Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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Arianna e il Tempo

Gira e si dipana.
I giorni i giorni i giorni sembrano cose fatte. E invece sono sempre da farsi e da disfarsi, memoria che perdi, memoria che trovi. Obliiiiiiiiiiiiiiiiiiio. Cadute. E poi giorni che tornano, giorni che spariscono. E vanno vanno vanno. Ma dove? Silenzi
Hei tu? tuuu- tu–tuuu –tu –t uuu uu u u
smettila di farmi l’eco!! co - co - o - oooh oo o o o
tanto non ci credo… do do - o - ooo oo o o o
e se sto zitta che fai? àhi! ahiahi ahi i i i i
non sfottere! ottere ottere ere ere ere re e e e
non mi venire a dire che sono sola… hola hola ola la la la a a a
non sono sola!! ola ola ola lallalà a a a
e non ho perso il filo… ìlo ìlo ìlo il lollo lo lo o o o
e tengo il conto onto ntonton tonton onton o o o
ho il bandolo di tutto … utto utto tto tòttò tò o o o
si svolge e si riavvolge … volge olge gège gège ge e e e
è inutile che parli, che dici… cicicì cicici ci i i
fottutissimo Tempo 'mpo po’ po’ popò po’ o o o
mica mi fai paura aùra aùra àura ùra r ara a a
eccolo il filo … ilo il lolo lo lo o o o
é sottile ma resiste esiste si ste ste e eee e
trova la via, andata e ritorno torno torno torno rno no no no o o
e sì! Vaaai, va’ pure , tu vai vai ahi ahi ahi i i
che io ti ritrovo quando voglio oglio oh oh oh o o o
o mi ritrovi tu tuuuu- tu-tuuuu uh uh uh u u
Gira e si dipana.
I giorni i giorni i giorni sembrano luoghi infiniti. Spazi da attraversare, mentre rimani fermo. E stanno stanno stanno. E ripetono. Ma come? Rumori. Troppi
Hei tu? uuu-uh uuu- uh
sai che ti dico, sta attento tento tento nto to’ to’ to’ o o o
domani ti ammazzo … ‘azzo ‘azzo ‘azzo’ zo o o o
ieri ho immaginato uno sguardo e il filo si è allungato ato ato ato o o o
non era roba tua, ma mia mia mia mìaìaòoo o o o
mia ti ho detto! Non era un ricordo ma un pensiero ero ero ero o o o
o forse un’intuizione one one one ne eh eh eh e
magari una sorpresa … presa! esa sa’ sa’ a ah ah a a a a
oggi ho pescato una curiosità sità si tà ah a a
era verde, odorava di nuovo uovo ovo vo' vo' v o o o
lo seguita per un po’ ma poi il filo mi ha trattenuta ùta ùta ùta ta ta ...
perché mi trattieni? èni èni ni ni ni ih ih i i i
legami tu che ti lego io io io io oh oh o o o
ma non così stretti retti etti e ti e tittitìì ti i i i
nooo non parlare ora rara ra ra a a a a a
aspetta la mia domanda prima ma ma ma a a
oppure la mia risposta sta sta sta a a
sèguici ciccì cìccì ci ci i i i
a volte non capisci la nostra differenza zazàzazà a a a
Gira e si dipana.
I giorni i giorni i giorni sembrano certificati. Coincidenze puntuali, scadenze, date, anniversari, gesti fotografati. E hanno nomi e coordinate. Calendari. Buste con l’indirizzo Pretese. Ma chi? Noi no. Quegli altri che stanno nel mondo col nome e cognome nostro.
L’altro giorno hai tirato troppo popo’ po’ po’ po’ o o o
no! Non ho detto poco cò cò cò o o o
guarda che se rompi il filo non sai più chi sono no no no o o o
chi siamo amo amo o o o
chi sei ehi ehi i i i
e poi cadi di’ di’ di’ i i i
ti fai male e non mi trovi più iùhu iùu uh u u
siamo legati, ricordalo dalo dalo alo lo o o o
lasciami andare tu, che ti lascio andare io ìoìoìo o o
il filo è lunghissimo … sssimo mo’ mo’ o o o
ci unisce quando la smetti di scandire dire dire dire ire re e e e
quando ti lascio galleggiare fuori da noi ohi ohi ohi i i i (e mi vedi)
quando mi lasci danzare nei sogni ogni ogni ogni i i i (e ti guardo)
Gira e si dipana.
I giorni i giorni i giorni sembrano luci. A volte li vedi luccicare da lontano. Anche nel buio più pesto. Certi giorni di grazia li guardo come la costellazione di Orione, rimangono là, intatti. Bisogna solo voltarsi a guardali, sollevare la testa. Giorni che suonano come minuetti . Ma quando? Sempre.
inasentimentalElla

Sù scendi…
No
Dai scendi!
Nooo
Dai che sta arrivando Natale
Io voglio stare qua
… seduto sul trespolo! Dai scendi che facciamo i regali
Noneeee
Guarda guarda ti ho comprato le cose buone
E io non le voglio!!
Non è vero che non le vuoi, lo so che ti piacciono
Non le voglio lo stesso
E perché?
Perché a Natale non mi piacciono
Non è vero, lo sai
Non voglio il Natale
Che assurdità
E invece sì
E invece no. E cosa vuoi?
Niente, voglio che mi lasci in pace
Non posso
Ignorami
Ma non posso, è Natale… non senti questa magia nell’aria?
No
Non vuoi essere migliore?
Io sono già migliore, anche senza il Natale
E allora scendi da lì
No, voglio stare qui finché non passa il Natale
Il Natale non passa mai
?
A Dicembre è solo più evidente
Allora facciamo passare l’evidenza
Non fare lo stupido. Ma di cosa hai paura?
Non ho affatto paura, ho fastidio… lasciami in pace
Non posso, è Natale… sto qui con te allora
No, non ci provare, non ti voglio
E perché?
…
Ah capisco, perché è Natale
Uff! non sai parlare d’altro ...
Vabene sto qui e non parliamo del Natale, parliamo delle tue scarpe slacciate
Che hanno?
Niente sono perfette, mi piacciono molto, mi spiace non avere lacci per slacciarli e vederli penzolare…
??
Se fossimo piccolissimi potremmo arrampicarci per quei lacci e scendere giùgiù nel mondo sconosciuto delle cose minime…
Li vuoi?
Cosa?
I miei lacci?
Uno… ne voglio uno solo. Uno a te e uno a me… così è più bello. Ecco tieniti bene, non mollare… scendiamo giùggiù
Ma dove?
Ssshhh...
D-o-v-e- s-t-i-a-m-o a-n-d-a-n-d-o?
Non lo so… tu scivola e basta…
Ė tutto buio
Ė sempre tutto buio, subito prima della luce… si tratta di aspettare il solstizio, poi tutto cambia, anche se non sembra... cambia, arriva luce, un po’ alla volta… il buio è un’apparenza. La senti la mia voce?
Sì
La vedi?
Sì
Allora non è buio
Dove andiamo?
Non lo so, non è una domanda adatta… provane un’altra?
Hai portato il cappello?
No
E allora da cosa ti riconosco?
Dalla voce
E se non parli?
Non mi riconosci
E come faccio a farti parlare?
Continua a farmi domande
E mi risponderai sempre?
Non sempre, spesso però
Ho paura quando non rispondi, dove siamo?
Non ci siamo mossi…
Non è vero
Ė vero
Ora c’è luce
Ė ritornato il tempo
E prima dov’era?
Si era spento
Lo fa apposta
Sì, per farci sentire la sua mancanza…
Uffa
Uffa, sì. Ma poi torna
Non diamogli soddisfazione, ignoralo
Povero tempo… se ne va solo per vedere se ci ricordiamo di lui, tu te ne ricordi?
Sì, un po’ sì
E glielo dici?
No, non ci parliamo mai
E perché?
Perché è strano e manesco. Non mi piace fare a botte
Perché, vi menate?
Ogni tanto… quando non mi restituisce le cose, mi ha preso un sacco di cose e non me le ha restituite, dice che sono sue e invece …
Sono tue e anche un po’ sue… Come i miei torroncini, tieni ... uno a te e uno a me, così è più bello
Grazie
Prego. Prendi i tuoi lacci… Uno a te e uno a me… Acchiappa la cima, così, non mollare… ora saliamo sùsù
Non ce la faccio
Ce la fai … è faticoso, ma ce la fai
No, cado, sento che cado
Non cadi, ti fai i muscoli
Non ce la faccio, ti dico
La paura vuol farti cadere, la paura vuole avere ragione… ma non ce l’ha e tira giù
Si è aggrappata alle mie spalle, pesa
La vedo, ma non esiste per me, tu la fai esistere
...
Cantiamo…
Non ce la faccio
Cantiamo Tu scendi dalle stelle …
No, questa no
Cantiamo quello che ti pare
Some-where over the rain-bow…
O sì ... way up high
There's a land that I heard of…
… once in a lullaby… ancora
Some-where ooover the rain-bow
… skies are blue…
Sono stanco
Riposiamo, penzoliamo dai tuoi lacci, continuiamo a cantare
Moriremo…
Non dire sciocchezze e mangia un torroncino … Mmmm…
mmmm… davvero
very supercalifragili! avanti sù … continua ... over the rainbow
Bluebirds fly… birds fly over the rainbow...
Why then, oh why can't I ...
… Osp! Guaaarda, siamo arrivati! Riconosco il bordo del mio letto
Sì, è qui che dovevamo arrivare. Alla fine del racconto, in cima al tuo letto
Ci siamo anche noi nel racconto?
Ma certo, ci siamo. Ci siamo solo noi
E chi ci racconta?
Noi
E che racconto è?
Un racconto di Natale
Mi piace. E come ricomincia?….
Ricomincia dalla cima del letto, uno a te e uno a me, così è più bello…

Pezzi che mancano
La perfezione non è di questo mondo.
O forse sì, lo è. In rari attimi di rari luoghi, dell’anima perlopiù.
Ogni tanto i miei giorni mi appaiono come fotogrammi digitali, contemplabili, nel complesso e nel dettaglio.
Completi nell’insieme, sì. Imperfetti, nel dettaglio focalizzabile.
L’imperfezione è di questo mondo. Tanto.
Del mio soprattutto. Non posso dolermene però. É così che funziona. Il tutto è fatto da quello che c’è. E non solo. Il tutto è fatto anche da quello che manca e che, mancando, rimane. C’è due volte.
Sì, nel quadro complessivo delle cose, ci sono pezzi che mancano. Buchi.
Non modificano il puzzle complessivo, l’insieme è comunque chiaro, funziona.
Ma, qua e là, verrebbe voglia di ripescarli quei pezzi che mancano:
Il quadernetto coi disegni dei sogni finito nel cassetto della dottoressa, sparito.
Isotta.
Quando hai detto “rimani”
Lo zio avvocato, quando ancora faceva lo zio e per spiegarti una cosa per il tuo bene ti chiamava “gioiettina!”
Gneppo che sorride, ammicca assai, poi sgrana gli occhi nel tentativo di non ridere, poi deflagra e gorgoglia e contagia la risata.
Il cortile con le voci di stoviglie, umani e televisori, con il crepuscolo che scende e l’uomo nero che anche questa volta non arriva, forse c’ha paura lui più di me.
Le mani di mamma.
Beddadanànna, con la sedia sul marciapiede che conosceva e salutava tutti per nome, compresi i topi sulle magnolie.
Quel paio di scarpe che erano un guanto e mai più uguali ne incontrammo.
Fiori nei vasi.
Nino che racconta sempre la stessa storia e tu sbuffi che la sai e lui implacabile la racconta lo stesso e ora non può raccontarla più e tu sbuffi che la vuoi
La testa dello zio filosofo che pesa tutta da un lato, là c’ha nascosto il cuore, per questo gli pesa.
L’odore di Cecilia.
La linea che divide a metà la fronte di A. Di qua il sole, di là il rigore. Chissà se c’è ancora chissà.
Abbracciare Carlo, spesso e senza troppe parole.
M. e i suoi occhi tondi, fissi, attenti che s’inoltrano negli occhi ascoltando, per accogliere e capire, come una lezione, l’amore.
Il tarocco della Temperanza sparito dal mazzo, come un dispetto o un consiglio.
Il re minore settima aumentata.
I sassi alla battigia risaccati dal mare di Scilla, sotto tutti quei cieli stellati di grandi cocomeri andati
Annina mia che pela carote e m’imbocca sempre. E sempre senza permesso, da 35 anni. Beata me.
Quella verità caduta tra le cose, come un bottone da ricucire.
Il selciato della casa in campagna, dalla stanza il rumore della macchina quando arriva alla curva, è già vicino, è qui.
L’odore della casa al mare, la gomma dei materassini, la salsedine, il basilico. Per sempre.
Le domande dei bambini. E quelle degli adulti. Le domande.
Il silenzio. 24 ore almeno.
Tutti gli orecchini che ho perso.
Il sapore del latte col pane. Niente ci potrà mai ferire.
La quiete della geometria
Pezzi di vetro
Il copriletto con simboli d’uncinetto andato a fuoco. Salvo il materasso. Esequie di metafore.
Marco e quella smorfia ironica che non sa credere alla mia serietà quando sono seria. La stessa mia quando è serio lui. Troppi “Topolini” ci scambiammo e ci scambiamo.
Una penna, quando quel genio di P. secerne battute sublimi e io m’inchino, ma non appunto.
Gli slanci che oltrepassano il buon senso. E controsenso vanno dritti verso l’errore, fuori dalla noia dei saggi.
L’argilla pronta sotto il suo straccio umido.
Le librerie come centri di accoglienza.
La voce di papà, brutto stronzo imbecille, che ancora devo fare io sempre la tua parte. Siamo vecchi.
Quel gesto di T. davanti a qualche metropolitana che arriva, quando mi trattiene come per sempre, prima che ci si separi per altri due o tre anni, almeno.
Calci negli stinchi, baci lunghissimi.
Giocattoli per casa.
Le zucche marine e gli ippogrifi.
Un corpo che conosco bene e che divide il suo sonno col mio.
Una risposta permanente.
Ora di', mio (im)perfetto commentatore,
quali sono i pezzi che mancano, a te?
" Buongiorno Ottilia.