Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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Biodiversità, parliamone.
L’altro giorno apro il mio buon vecchio armadio (quello in cui mio cugino F. pensa di essere stato lungo tempo, in una vita precedente, ad aspettare che sua madre si decidesse a metterlo al mondo) e che ci trovo?
Ci trovo un’intera famiglia di borsecalde. Roba da Piero Angela.
“Uuuh guarda non mi ero proprio accorta che si erano riprodotte! Misteri della natura! E dire che le avevo stipate lì nella penombra senza nemmeno presentarle tra loro.”
Raramente s’incontrano le mie borsecalde. Difficilmente riescono a stare tutte insieme. Durante la notte sono tutte impegnate a darsi di fare per l'ecosistema della famiglia, dislocate in punti diversi della casa: la piccola all' angolo del letto della sorella, la quale di giorno va in giro scollacciata e di notte le duele la cervicale; la media all'angolo del letto (o armadio o divano) della madressa che di giorno ha sempre caldo (per statuto!) ma la notte anche lei, come tutti, ha bisogno di un teporoso viatico per il sonno; la grande (generalessa!) ai piedi del mio letto, sotto la fida trincea di due strati di un piumone, tre coperte e una trapunta professionista.
Insomma trovarle lì, tutte insieme, in intima unione, a figliare in Aprile, dopo aver elargito generosamente calore e conforto per tutto l’inverno e mezza Primavera… commuove, assai e davvero. Le guardo e mi accorgo che sono il florido emblema della biodiversità. La mia in particolare.
Si perché io, nel mio habitat casalingo, sono quella che ha sempre freddo e che offre tanta soddisfazione alle borsecalde, almeno fino a Giugno. Le onoro e le rispetto fino alla fine anche quando stanno per agonizzare e perdono acqua nel letto. Grata la mia fede non vacilla. Ne è causa la mia consolidata immutabile biodiversità che è davvero davvero molto molto diversa. Così diversa che spesso viene scambiata per un disturbo, per una disdicevole incapacità di adattamento, qualcosa da correggere, da cambiare, da curare.
Certo nessuno chiederebbe mai ad un cactus di adattarsi al polo Nord o ad un pinguino di farsi piacere il deserto. A me invece spesso si è chiesto e si chiede di non sentire freddo, proprio quando invece io lo sento. Senza accettare che se io lo sento, il freddo, per me c’è. Non lo immagino semplicemente, c’è.
La biodiversità materna è completamente opposta. La più opposta che abbia mai incontrato. La tellurica ha sempre caldo. La sua termopercezione è autarchica. Lei pensa che il freddo non esista e vive come se così fosse. Ragion per cui non tollera alcun tipo di riscaldamento anche se fuori nevica e nonostante i suoi dolori artrosici. Lei il freddo lo nega. Le viene facile perché la sua biodiversità non glielo rende ostile, semplicemente non glielo fa percepire. E' spaventoso e ammirevole vederla: con quei suoi piedi nudi in balcone nei 4 gradi di una notte di Dicembre mentre quieta stende il bucato ed io starnutisco per lei.
Dal momento che ella, al contrario di tutte le bionormali madri apprensive che coprivano i figli per proteggerli dalle infreddature, si applicò con ostinato metodo a temprarmi, ancora pargoletta, esponendomi placidamente ad ogni tipo di intemperie, soprattutto al freddo che lei non sentiva. Continuando poi candidamente a stupirsi di quelle continue otiti recidive e dolorose (una pure perforante!) di cui pativo, insieme a continui febbroni e innumerevoli tonsilliti. Non si arrendeva all’evidenza della mia biodiversità. Pretendeva che fossi figlia della sua. E tornava puntualmente all’attacco con la sua intollerabile idea di tempra. Certo sì, una cosa alla fine si è temprata: i miei nervi.
Alla fine per esorcizzare il freddo e guadagnare calore (cioè salvezza e sopravvivenza) ho fatto di tutto: ho bruciato molti vestiti per stare aderente il più possibile al calore di stufe e caminetti, qualche volta - non lo nego - ho bruciato anche le mie stesse carni. Non me ne vergogno: ho addirittura selezionato fidanzati anche in funzione delle loro qualità termocoduttrici corporee e sentimentali.
Ho conquistato una intolleranza assoluta al freddo (quasi un’allergia psicologica) e contemporaneamente una tolleranza autentica per le biovarietà, tutte, compresa la sua. L'insostenibile e ostile biodiversità materna. Così quando a Gennaio fuori urla la tramontana e lei nei furori del suo strurmundrang spalanca portefinestre come fosse Maggio esclamando "qui dentro fa caldo, ma senti che bell’arietta fuori… " io sorrido torva, silenziosa, mi metto un secondo strato di pile e penso ad Agosto, a quando sullo stesso divano staremo io lieta (a godermi la brezza notturna e l’odore di gelsomino) e lei agonizzante (con gli occhi strabuzzati e la fronte imperlata di sudore a dire “sto morendo…”) biodiversamente.
Insomma, siamo tutti biodiversi. E tutti necessari allo stesso ecosistema esistenziale proprio con le nostre opposte differenze. Dobbiamo coesistere tra diversi e opposti perché questo, per quanto possa sembrare strano (folle!) incompresibile, è necessario agli equilibri, alla vita stessa, la nostra.
Ed è anche un ottimo esercizio di fiducia sapere che esiste qualcosa di fondamentale per un altro e che la nostra percezione non sa o non può cogliere, ma che comunque esiste e, che ci piaccia o no, ha significato anche per noi. Dopo anni e anni di biodiversa convivenza io e la madre lo sappiamo bene. E quando ci prendiamo le mani (e le sue sono rosse e calde e le mie azzurrine e gelide) ci guardiamo stupite di poter essere geneticamente consanguinee. Stupite e anche ammirate.
E tu, creatura dell'ecoweb, tu che biodiversità sei?
Ecco qua. Lo sappiamo tutti: non ci sono più le mezze stagioni.
Nemmeno dell'anima.
A dire il vero non ci sono più nemmeno le stagioni intere.
O forse ci sono ancora e non arrivano quando devono, ma solo come e quando dicono loro, in ordine sparso.
Un Equinozio d’Inverno così ancora non l’avevo visto, e non me l’aspettavo. E dire che sono sempre pronta a tutto.

Ma non immaginavo che aspettasse me, per stroncarmi nel letto di dolore influenzale con febbroni very hot, gola in fiamme, cervello bollito, mal d’orecchi, mal di ossa, mal di stomaco… mal di male, mal di tutto insomma.
La Revancha del Invierno.
Non mi lamento, ho solo sottovalutato il Nemico, mai farlo.
Ho un attenuante però. A mia discolpa dirò che sotto sotto, sotto tutto quel freddo, ho sentito che il Nemico non c’era più. Sotto quel freddo ottuso, ribadito, sostenuto, incoercibile c'era invece qualcosa di diverso, di nuovo, di rinascente: luce soprattutto. E felicitarmene mi costò.
Perché in realtà
Dal mio letto di dolore infatti ne ho approfittato per seguire, come un divertito spettatore in poltrona, lo spettacolo del risveglio primaverile dei miei amici, maschi e femmine. Sono differenti.
Le amiche, le femmine, rifioriscono dal freddoloso letargo a sciami.
Due entrano frizzatine e ridarelle nella mia stanza di moribonda, con voci squillanti canticchiano sfotticchiano, pronte alla battuta maliziosa, tutte toniche, pimpirinelle, profumate e smaglianti: una senza calze, l’altra in minigonna (fuori ci sono sempre 7 gradi). Mi aprono l’armadio, come bambine curiose, giochicchiano con i miei trucchi e brillocchi.

E mentre io, incantata dalla loro primavera, le fotografo, se ne vanno. Se ne vanno al tango lasciando nella stanza una scia fiorita di risate e di scherzose intenzioni. Intanto un’altra mi telefona: si è appena comprata un top di seta bianca (fuori ci sono sempre 7 gradi) e, allegra di speranza, viene a portarmi medicine di sostegno e cioccolata di conforto. Un'altra, sempre a telefono, esordisce cantando: si è innamorata di un perfetto sconosciuto visto una sera e poi mai più. Tutte aspettano baci.
Se li aspettano allegri, come fiori sbocciati, schioccati all’improvviso con guizzi d’euforia. Con gioia.
Queste sono le femmine: preparate a "la" Stagione, pronte alla fioritura. Adorabili.
I maschi. I maschi invece.
I maschi, poretti, devono ancora metabolizzare l’Inverno del loro scontento. Lenti.
Ed io paziente Sarchiapone li ascolto, dal mio letto di dolore al telefono: lamentosi, tutti.
Uno c’ha le paturnie da zitello fondamentalista eternamente insoddisfatto e insoddisfabile; l’altro combatte con la doverosa inettitudine dell’uomo impegnato e fedele, sogna l’avventura e non si da pace; un altro, seduttore consumato, quasi s’atrofizza nell’assenza di desiderio: ha avuto troppo e senza sforzo prima ancora di volerlo; un altro ancora annaspa nell’indecisione-insoddisfazione cosmica ed eterna: né con lei né senza di lei. E nel dubbio sta senza, rinuncia.
Nessuno di loro bacia. Nessuno ci pensa nemmeno ai baci o all’allegria.
Sono tutti un mugugno gemebondo e svogliato. Come se quasi temessero
Insomma, verrebbe voglia di dargli qualche integratore, un ovetto sbattuto, un po’ d’allegria, un pizzicotto, due calci, tre baci, un qualche aiutino, creature. E invece... invece bisogna aspettare che si accorgano del risveglio primaverile, che ci arrivino tutto da soli. Semmai ci arrivano. Questo penso, mentre li ascolto, sconsolata, senza dirglielo.
Poi mi ricordo che devo avere fiducia nella Natura (natura non fecit saltus ripeteva mio nonno medico, sessuologo per l’esattezza) senza forzarla.
Tao - mi dico - Tao.
La Natura farà il suo corso, come sempre: è solo questione di Tempo.
O di mezzotempo.
Ecco sì, lo confesso, dal mio piccolo osservatorio emozionale, ora che arriva la stagione dell’amore, le femmine mi sembrano decisamente più sveglie dei maschi, più in linea col tempo, con la natura, con i cicli delle stagioni, coi propri desideri. E forse è giusto che sia così.
In fondo, mica si scherza: ne va della sopravvivenza della specie.
Botch a me
I ve got rhythm
take me out to the ball game

Desiderio da mesi mi tormenta un post che non riesco a scrivere.
Atarassia e fai… fai…
Desiderio che significa “fai fai…”?
Atarassia significa che l’esperto dell’agire sei tu. Fai fai, scrivi, che vuoi da me che t’aiuti?
Desiderio magari!
Atarassia ma io non desidero scrivere nessun post. Anzi, io non desidero, punto.
Desiderio ma come si fa?
Atarassia come si fa cosa?
Desiderio a non desiderare
Atarassia è molto semplice, mooolto molto semplice: a un certo punto accade, non bisogna volerlo. come l'amour
Desiderio mica ci credo. La tua è solo una posa, un posa difensiva.
Atarassia ma nooo, sono rilassatissima io. Tu piuttosto, mi pari alquanto agitato, sempre in affanno
Desiderio direi vitale, capisco che il concetto di "vitalità" ti sfugga, forse la parola stessa ti è scognita
Atarassia concetti? parole? Fai fai… hai tutto per scrivere il tuo post
Desiderio sì lo devo scrivere, me ne devo liberare
Atarassia e che aspetti? vai, evacua…
Desiderio finora ho aspettato e aspettato che maturasse la forma più adatta, la meno noiosa
Atarassia hai covato…
Desiderio la forma è importante
Atarassia giàggià…
Desiderio perché spesso mi annoio delle mie stesse parole, pretendo che vengano ad interessarmi, altrimenti languo, quasi mi assopisco
Atarassia quanto la fai difficile, cocco mio...
Desiderio io direi che la faccio "significativa"
Atarassia aaa allora se la fai "significativa" ….
Desiderio ma cerca di capire: le parole sono importanti
Atarassia anche il silenzio
Desiderio sì a volte loro tacciono magari quando le chiamo. O peggio arrivano inutili e mi ammorbano. Ed io lì a ripetere “zitte, state zitte se non sapete cosa dire”
Atarassia ecco bravo segui i tuoi consigli, taci
Desiderio no, devo parlare. E vorrei che mi ascoltassi. Vorrei parlarti della mia utilità, sono necessario, indispensabile.
Atarassia a chi?
Desiderio a tutti, alla vita stessa, a te
Atarassia a me no. Con me se vuoi puoi parlare della tua superlflua inutilità.
Desiderio ma non è vero!
Atarassia cosa? Che faccio volentieri a meno di te?
Desiderio non ci credo, nessuno può fare a meno me, nemmeno tu. una volta non eri così, eri diversa, mi amavi, mi capivi...
Atarassia guarda che non m’incanti
Desiderio eppure una volta mi seguivi ovunque, obbedivi paziente, docile, grata, fiduciosa
Atarassia quando io non ero io. ma le cose cambiano, fattene una ragione, io ora sono libera …. Aaaah liiibera, senti com’è significaiva questa parola ah ah ah
Desiderio ma libera da che?
Atarassia da te, dalla assurda legge che ti governa e con cui governi tutti quelli che incontri, la dura legge del desiderio cui sono tutti ridicolmente sottoposti, poveracci… schiavi
Desiderio questo non fa di me un tiranno, sono molto amato
Atarassia ipocrita, tu sei un demagogo della peggiore risma… lo sei almeno fin quando epicureamente non decidiamo di sottrarci al giogo mortificante del tuo potere… eh eh eh a quel punto il re è nudo! ed evapori, non esisti, non servi, non sei necessario, sei solo una sagoma di cartone, una direzione fittizia, virtuale, sostituibile, inutile… sei inutile! lo capisci?
Desiderio ma guardati come sei ridotta senza di me! sdraiata sull’indolente amaca del non essere, sepolta viva, inerte. E’ come se non esistessi. Sei quasi morta.
Atarassia sei tu che non mi vedi, non mi riconosci, perchè tu riconosci solo quelli a cui sembri necessario. sei autoconsistente e monotematico, e anche un po’ stupido
Desiderio cazzate! Quando mi ascoltavi eri diversa, migliore; perchè chiunque mi ascolta è migliore, perchè tutti abbiamo bisogno di pulsione continua che ci muove, che ci rende dinamici, vitali, motivati, costruttivi, aperti alle possibilità, abili a scegliere… appassionati persino, io sono la vita
Atarassia calmino col delirio di onnipotenza! Tu sei solo una parte della vita, esattamente come me
Desiderio ma se io non ci fossi la vita stessa non ci sarebbe, nemmeno la riproduzione… mentre di te si può fare a meno
Atarassia sei un primitivo, è inutile spiegarti la biologia
Desiderio ennò questo non te lo consento! Io sono semplice come i bambini. Pensa ai bambini, tu non esisti nei bambini! Io sì.
Atarassia i bambini sono essenziali, in loro esistiamo entrambi, entrambi allo stato puro e migliore
Desiderio io sono essenziale in loro, anzi sono fondante, tu non direi…
Atarassia significativa la parola “fondante” … Beati i bambini (quelli veri!) titani onnipotenti della legge del desiderio, a loro si è concesso che il desiderio si realizzi nell’atto stesso di formularlo. Però spesso il desiderio dei bambini (quelli piccoli piccoli) coincide col mero bisogno primario: nanna, pappa, cacca… mamma, palla. E’ tutto più facile, la loro onnipotenza dei desideri è legittimata, è semplificata, è appagata, è semplice. Felice quasi. Dico quasi perché anche a loro fai pagare i tuoi prezzi, quando da grandi scopriranno di non essere onnipotenti, anzi di essere sempre più onniIMpotenti ah ah ah
Desiderio ma quanto ti sbagli! Da grandi impareranno a dire “volli, sempre volli, fortissimamente volli … finchè non ottenni"
Atarassia a si? E con l’amour? … cSi dico come la mettiamo con la dura legge del desiderio amoroso? … Quante anime in pena tormentati senza pace con desideri inappagati e inappagabili, quanti quelli che patiscono l'assurda costrizione di desiderare oggetti irraggiungibili, non corrispondenti nel desiderio. La maggior parte del desiderio d’amore non è corrisposto. Per non parlare di quello corrisposto che prima o poi muore ineluttabilmente. Altro dramma tragicomico.
Desiderio ma "desiderare qualcuno" è comunque vivificante anche se non si è corrisposti, "desiderare" non è necessariamente "desiderare di essere desiderati", avere qualcuno che suscita il desiderio ci rende vivi in sè
Atarassia … Bè, sai come si dice, “è la migliorìa della morte”
Desiderio sarebbe?
Atarassia sarebbe quello stato di ebbrezza vitale, quel ultimo guizzo di euforia prima di spirare per sempre…
Desiderio sei insopportabilmente cinica
Atarassia e tu sei paradossale, assurdo, beffardo, deludente, fallace, ridicolo. Tu muori nel momento stesso in cui ti appaghi. Lì al compimento esaurisci la tua preziosa spinta, raramente la rinnovi.
Desiderio rinasco anche, continuamente
Atarassia per poi morire ancora e ancora …
Desiderio sorgo ogni giorno come un germoglio lucente e mi protende al nutrimento del sole e della speranza. Io pretendo di vivere, di crescere di trovare spazio in questa esistenza, di scandire bene bene “io ci sono. Io ti sono." Desidero ergo sum
Atarassia e quanto tempo ed energie sprechi e fai sprecare a chi t’incontra? quanti sentieri ciechi e senza sbocco nell’eterna gara che ostinatamente ingaggi con il tempo? gara che perdi, perché il tempo vince, ti vince sempre, ti consuma, ti estingue caro germoglio. E persino quando sopravvivi non sei mai quello che speravi d’essere in partenza: devi comunque cambiare, adattarti, morire due volte.
Desiderio ma questa è la vita, ed è sempre meglio del tuo epicureismo fai da te.
Atarassia anche l’epicureismo fai da te è vita, anzi piacere, piacer figlio di quiete … senza le tue vane illusioni, senza il dolore. Te lo ripeto: io sono libera dalla dura legge del desiderio. Ed è uno stato di grazia insostituibile.
Desiderio sì, libera com’è può esserlo un morto
Atarassia sono un paradosso ozioso, nel più puro farolit-style, sono viva e senza desideri, governo il tempo senza ansia
Desiderio è una patetica ribellione intellettuale la tua, persino tu non puoi sottrarti ai bisogni primari.
Atarassia nanna, pappa, cacca? Ma certo t’ho gia detto che quelli sono desideri davvero necessari ed essenziali. tutto il resto è noia
Desiderio dimentichi quando mi amavi e mi condividevi, tutte le volte che con me hai desiderato fortemente e intensamente qualcosa ed hai attivato le tue migliori energie a perseguire intensamente, metodicamente, devotamente, fedelmente, appassionatamente l’oggetto dei tuoi desideri, gioivi
Atarassia nooo, non lo dimentico. Ricordo perfettamente che la maggior parte delle volte che ho desiderato intensamente e attivamente qualcosa non l’ho mai ottenuta, non è mai giunta a ripagare la fede devota dell'attesa. O peggio, peggio, giunse. Ma lo fece così tardivamente, così fuori tempo e fuori sentimento, così fuori significato da risuonare come una beffa tragica. Poi si cresce, però caro Desidè.
Desiderio no, non è vero, parli da desiderio ferito, perché questo sei
Atarassia none, io non sono, o meglio sono tutto quello che tu non riesci ad essere, come il vuoto zen che a te sembra povertà assoluta e invece è somma ricchezza. Ma tu devi riempire di te ogni spazio vuoto e capisco che per te io (e il mio vuoto sacro) sono una forte tentazione… in fondo ti attraggo
Desiderio basta coi paradossi!
Sogno chi ha detto basta coi paradossi? Permeeesso…
Atarassia To' guarda… tuo cugino, Sognetto scerì caschi a fagiuolo
Desiderio lascia stare mio cugino. Sogno tu che ci fai qui?
Sogno non sono qui per te
Atarassia eh eh eh
Desiderio nooo, non mi dire che sei qui per lei
Sogno eeeeh sì (sospiro)
Atarassia questa non te l’aspettavi Desidè…
Desiderio no, davvero no, ma giusto un ebete come lui può sentirsi attratto da una come te, siete incompatibili
Atarassia e tu sei geloso
Sogno ma perché, Desidè, non si può andare d’accordo tutti e tre?
Desiderio ah ah ah
Atarassia ah ah ah
Desiderio è irriducibile, è sempre stato così, fin da piccolo
Sogno ma perché? che ho detto di così assurdo?
Atarassia niente niente, gioia, niente … tutto è possibile se uno ci crede. non è vero Desidè?
Desiderio massì, massì
Sogno non mi trattate da ingenuo, altrimenti chiamo mamma Utopia
Atarassia pour l'amour de Dieu, chi la regge...
Desiderio si Sognettino, non c’è bisogno di chiamare la mamma
Sogno bene allora siamo d’accordo: uno per tutti e tutti per uno
Atarassia sì, tesorino, per te questo e altro
Desiderio e ora che si fa?
Atarassia già che si fa?
Sogno ma come che si fa? Si dorme
Desiderio si dorme?
Atarassia si dorme?
Sogno si dorme e si sogna.
volare