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martedì, 25 settembre 2007

Ermèlelangelo2

E venne l’Angelo dell’Apocalisse. Il secondo, Ermèle.

Venne a completare il lavoro iniziato dal primo, Vanèle.

Su Atròphia le Apocalissi iniziavano sempre in autunno e primavera, i periodi in cui i creaturi sono più instabili.

Vanéle, fascinoso piumato, fu mandato a barattare parole piene con parole vuote, di senso.
Tempo a dietro l’Ordine Naturale delle Senso delle cose lo aveva inviato, di lassù,  per mettere alla prova gli Atròfidi. Così aleggiando col lieve piumaggio il volangelo propugnò la divina Propaganda dell’alleggerimento:  “più parole, più leggere”.
Ma, pigri, gli Atròfidi interpretarono “più parole più leggere" come " più leggere più vuote, più parole più vuoto". Del resto...  c’era una tale stanchezza in quelle stagioni dell’anno che la parola “alleggerimento” suonava facile  come un balsamo e una cura.  E così  tutti vollero precipitarsi a dire e a pensare  parole leggère, parole svuotate…  Una pacchia!

Il mondo si riempì prestissimo di quelle parole. 
Ogni silenzio – anche il più nascosto e segreto - venne occupato da parole scritte, digitate, radiofonate, telefonate, messaggiate, chattate, bloggate, copiaincollate, dette. Tante. Tutte sostituibili, intercambiabili, equivalenti, evanescenti.  Assenti. Vuote.

E nessuna faceva più male, come certi sassi che il mare ha consumato.

E nessuna faceva più bene, come le parole tue per me.

Tutte, in poco teletempo, avevano raggiunto lo stesso stato indifferenziato, inefficace, vano. Non servivano più.

E più si alleggerivano,  (e più si alleggerivano, più se ne abbondava)  meno servivano.

Qualcuno, uno di quei pochi di poche parole a cui il peso delle parole non pesava, se ne accorse e cominciò a tacere.  Voleva parlare attraverso silenzio. Ma subito i suoi silenzi venivano invasi da nuove parole leggere, vuote e tante.
Qualcun altro (di quei pochi per cui la parola era ancora un peso consistente, utile, necessario) smise di usarle e cominciò a fare gorgheggi, suoni di significato, richiami di senso;  ma fu capito solo dai pochissimi consimili. I più continuarono a consumare parole parole parole  tutte leggere, tutte vuote.  E tante.

Fin quando non arrivò il secondo Angelo inviato dall’Ordine Naturale delle Senso delle cose ... Ermèle, bello e terribile come silenzio tonante, planò e annunciò a tutta Atròphia l’imminenza di un terribile flagello: la sparizione di tutte le parole.

Questa era la punizione per l’abuso  delle parole leggère, per il consumo indiscriminato del senso. Per lo svuotamento del peso e del significato. I creaturi restarono basiti, quasi senza parole, quasi.
Subito supplicarono l’angelo di risparmiarli da quella terribile punizione, ché avrebbero provveduto con ravvedimento operoso a rimediare lo spreco . L’angelo fu implacabile. Silente.

- la prego, signor Angelo, sia buono, ce ne lasci almeno qualcuna… -  esortò a gesti  l’avvocata delle Cause Perse e dei Paradossi Vinti

- sì! sì!  - fecero in coro gli Atròfidi

- non posso farlo –  rispose l’angelo, senza una parola, solo con un battito di ciglia

- sì che può, altrimenti che angelo è? -  incalzò l’avvocata delle cause perse sbattendo anche lei le ciglia

- io sono solo un mero esecutore, non posso decidere al posto dell’Ordine. E poi l’Ordine ormai è partito e, una volta che l'ordine parte, si sa,  non torna indietro -  precisò Ermèle senza una parola, corrucciando la deliziosa ruga tra le sopracciglia

- allora vada subito a parlare con l’Ordine, lo raggiunga, lo fermi. Gli parli. Lo silenzi. Gli dica che siamo disposti a farci bastare una parola a testa, una sola. Con il suo segno e il suo significato.

- bella responsabilità… - disse Ermèle dilatando le tornite narici mosse a pietà

- sia buono... -  plorò  l’avvocata  dei Paradossi  flettendo leggermente le ginocchia paracule

- vado sì, ma non prometto niente  - disse l’angelo ed  essendo angelo andò e tornò in un battibaleno

- già qui? -  chiese  con una giravolta del polso l’avvocata dei Paradossi Vinti

- ooooh! – fecero gli Atrofidi

-  ne hai facoltà, Ermè, sei un angelo!  – ribadì l’avvocato dell’angelo con un inchino

- eccomi qui… di pissona pissonalmente – proclamò Erméle, senza una parola, sollevado le palpebre appena -  sono lieto di annunciarvi che  l’Ordine del Senso ha accettato la vostra richiesta. Ognuno di voi potrà salvare una e una sola parola. E insieme ad essa avrà in dono anche la facoltà di trasmetterla, ma solo a chi voglia ascoltarla.  Scegliete, dunque, una parola da portavi nel Tempo del Senso.  Il resto sparirà.

- ogni memoria? - indagò l’avvocata dei Paradossi Vinti alzando uno scandalizzato sopracciglio sinistro

- certo - disse l’angelo dilatando le pupille nel suo solenne mutismo

- ooooh! – fecero gli Atròfidi

- anche la capacità di memorizzare? - specificò l’avvocata dei Paradossi alzando anche il sopracciglio destro

- quella rimarrà, ma sarà possibile solo per le parole nuove - puntualizzò Ermèle, senza una parola,  facendo apparire  una fossetta della bianca guancia

- ma tutte le parole saranno nuove! tranne l’unica già che sappiamo - dedusse  pigramente un arguto Atròfide sudando da tutti pori del corpo

- sì,  è così – disse Erméle, senza una parola, alzando l’indice destro

- sù, non è difficile … -  esortò  l’avvocato dell’angelo alzando l’indice destro

- non è nemmeno facile… - commento l’avvocata dei Paradossi alzando l’indice sinistro

- imparerete tutto di nuovo, ribattezzerete il mondo - continuò Erméle, senza una parola, battendo dolcemente con la pianta del piede

- perderemo tutto! il senso di tutte le cose...  – fecero gli atrofidi con palpiti del cuore

- niente che non abbiate già perso… - puntalizzò Erméle, senza una parola, con un irresistibile broncetto del labbro inferiore - imparerete tutto di nuovo, soprattutto a rispettare il senso delle parole.

- non rimane che cercarlo di nuovo,  ricostruilo - sentenziò rassegnata l’avvocata dei Paradossi Vinti piegando un po' le spalle

- basta! - tuonò  l’angelo - è arrivato il Tempo che il Senso riprenda il suo Regno.

- ooooh! – fecero gli Atròfidi

- aiuto! – sibilò stridulo qualche sparuto neurino perizomato

Cadde il silenzio.  Dai riccioli di Erméle, come oro. Nulla si mosse.

-  Scegliete una parola. Una e una sola. E lasciatela qui

 

 

O passante che ciberpassi, questo è un post-o silenziosissimo.
Rispetta il silenzio. Godine. E lascia se ti va, una parola. Una e una sola. La tua, quella che salvi e che per te ha senso qui, ora e sempre. E poi se vuoi scambiala con chi vuoi.

 

Postato da: farolit a 18:59 | link | commenti (52) |

lunedì, 17 settembre 2007

 Distopia NamberUàn

(fantascienza, ragazzi, mica realtà)

 

lestellesopradinoi

 

Analessi. Base lunare del 4504 - Colonia Terrestre AlfaBetaZeta QuattroPuntoG. Orland, Dipartimento Desideri Smarriti.

 Celsy, ermafrodiana del 7002, viaggia nel tempo. Va in in visita dall’amica terrestre Genette nel 2007  e la trova in un penoso stato di abbattimento. Un precoma fisico e morale dovuto alla totale perdita del desiderio di un uomo e allo stesso tempo al bisogno disperato. Un'anoressia di genere dovuta  all’estinzione “ideale” degli uomini e delle donne terrestri. Decide di salvarla mettendosi alla ricerca di un uomo. Si sposta nel tempo e nello spazio alla ricerca della spiegazione del mistero, della soluzione del busillis. E di un antidoto.

Tra le mille avventure, per cercare il desiderio perduto di Genette, Celsy finisce anche sulla Luna.

 

-         Che fine hanno fatto gli uomini? - strillò Celsy puntando il suo dito minaccioso sul muso calmo dell’impiegata del Dipartimento Desideri Smarriti

-         Guardi, si calmi, sa bene che non posso aiutarla. – rispose  l'impiegata con un sorriso divertito da sopra gli occhiali - Non trattiamo questo genere di domande. Del resto nessuno se le fa più da molto tempo. Ere saturniche, per l’esattezza.  La sua, cara signorina, è una domanda anacronistica

-         E la sua, cara signora, non è nemmeno l’intenzione di una risposta. Vengo appunto ora dal passato terrestre. Mi dica dove posso trovare un uomo, almeno uno. Ora, subito. E non è una domanda.

-         Mi creda, se lo sapessi glielo direi. Anzi mi ci teletrasporterei per prima. Io son nata qui, mia nonna era terrestre, ma un uomo non l’ho mai visto nemmeno in ologramma.  Bisogna arrendersi all’evidenza… uomini non ce n’è.  Si sono esitinti nel terzo millennio terrestre.. C’è stata una grande moria della maschitudine come ella ben sa. Ora torni al passato e se ne faccia una ragione.

-         Faccia meno battute. Non è il momento. Ho un’emergenza. Sulla shopmobil la mia amica sta agonizzando, è una terrestre femmina, l’ho portata qui dal 2007, l’unica possibilità di salvarla è trovarle un vero  uomo al più presto… mi hanno detto che qui…

-         Ah poverina.. Un’antica terrestre vero? non ha fatto il vaccino “ISNSD”? è l’unico rimedio

-         Il cosa?

-         ISNSD I Sogni Non Son Desideri… l’Anticerentola! Lo scoprirono subito dopo l’epidemia, verso la metà del terzo millennio terrestre. Guardi è una meraviglia, ti passa subito ogni  dipendenza a riguardo, non resta nemmeno l’ombra di un’aspettativa di uomo o principe, li vedi per quello che sono: creature che popolano la terra come tutte le altre, come i facoceri, gli stercorari, i piccioni domestici… Il vaccino lo passa la mutua delle amiche fidate.  Ma bisogna stare attente a non eccedere nel dosaggio, in alcuni casi si sviluppa  un’intolleranza sgradevole al solo parlare di uomo.  è cosa passeggera però. Un bel corso di cyber-merenghe e via! passa pure l’intolleranza. Ci sente una meraviglia. Guardi me! Sono mezza terrestre anch’io, moderna  e senza un uomo. Vaccinata. Perché non lo prova?

-         Io non ho bisogno di nessun vaccino, meno che mai di uomo o di  merenghe. Le ripeto non sono terrestre.

-         Lei dice? Non si direbbe…

-         Sembro terreste. Ma sono di Érmafros.

-         Aaaah capisco, appartiene alla specie di donne mutanti delle genia di Zelig. Vi riproducete per partenogenesi. Senza uomini.  Razza evolutissima. Fate paura. Li avete sterminati tutti...

-         É male informata. Su Érmafros l’evoluzione naturale della nostra specie ha selezionato la donna come carattere dominante e l’uomo come recessivo. E non c’è stata tutta questa traumaticità. Son caduti i peduncoli perché non servivano più. La natura ha fatto il resto. E comunque, le ripeto, non sono qui per me

-         Le credo, le credo. Voi di Érmafros siete toste. Ma sa, qui, dicono tutte così… guardi. Sono 200 da stamattina, tutte come lei con l’amica terrestre agonizzante

-         La cosa mi interessa poco. Ho bisogno di un rimedio. Mi dia un rimedio, un desiderio qualsiasi rispetto a un uomo e presto.

-         Per il vaccino è tardi. Ha provato coi films… alla fine del secondo millennio furono un ottimo placebo.

-         Massì certo che ho provato: Sean, Gable & Co niente, neanche vecchi film  funzionano più.  Si è immunizzata. E nei nuovi non c’è traccia di uomo desiderabile…

-         Non esageri, lo dica alla sua amica.

-         Non esagero. Comunque la mia amica ha bisogno di un uomo in carne ed ossa, non di un film.

-         Ma lo vuole capire o no che gli uomini si sono estinti? Come i dinosauri. Qualcuno sostiene persino che non siano mai esistiti.

-          Ma che  fine hanno fatto?… Erano qui, fino a qualche tempo fa, me lo ricordo…l’ultima volta che son passata dalla Terra, nel 1950, c’erano ed erano attivi, desideranti, o almeno  facevano finta di avere un sentito interesse per le donne.

-         Lo snodo cruciale fu la Grande Atrofia fu il terzo millennio. Torni lì e li cerchi.

-         Ci sono stata. Non ho trovato nulla.

-      Non ha cercato bene. Pssst… lo vuole sapere dove può trovarli?

-        

-         Sky

-         in tv?

-         No, non dentro Sky, davanti. Sono tutti davanti a Sky.

-         A fare che?

-         Nulla… assolutamente nulla. Non seguono nemmeno. Vegetano. E sono paghi così. Atrofizzati in quell’anestesia del divano-monitor. Ma mica esistono davvero. La loro essenza si è già estinta. Davanti a Sky c’è rimasta solo la loro carcassa vuota, il loro supporto corporeo, molliccio e fiacco. Sono faloppidi. Questo almeno mi dice il database di allora.

-         Ommioddio che orrore! E' una tragedia!

-         Gliel’ho detto che c’è stata una grande morìa… Una pena… tutti quegli uomini spiaggiati sui divani. Inspiegabilmente. Il “perché” rimane ancora un mistero.

-         Ma forse è solo una leggenda galattopolitana. Come quell’assurdità del perizoma.

-         Si guardi attorno, nel 2007 terrestre, vede uomini?

-         No, non ciò che intendo io per “uomo”…

-        Appunto. Un tempo anche loro venivano qui, sa? Prima della Grande Atrofia. Arrivavano qui smarriti a cercare anche loro il desiderio perduto della donna.  Porelli. Stesso dramma. Parallelo. Non riuscivano più a desiderare la donna coeva, così diversa da quella di 100 o 1000 anni prima o dalla loro mamma che poi è quasi la stessa cosa… Guardi, una pena…

-         E che successe  a costoro?

-         Erano uomini deboli, molto deboli, mi creda… incapaci di direzione, di patriarcato o di matriarcato. Rifiutarono il vaccino. E non potemmo abbatterli per via delle leggi di divieto d'intervento nel retroTempo.  Allora, abbandonati a loro stessi,  cominciarono prima una diaspora involutiva, lenta, graduale… alla ricerca di quella donna atavica irrimediabilmente perduta, la mamma,  necessaria almeno alla  vita domestica e alla liceità della debolezza.

-         E la trovarono?

-         Qualcuno sì, ma non fu mai davvero felice come credeva. Qualcun altro no… ma smise di cercare. Lì cominciò per tutti la Grande Atrofia:  smisero di desiderare. Qualcuno  riprese persino a sognare, a farsi i film magari col virtuale, ma fu il canto del cigno. Dietro il monitor si sentivano al sicuro,  del resto l’offerta voyeristica era esponenziale,  pornazzi, partite, donnine immaginarie. Insomma senza più il benchè minimo desiderio reale iniziava la caduta libera verso il fatale stato mitocondriale…

-         E le donne?

-         Intanto generazioni di donne coeve non aspettavano più di essere desiderate, scelte.  Facevano quello che un tempo faceva l’uomo, spesso spinte da arcaici istinti riproduttivi o imitativi. Mimavan il desiderio attivo, cercanta.  Andavano a prendersi quello che gli interessava che però non era il sesso come fecero sembrare persino a loro stesse. Fino a quando non smisero di desiderare ciò che non potevano più raggiungere. Insomma si faloppizzarono anche le donne.

-         Che vergogna…

-         Non le giudichi. Furono tempi duri per l'immaginario e per la vita reale. Certo non tutte si faloppizzarono. Qui parliamo soprattutto del grande flusso collettivo di umanoidi. Ce ne furono altre, come la sua amica, che continuarono contro ogni evidenza a pretendere un uomo desiderabile e desiderante. Per questo non si estinsero, per via della riproduzione. Buona parte delle donne continuò nonostante tutto, indipendentemente dalla morìa e dalla propria metamorfosi maschioespulsiva,  a sentire  il compito biologico della riproduzione.

-         Anche nel medioevo di Ermafros ci furono quelle (anche donne di pregio) che per disperazione riproduttiva si presero una maschio qualsiasi. Ma erano fuchi di allevamento, mica uomini desiderabili. 

-         Ma sa, le terrestri femmine sono strane come lo fu il loro genere maschile… Non riescono fino in fondo a essere autoreferenziali. Il fuco fine a se stesso non gli basta. Devono desiderare ed essere desiderate. A rischio di morire o perdere parti della loro stessa specie

-         Sì anche la mia amica è strana. Non vuole un fuco faloppide,  ha bisogno di desiderare un uomo… Insiste. Ma per desiderarlo deve almeno esistere. Su Ermafros per la fotosintesi del desiderio avevamo gli Stimpaturni, efficaci succedanei, acquistabili; davano la sensazione di “uomo” per tutto l’abitagero. Non c’è un succedaneo dell’uomo terrestre?

-         Putroppo no. C’è stato il periodo degli ologrammi virtuali. Ma non ha funzionato. Forse ha peggiorato le cose. Niente può sostituire l’attenzione e la presenza vera di un uomo quando c’è. Niente può colmarla quando non c’è. Non è riproducibile o simulabile. Non esiste placebo. Solo il vaccino può rendere questa mancanza sostenibile. E, in alcuni casi, il vaccino rese la vita di molte donne  per alcuni aspetti persino migliore, senza un uomo. Di fatto, oggi nel 4504, il problema non sussiste perché si è persa  anche la memoria di com’è fatto un uomo. Non ci sono più nemmeno visitatrici al Museo del Maschio Estinto. E presto non ci sarà più bisogno nemmeno del vaccino. Sarà tutto passato, dimenticato.

-         In compenso, nel 2007 era terrestre, si ha molto chiara la cognizione di com’è fatta una mezzacalzetta.

-         Non sia severa. Quello della "mezzacalzetta" è già un grado alto della scala evolutiva maschile terrestre del 2007.  Ci sono studi che confermano che la mezzacalzetta era già in grado di sostenere un discorso sensato per più di 5 minuti. O almeno di saperlo simulare per necessità. Molti matrimoni terrestri si realizzarono proprio grazie alle mezzecalzette. Garantivano, anche se a caro prezzo, affidabilità nel compito riproduttivo della specie. E anche un paio di borse Vuiton all’anno. Purtroppo dalle nostre statistiche risulta anche che la maschitudine di allora era popolata soprattutto da mitocondri, ma questo non sorprende perchè mitocondri ominidi si riproducevano con estrema facilità; essendo il grado zero della vita  non senziente (molto più sotto delle zanzare) non avevano paturnie di sorta. I mitocondri del terzo millennio  erano inconsapevoli parti del creato, vegetalizzati da Sky e da tutti i sottosottosottoprodotti dell’incultura commerciale di allora. Tuttavia manca l'anello della catena involutiva. Non è stato mai trovato alcun legame tra i mitocondri del terzo millennio e il loro presunto antenato umanoide: il pitecantropo di 700.000 anni prima. Quello, oltre che riprodursi, sapeva cacciare  Se a questo togliamo tutta la buona fetta di gaytudine irriproduttiva e in continua espansione in quell'era... . Capisce che uomini nel 2007 non ce n’è. Siete panate.

-          Le ripeto io non sono panata, perchè non ho bisogno di un uomo

-         Sì sì  lo so...  ne ha bisogno la sua amica.

-    Già… non le resta molto…Dobbiamo salvarla!

-         Senta, io non credo ai miracoli, ma ci sono studiose (poco accreditate a dire il vero) che affermano che, in un luogo sperduto quasi irragiungibile del Quadrante  Ádamis,  esiste ancora un ultimo vero uomo. Le leggende ultragalattiche dicono che si è isolato laggiù, ai primi sintomi della Grande Atrofia, per salvarsi. E’ un uomo che desidera ed è desiderabile. Desidera molto ed è molto desiderabile. Ovviamente attende anche lui l’ultima vera donna. Il luogo è segretissimo. Una specie di foresta neuronica. Nessuna di queste studiose le dirà mai dov’è e come si può raggiungerlo. Lo tengono lì per studiarlo, a sua insaputa. Ogni tanto gli mandano una femmina per la riproduzione. Ma, essendo un vero uomo, la ignora perché è  fedele al suo ideale di donna. Paziente e forte, aspetta proprio quella. Solo lei. Si mormora che ancora la stia aspettando…

-         Devo sapere dov’è?

-         L’ultima studiosa è scomparsa ormai da diverse ere lunari.  Novella Stellare scrisse che s’innamorò perdutamente di quest’ultimo uomo desiderabile, fiino a morirne. Dicono che morì  felice perché per la prima volta aveva  incontrato l’ innamorevolezza terrestre.  Ma sono solo voci planetarie...

-         Non ha lasciato niente.

-         Niente. I suoi papixel sono perduti o distrutti. Rimane solo un frammento al museo del Maschio Estinto. C’è anche il celebre Epitaffio “In morte del Mitocondrio”e  un brandello di file della mappa per raggiungere l’uomo desiderabile. Ma non da un’indicazione sicura….

-         E cosa dice?

-         Guardi che non serve …

-         Tutto serve, mi dica cosa dice

-         Dice  Seconda stella a destra

-         Quale stella?!

-         E chissà, cara signorina, quale stella. Proprio questo è problema: a brillare, lassù, ce ne sono tante…

E il viaggio continua ...

Postato da: farolit a 23:30 | link | commenti (69) |

domenica, 09 settembre 2007

ombra_di_uomo_che_guarda_dentro_una_casa foto di Christian RainerSettembre.

Ci si sente più soli del solito. Per ragioni oscure, solitamente bilanci dell’inconscio. Non si fanno sconti, no. Non ci sono soldi. E il buio avanza.
C’è come un’ombra che dal basso si muove e ci chiama verso giù. Non è che la si avverte soltanto, c’è davvero.
Molti di noi la schivano, ignorandola, ma comunque ne percepiscono la presenza perturbante, il rumorio di fondo.
Il richiamo segreto si mescola ai suoni del quotidiano trantràn che riprende.

L’ombra cresce con strane intermittenze. S’addensa dietro gli angoli pomeridiani della casa, assiepata dentro flashback improvvisi col fotogramma della faccia di chi non c’è più, fa “buuu! sono il Futuro…” di colpo mentre carichi il bucato nella lavatrice o ti lavi i denti allo specchio, ti fissa dal riflesso nel caffè della mattina; a volte  ti prende alle spalle durante una fila in banca, si avvolge alla gola in cose non dette, sillabe smorzate nel groppo, spente sulla lingua nel chiacchierìo domestico telefonico la sera, preme alle tempie  davanti a un innocuo film, balena d’ansia dentro uno spot nel nero della notte, sussurra “piangi” tra i guanciali, ti schiaccia il petto mentre trattieni il respiro, e poi ancora in silenzio nel buio insonne del letto ti blocca ai polsi. E non puoi girarti dall’altro lato, non puoi nemmeno pregare in quel sudario. L’ombra fa paura.
Per questo ora, qui, farò (anch'io) il mio
Elogio dell’Ombra.


Da brava Cicala fanatica del sole decido di perorare la causa dell’Ombra.

E non è cosa facile, perché già la parola ombra di suo non depone bene. In un farolitiano virtuale dialogo tra Ombra e Luce, Ombra sarebbe certamente il cattivo, il perdente apparente.

Forse perché “gettare un'ombra sulle intezioni di qualcuno” è cosa brutta ed inquietante.
Mentre “fare luce”, dal fatidico siècle des Lumières in poi, significa sgombrare il campo dalle contraddizioni, avvicinarsi alla verità, la verità che è sempre cosa buona e giusta.
Eppure Ombra e Luce, destinate apparentemente a contrastarsi, potrebbero tranquillamente dialogare tra loro, come potrebbero farlo la Notte e il Giorno.
Semplicemente accettando il fatto che la supremazia della luce (e del giorno) è solo apparente. Che un intero giorno fatto di sola luce nessuno lo vorrebbe. E molti salutiamo l’arrivo della notte e del buio come un momento necessario, ristoratore, altro. Sorella Notte che tutto placa, tutto ammansisce. Fratello Buio che stende una pacificante coltre d’oblio.
L’ombra è una necessità, quanto la luce.

Si avvisa l'ombra di qualcosa, di qualcuno, di un sorriso, di un’intenzione, di una possibilità, di una luce…in fondo al tunnel. E non voglio scomodare compare Platone, la grotta e tutto il simbolico iperuranico delle idee. E nemmeno Contessa, cos'è mai la vita? L'ombra d'un sogno fuggente

Basta ricordare che starsene in ombra è una necessità irrinunciabile quando la luce esagera, quando il sole illumina, abbacina, arroventa. Perché se la luce è troppa appiattisce più del buio. Scioglie nell’indistinto bianco ogni cosa, senza mediare, senza cogliere. Perché la Luce si volge sempre a definire ciò che già c’è. Non sa immaginare. Per questo non ha paura. Per questo si annoia. Da sola specula e basta.
L’ombra invece sta dalla parte dei poeti da sempre. Perché nell’ombra - che non è necessariamente buio assoluto – vivono i chiaroscuri, le significanze di mezzo, le immaginazioni creatrici, ciò che non sappiamo di noi stessi, tutto quanto  non vogliamo o sappiamo conoscere di noi e che pure ci dona tridimensionalità, profondità, alla luce.
Nella nostra privatissima ombra sconosciuta anche a noi stessi c’è l’altra parte di noi.
Nell’ombra c’è  Hyde.
Lo sentiamo a volte, laggiù nei bassifondi dell’anima, ci arriva il tramestio dei suoi movimenti… lì in quegli scantinati oscuri dove non ci addentriamo mai. Cosa combina? Chi ammazza? Quanti cadaveri nasconde? Tanti. Tutti quelli che non abbiamo il fegato di fare fuori, noi, alla luce.
E sono stipati tutti lì i ricordi rimossi, i simboli rinnegati, gli autoinganni, gli imbarazzi dell’ego, i gesti mancati, le colpe impunite, le tare familiari,  i rimpianti affioranti, i rancori dolenti, gli amori finiti male, le angosce compresse, le vergogne nascoste, gli ideali svenduti, le speranze sfrante, gli egoismi travestiti, le omertà emotive, i sadismi gratuiti, le ferite aperte,  le coscienze luride, le violenze psicologiche, le procrastinazioni dolose,  le aggressività colpose, le intelligenze mortificate, le promesse tradite, i voti spezzati, i falsi giuramenti,  i fallimenti inconfessati, le accidie, le ignavie, le apettative uccise, le umiliazioni recidive, i dolori taciuti, le punizioni schivate, i sabotaggi masochistici,  i demoni erotici,  i complessi infantili, i lutti irrisolti, le avarizie sessuali, i tradimenti etici, i ricatti morali, le miserie sentimentali, le debolezze carnali, i crimini spirituali.
Il nostro Hyde fa il lavori sporchi dell’anima e, a volte, anche quelli del corpo.

Ma non sempre ammazza davvero, lì nei sotterranei. Si occupa soprattutto di “rimuovere”, fa sparire le tracce. Sovente occulta le faccende scomode e le prove delle loro esistenza, le allontana dalla nostra percezione. Evitandoci imbarazzi e difficoltà. Garantendoci il nostro sano, lindo, quieto vivere.
Hyde gestisce  le bestie irrazionali dell’Ombra. Si occupa non solo del loro occultamento, ma anche della necessaria sopravvivenza di quelle parti irrazionali, quelle più difficili, quelle selvatiche e animali, non addomesticabili dalla nostra ragionevolezza, ingovernabili dalla nostra luminosa vita di Jeckill.  Eppure nostre.

Hyde  custodisce le gabbie delle Ombre,  le apre e fa scorazzare le nostre fantasie segrete, gli regala un’ora di anarchia, ci fa bisboccia, ci gioca come tra pari senza addomesticarle, le nutre, le ubriaca, le riacciuffa quando scappano, a volte le cura persino. E sempre, paziente, le rimette dentro. Tutto questo fa il buon vecchio Hyde, nell’ombra, per noi.
Hyde ci fa il servizio di togliere dalla luce le scomode ombre  e di rintanarle nell’ombra, allevando le ombre vive nelle gabbie dell’io, vigilando le ombre morte nelle catacombe dell’ego.  Le tiene buone  entrambe. E soprattutto le azzittisce, in un modo o nell’altro. Spesso ci riesce. Quasi sempre. Tranne in alcuni punti del tempo, punti d'ombra.

 A Settembre, ad esempio, quando l’estate finisce e la luce cangia ...  sotto i cieli di smalto, trascolora di dolcezza tersa, s’attenua nei crepuscoli precoci … a Settembre le ombre vogliono dire la loro, affiorano incontenibili dall’ombra sottostante, solo per parlarci.
Il nostro Hyde fa i lavori sporchi. Noi li chiamiamo “sporchi”, ma in realtà sono solo “necessari”, come lo sono le decisioni da prendere su tutta questa parte celata, l’ombra che siamo .
Hyde non è solo la bestia. Oscura. Fa il suo dovere infelice di guardiano. E sta al suo po
sto cioè nella nostra ombra, non viene a trovarci. Aspetta lì  che qualche sera noi, l’asettico Jeckill, si scenda sin miedo ni verguenza laggiù nel buio sottoscala a fargli compagnia, magari portando un po’ di luce e di ascolto, a Settembre.

Postato da: farolit a 13:54 | link | commenti (38) |