le mie  sane pulizie  facciano comodo anche a te o sbaglio?

Smalta - certo, e infatti non mi lamento per me, tesoro, mi preoccupo per te, tutta questa acidità domestica non ti farà male? guarda, io proprio non la reggo… ecco mi è esploso il mal di testa….
Acetona - tu non capirai mai la mia serietà, la mia ricerca di pulizia, di verità, di essenzialità, di ordine... una come te non sa nemmeno cosa siano

Smalta - bè ma almeno io non giudico, non aggredisco nessuno, non pretendo che si faccia quello che dico io, rispetto tutti
Acetona - sta a vedere che ora sei tu la santarellina...

Smalta - quello mai! io mi diverto e mi consumo, chi non risica non rosica... ma lascio in pace gli altri
Acetona - ma vaa! ma se pretendi tutta l’attenzione su di te, sei una prima donna, sempre a scopriti di rosso

Smalta - “rosso giungla” please

Acetona - “notatemi vi prego notatemi… ehi voi laggiù, si voi! mi state guardando?”…hi il terrore di passare inosservata, sei.. sei … sei così patetica

Smalta - pateticaaa?? ma patetica a chiii???
Acetona  - a teee!

Smalta - a meee??? razza di zitella acida e invidiosa, come ti premetti….
Acetona - dico la verità, esattamente quello che penso, proprio come lo penso

Smalta - e chi te lo chiede?? E certo tu  devi sempre intervenire,  è più forte di te, devi  sempre e comunque dire la tua. rilassarti no?
Acetona - sei tu che ti vuoi imporre a tutti i costi sempre e comunque

Smalta - no quella sei tu
Acetona - no tu

Smalta - NO TU
Acetona - TU

Smalta - TU
Acetona - TUUU

Smalta - aaaaah feeeerma, non ti avvicinare
Acetona - troppo tardi, ti avevo avvisata

Smalta - noooo fermaaatiii

Acetona - non posso mi sento trascinata da mio istinto, l'hai voluto tu

Smalta  …..

Acetona ….

 

Un ora dopo...

 

Smalta -  … uiiiiiiì mi sento rinata...

Acetona - ah,  eccoti qui di nuovo… sembri in gran forma!

Smalta - oui cherie, mi sento prorpio in forma. allora, mi ammòr, che si fa? quando si esce? che mi metto? uuuh ma che bello sono finita pure sui piedi... questo vuol dire stasera c’è tango!.. evvvaai

Acetona - si ma tanto, Madame la Narcisa, starai dentro scarpe chiuse

Smalta - guarda che neanche ti ascolto, sto troppo bene, mi sento nuova, tirata a lucido

Acetona - ora stai decisamente meglio. e dire che hai fatto tutte quelle storie...

Smalta - roba passata, mon tresor, concentriamoci sul presente, stasera si esce!! Vieni con me?

Acetona - no, va pure, sto a casa e t’aspetto

Smalta - fai un po’ come ti pare,  ma ‘scolta la zia Smalta, te ne pentirai prima o poi

Acetona - va’ va’ e divertiti pure per me, che almeno tu sai come si fa

Smalta - sì, vado. ehi Ace!
Acetona - si?
Smalta -  grazie scerì

  
Man I Love


Fine and Mellow 

Walking My Baby

Postato da: farolit a 20:20 | link | commenti (24) |

mercoledì, 14 febbraio 2007

goccia3 copiaLa riserva.

Detta così sembra qualcosa per creature protette e in via di estinzione.

Un habitat particolare dove eccezionalmente valgono altre regole. Un privilegio e una limitazione al contempo. Una lusso circoscritto. Una risorsa di emergenza. Oppure una sospensione del convincimento, una remora sulla speranza. Un freno anticipato di prudenza.

E invece.

E invece la riserva che intendo io è l’altra parte.

L’altro lato di noi. La parte bianca di questo foglio, quella che garantisce visibilità chiara al segno, libertà all’immaginazione tra le righe o le pennellate.

La riserva, lo spazio vuoto, il tempo non agito, la sosta dal resto, la pausa sospesa, l’affrancamento dal sé, il respiro tra una parola e l’altra, il silenzio tra un pensiero e l’azione. Il sonno tra i sogni.

La cassa armonica cava, ampia, dentro cui risuona l’anima, come una musica taciuta.
L’altro lato di noi. L’implicito cielo necessario alle nuvole o al sole di passaggio.

Il libero arbitrio di non essere e di essere.

Spesso chi vive d’azione e di tempo occupato, impiegato, farcito di gesti,  scongiura l’horror vacui del giorno con la pratica disciplinata di attività  ininterrotte.  Non sa vedere l’irrinunciabile necessità della riserva. Anzi. Esorcizza lo spazio vuoto e  il tempo non agito,  come un male da evitare, il male di doversi ascoltare senza interferenze, senza la possibilità salvifica di equivoci del tempo occupato.

E invece è lì, nella riserva, io esisto di più e meglio. Non so voi. E’ un discorso oziosissimo per alcuni. Certamente inutile per chi pensa di fare a meno della riserva.

Ma i gatti sanno.

Loro sì. Svuotano il tempo dall’azione e contemplano la grazia della riserva con somma saggezza. Con eleganza altera persino. Lenti, naturali, misurati. Capaci di lunghi sonni quieti e di scatti sorprendenti e perfetti. Cultori e maestri di una materia di sapienza zen.


Potessimo davvero essere gatti…

Questo pensò la Cicala travestita da Formica, scrivendo questo post, alla scrivania del suo nuovo improbabile lavoro, in un momento di riserva affrancato da tutto.

Il formichesco compito di quel giorno era stabilire l’obbiettivo giornaliero e perseguirlo. 

Ufficialmente il suo obiettivo fu quello di stilare una lista di contatti e una lettera di presentazione, fare domande al suo tutor e prendere visione del dossier. Questo fece l'apparente formica.
La Cicala invece perseguì l’obiettivo giornaliero vero, l'empito: non smarrire la riserva.
E lo fece scrivendo questo post sulla sua stessa necessità.
Ed ecco, disse, obiettivo raggiunto.

Pollìnisciopèn

Postato da: farolit a 15:06 | link | commenti (23) |

martedì, 06 febbraio 2007

rousseau

Ho un amica che coltiva ambivalenze.  Nel giardino di casa sua. Un giardino enorme, bello e terribile. Le coltiva con premura segreta, come altra gente coltiva marijuana.

Ma a differenza di questa la mia amica è ingenua, ignara, non sa che sono ambivalenze,  infatti non le fuma. Le annusa, ma non le fuma. Le crede sentimenti univoci, unidirezionali, monocolori.  E me le mostra come tali.

Il giardino del resto è ben tenuto, non c’è l’ombra di un erbaccia di luogo comune o di invidia del vicino. E' sempre lustro, brillante.

Io, invece, le ambivalenze le vedo. Vedo tutto a scacchi, ma non glielo posso dire. Taccio, mentre lei intenta annaffia qui e là le sue floride aiole, ogni giorno con ansia più o meno leggera, con premura  costante; e la osservo mentre mi dice entusiasta  con voce di contralto: “ma guarda! guarda che bel bocciolo bianco d’orgoglio materno!”  

Ed io dovrei dirle  “bianco e anche nero” ma non glielo dico, taccio. Lei però sente lo stesso, perchè sente il rumore dei silenzi e mi dice: “nero cosa?” “Nero il senso di colpa che lo sorregge” “Davvero dici?” chiede con occhi pieni di stupore. “Davvero dico” rispondo seria. “ma io non vedo nessun nero, è bianco bianchissimo” replica  accorata, in assoluta buona fede.

Poi rabbuiata, con amarezza vera, aggiunge: “piuttosto guarda, Farola! guarda questo tradimento. Questo si è nero nero... senti che odore tremendo che fa, bleah!” “certo è nero, ma è anche rosso. Guarda bene, c’era della passione sotto, vedi? L’odore ora è questo.  Ma assaggia… buono no? Il sapore è un'altra cosa, vero?” E spesso mi guarda sorpresa, stupita di non veder nulla. Ma lo so, si fida di me. E qualche volta, oltre le fitte frasche dell'Assoluto (che le è indispensabile), riesce a intravedere, l’altro lato dell’ambivalenza.  Simultaneamente.
N
on spesso, ma accade.

 Il giorno dopo capovolge tutto: vede quello che non vedeva il giorno prima e non vede quello che vedeva. Annaffia e dice infastidita  “ma guarda ‘sto senso di colpa  impunito! come cresce florido e nero… Uffaaa! si sta succhiando tutto il nutrimento del terreno” “vero, Briò, ma guarda che è il tuo orgoglio di mamma che lo nutre. Vedi, dentro, questa parte bella e  bianca bianca? Quella ci vuole, quella è buona, salva tutto”

E passeggiamo per questo enorme giardino, contemplando tutte le rigogliose ambivalenze del suo animo.

Spesso, visto che ci sono e che lo spazio è tanto, ne approfitto anch’io per  farci scorazzare i miei paradossi. Sì perché lei coltiva ambivalenze ed io allevo paradossi, fin da cuccioli.

Li nutro perché mi facciano da guardia e da compagnia, perché diano una parvenza di senso al reale, perché garantiscano una certa eccentrica normalità all’assurdo.

E, mentre scorazzano liberi là dentro,  faccio finta che siano pensieri come tutti gli altri, normali da integrare con la realtà. In quel giardino, come in altri luoghi protetti, li tratto come se fossero pensieri normo-dotati,  gli sorrido come se non fossero del tutto impossibili altrove, ma solo “diversamente abili”, diversamente “applicabili”. Poveri paradossucci miei!

Insomma io allevo i miei paradossi e la mia amica coltiva le sue ambivalenze.

E insieme camminiamo, e ce ne andiamo ragionando per lunghe passeggiate telefonate càlabrofilòsofe-sìculosofìste, con la consapevolezza solidale di essere state entrambe segnate da un certo dualismo insolubile   

“ ‘na ‘nticchia occidentale…” dice lei.

“e sì, comadre, ci colpa Platone!” faccio io.


Flores del alma 


Valse de Amelie

 
Zorro gris

Dos gardenias

Postato da: farolit a 21:21 | link | commenti (28) |