Oz

Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...

Eccomi

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lunedì, 25 febbraio 2008

Creazione3

Sono una collezionista, spesso involontaria.

Di molte cose…  di nuvole, di sguardi, di sassi di mare, di delusioni, di equivoci.
Di adornos, aggettivi, calze di filanca, spine senza rose, rose senza spine, maschi usati, brillocchi nuovi, racconti di sogni, meteropatismi, tappi di bottiglie di vino da me bevute, lettere mai spedite, cappelli, cose di colore rosso, silenzi volontari e involontari,  giornate oziose, macchie sui muri, occasioni di gentilezza, canzonette rassicuranti, pezzi di carta, frasi preziose, smascheramenti, punti di vista, pregiudizi superati, stupori, pernacchie tempistiche, buoni consigli, bottoni smarriti, traspies, suoni nuovi, dettagli significanti, ritorni, abbracci, domande chirurgiche, risposte taglienti, lune, amiche molto belle, dichiarazioni tardive, labirinti, telefonate, valutazioni mediocri, considerazioni da blog, ombre, baci dati e mancati, riscritture di finali storie, odori umani soprattutto. Film fatti in casa, ricette fameliche, età interiori, sonni omerici, dialoghi immaginati, considerazioni perìporniche, pause, riserve, risposte utili, delizie domestiche, piedi nudi, nuotate sottacqua, simboli, rimedi, scelte, luoghi del tempo, passi,  (bio)diversità, giorni di soledì, vezzeggiativi ribattezzanti, litigate terapeutiche,  borsecalde, pigrizie, oroscopi inventati, segreti altrui, passeggiate pomeridiane nei cimiteri, finestre illuminate, androni di palazzi, direzioni immaginarie di orchestre reali, trashologie, cazzeggismi di primo livello, ologrammi, libridini, piante rinate, pacche sulle spalle, trucchi sapienti, azzardi, verità ben assestate, pianti lunghissimi, corpo a corpo sul divano, specchi, regole inventate e rispettate, pezzi che mancano, conversazioni impossibili, incoraggiamenti a perfetti sconosciuti,  gravi ignoranze musicali (tipo i Pink Floyd)… vabbè non posso fare un post per ogni categoria che colleziono.  O forse sì?

Sono anche una collezionista di gesti. Perfetti e imperfetti.
Come spiegarlo il gesto?
È una questione di cadenza, di modo e di tempo uniti dall’istinto.
È una questione di anima, come sempre. Io li scruto i gesti dalla mia invisibilità furtiva. Sempre.
Li nomino quando li riconosco. Li interrogo quando mi arrivano nuovi, estranei.

Certi modi di stare distanti col corpo, preservando la pelle o con una lontananza degli occhi che ti stanno davanti e guardano altrove. Certi modi di non mescolarsi con niente.
Certi modi di creare una vicinanza con le mani, con le labbra, con gli occhi che ti vengono incontro. Certi modi di essere per l'altro nell’inflessione della voce.
Avete presente uno che butta una carta a terra, mentre si lamenta di quanto non sopporta le ciarle dei suoi vicini di poltrona a cinema?
O la cura con cui il nuovo inserviente del bar  ricarica i tovagliolini nel portatovaglioli?
Il modo che ha il vostro amico di muovere il pacchetto di sigarette quando fa una considerazione a cui non crede nemmeno un po' e per cui non è necessario replicare.
Il movimento leggero del capo con cui il giornalaio vi saluta anche se gli passate davanti e non comprate nulla.
Il modo di indugiare della mano sulla maniglia della porta che non sa aprirsi del tutto ma non vuole chiudersi, aspetta.

I gesti dicono.  Fanno. Possono. I gesti curano o feriscono.
Costruiscono continenti o li distruggono in un nanosecondo. Ritraggono intenzioni. Svelano mondi interiori, intelligenze, insicurezze.  Mediocrità, profondità. Dicono tutto. Più e meglio delle parole.
Ci sono gesti che ci innamorano, gesti potenti, gesti ignobili, gesti rassicuranti, gesti consueti, gesti inconsueti, gesti gentili, gesti volgari, gesti ridicoli, gesti divertenti, gesti esclusivi, gesti escludenti, gesti sprezzanti, gesti accoglienti, gesti illuminanti, gesti irreparabili, gesti riparatori,
gesti attesi, gesti mancati, gesti miseri, gesti orripilanti, gesti perfetti.
Il gesto perfetto poi... che lusso! 
È come un’opera d’arte gettata nell’immanente.
È  il punto in cui l'istinto cadenzato del modo e del tempo di dentro, prende forma, fuori, nella bellezza.
Ecco io davanti al gesto perfetto m’inchino, sto zitta (finalmente!) e cedo il passo.
Gli riconosco una superiorità di gran lunga più grande rispetto alle parole.
E rimango incantata, ammirata, quando un gesto sostituisce una risposta.
O quando, addirittura, fa una domanda, e incoraggia un altro gesto. Lo pretende.
Accade di rado ovviamente, sempre più di rado. Ma accade.
Ce ne dimentichiamo perchè siamo così tanto abituati a sostituire i gesti con le parole, come se le parole davvero potessero tutto: nnamo, dimo, famo... faremo, saremo, fummo, mai, qui e blàblàblà… Tutto da verificare.

Ci sono volte poi che io le parole le prendere a sberle, tanto sono inutili, messe lì solo per comparire e farci fare buona figura, ma senza significare neanche un po’...
Le parole che riempiono il vuoto con il loro rumore,  ma quando le assaggi non sanno di niente.  Sanno sempre di vuoto.
E intanto... tra i tanti gesti di ogni giorno, ci  sono gesti bellissimi, veri, pieni di sostanza.
Gesti quotidiani che cadono nel vuoto dell’invisibilità... sotto i nostri occhi assuefatti.
E bisognerebbe imparare ad ascoltare i gesti, ad assaporarne il significato, udire il movimento dell’animo, della sua azione attraverso il corpo. Il gesto non mente, compreso quello del buon attore. 
È un segno affidabile, una guida sicura delle intenzioni, dei desideri più intimi e autentici.
Ed è importante riconoscere il gesto autentico, che è bello solo quando incarna il significato, quando coincide col significato, quando “è” il significato.  Altrimenti il “bel gesto” fine a se stesso è solo aria fritta, balletto, pantomima. Ridicolume irritante. (troppe rose di scuse ho ricevuto! troppe... per amare ancora le rose) Il finto bel gesto, il gesto fine a se stesso, vuoto …. è la cosa peggiore, è l’ostentazione di qualcosa che di fatto non c’è, la certificazione della sua mancanza. Meglio la solita fiction delle parole allora.

A volte credo che l’amore sia tutto fatto di gesti, senza neanche una parola.
E  credo che, nell’amore, persino le parole siano gesti.

Postato da: farolit a 00:41 | link | commenti (24) |

sabato, 16 febbraio 2008

AfterDayDa qualche settimana verso in uno stato semikafkiano. Una condizione di paralisi quieta, un eccesso di atarassia perturbante.
Io sto bene.
Davvero sto bene.
Ma, mi accorgo, attorno a me le cose prendono forme vagamente minacciose, come dei moniti. 
Persino il quadro di mio nonno pare abbia alzato il sopracciglio giudicante. Problema suo.
Il fatto è che ho la casa piena di intenzioni rimandate


Dovrei
... fare  questo e dovrei fare quest’altro.
Dovrei cambiare la lampadina fulminata in bagno.
Dovrei pagare la multa
Dovrei fare la denuncia del pass resident che qualche cazzone  m'ha rubato
Dovrei alzarmi alle otto andare dall’altro lato della città entro le 11.00 per farlo
Dovrei prima recuperare la macchina
Dovrei anche fare benzina
Dovrei comprare i lacci delle scarpe
Dovrei andare in banca e verificare se quell’assegno è scaduto
Dovrei pagare la tessera dell’associazione
Dovrei portare il portatile a riparare
Dovrei portare il tacchi delle scarpe da tango a riparare
Dovrei compare il detersivo
Dovrei odinare il montarozzo dei cd di tango
Dovrei ricopiare i numeri di telefono nell’agenda 2008
Dovrei cucinare quella zucca prima che vada a male
Dovrei andare dal dentista
Dovrei fare la ceretta
Dovrei comprare le lentine e l’antistaminico
Dovrei comprare un piumino ora che ci sono gli sconti
Dovrei comprarmi gli stivali prima di finire i soldi
Dovrei recuperare i miei libri tumulati nell’armadio di formica, cibo per tarme
Dovrei prenotare il biglietto aereo prima di pagarlo il doppio
Dovrei spostare dall’ingresso quel montarozzo  di libri di mamma da deportare a casa sua
Dovrei cambiare le lenzuola al mio letto
Dovrei andare a trovare il mio cane  e mia zia
Dovrei fare queste e tante altre cose.

E veramente mi guardo attorno...  in giro e spuntano ovunque intenzioni rimandate,  ma tante, ma troppe.
Il fatto è che non mi appartengono neanche un po’.  Non so che dirgli. Mi parlano come da un’altra dimensione.
  Come fantasmi non miei.
E io vorrei tanto essere un'altra, entrare a casa mia e prendermi per il bavero “Avanti, sù, mettiamole il fila queste cose da fare, quanti fastidi da rimediare! Tutte queste intenzioni  da trasformare in fatti, ora! Subito. Non domani. Adesso”.
Questa altra me stabilirebbe un altro ordine.
Un ordine normalizzante. Qualcosa che rassicuri, invece farmi sentire sempre dentro un disegno di Escher. Anche se dentro un disegno di Escher io ci sto bene. Il paradosso non mi pesa.
Ecco... invece un'altra me prenderebbe il righello e ristabilirebbe le prospettive giuste, non quelle sbieche di quest’ottica illusa.  Ma chi l’ha detto che è illusa? L’anima non si illude, si nutre di un altro ordine… tipo la nuvola che passa. O un giorno di sole. Ha altre gerarchie. Disordinate? No, ha un altro ordine.
Blatera altre superiorità che sono necessità. E scrive questo post.
E i piatti nel lavello? E la contravvenzione scaduta? E il curriculum da mandare? La cornice da aggiustare…
Ssssshhh...  sta passando una musica …. nei tubi della casa, tra un po’ arriva l’acqua, ma prima si annuncia così… come una piccola sinfonia privata… tra il respiro dei sonni, mentre io veglio e penso di non dover fare altro.

E tu?
Tu che passi da qui e leggi, tu che perdi tempo nei blog...
tu cosa dovresti fare e cosa fai?

Postato da: farolit a 17:27 | link | commenti (40) |

domenica, 10 febbraio 2008

Marlon-Brando---The-Godfather--B10104021

Ormone - taci, stai zitto

Neurone - si che è meglio va’

Ormone - quando frigni così, non ti sopporto

Neurone - e perché io si? Almeno riuscissi tu a stare zitto

Ormone  - io devo farmi sentire,  fosse per te staremmo a fare la muffa

Neurone - dignità! Si chiama dignità, altro che muffa! ma un animale come te non lo capisce…

Ormone  - e perché tu credi di capire, tu che ti fai tanto il saputo… tu coi tuoi soliti giudizi facili, mica si vive di solo intelletto, siamo pancia, necessità materiali

Neurone - io questo posso anche capirlo, in teoria, quello che mi fa specie è che per farti contento io mi debba trovare trascinato in condizioni imbarazzanti a dir poco… spesso annullato, umiliato, senza più alcuna voce in capitolo io io io…

Ormone - tu cosa? è giusto così, è la mia forza

Neurone - chiamala forza, matta bestialità

Ormone - io reggo il mondo, persino la specie, l’evoluzione della specie

Neurone - ennò! visto come si sta evolvendo la specie… fossi in te non me ne farei un vanto

Ormone - fosse per te e tutta la tua filosofia saremmo tutti estinti

Neurone - no, tutti no, buona parte e non sarebbe una gran perdita

Ormone - ma perché mi stai così lontano? Chè c’hai paura aaah? Avvicinati coniglio

Neurone - non fare finta di non sapere… lo sai …

Ormone - no, non lo so

Neurone -  perché da vicino ti approfitti di me, ti prendi delle confidenze che io noi ti do, mi accechi, mi obnubili, mi stordisci, mi metti le mani addosso, mi fai vergognare di me, mi costringi a fare cose di cui mi pento … sistematicamente

Ormone  - sono io che le faccio, non tu. Tu stai chiuso nella tua stanzetta coi tuoi libbri, coi tuoi sooogni… io porto il pane a casa

Neurone -  ah sì questo è sicuro… ma facendomi fare le tue cose  trascini nel pubblico ludibrio anche me

Ormone - e che sarebbe ‘sto pubblico ludibrio?

Neurone - ecco lo vedi? Sei ignorante,  tu trovi normale non capire le parole…

Ormone - non servono

Neurone - come no?

Ormone -  a me no, sono un tipo concreto, potenza dell’istinto! Le parole le lascio a quelli come te, divertiti

Neurone - animale!

Ormone -  tanto non mi offendi, io sono animale e me ne vanto

Neurone -  sì, sei bestia e non capisci le parole

Ormone - e allora?

Neurone -  e allora è mortificante per me, trovarmi nelle storie in cui mi metti a dover pure spiegare le parole

Ormone -  le parole sono una tua necessità, non mia

Neurone - ennò visto che mi trascini sempre con te, che mi sfrutti per tuoi prosaici fini, che mi usi  sempre per ottenere ciò che vuoi, perché da solo mica ce la fai, per colpire i tuoi bersagli hai bisogno anche tu delle mie parole sensate, dei mie gesti coerenti

Ormone - coerenti? Sensati? Non capisco…. ma pensa a magna'. Io faccio così, ho fame magno, punto. E sto bene così

Neurone – ti piace farla semplice, ma non è così semplice

Ormone - semplicissimo, picciotto, arrenditi all’evidenza, non puoi stabilire tutto tu, ci sono cose che stabilisco io, ti devi adattare

Neurone - giammai! Sei tu che ti devi adattare, sono io la tua guida, dovrei esserlo

Ormone - eh eh eh ... lo sai che non è così

Neurone - deve esserlo

Ormone - sei il mio schiavo … e ti piace

Neurone - no! Non sempre

Ormone - se mi scateno potentemente ti tengo in pugno, noon mi sfidare, lo saaai... tu di tuo sei una mammola, non hai tenuta nervosa… guarda come tremi e non ho ancora fatto niente... che faccio mi scateno?

Neurone - non ne capisco la necessità

Ormone  - eeeh la capisco io

Neurone - veramente  io ti preferisco quando sei più calmino e ti si può parlare

Ormone - ancora con le parole? e io invece mi preferisco quando posso liberare, scorazzare selvaggiamente invece di sentire il tuo solito predicozzo della minchia! Ops! Scusami il francesismo… ma tu perché tremi? perché sudi? cosa temi figghiuzzo? niente ti faccio… per ora...

Neurone -  il mio non  è moralismo, è buon senso, tu ci porti alla rovina! Tu non pensi mai alle conseguenze, fai danni che poi io devo riparare sempre

Ormone - ma quello è esattamente il tuo compito, non il mio. Chi mangia fa briciole...  io mangio tu pulisci le bbriciole. dillo che m’invidi

Neurone - un minushabens come te?

Ormone - 

Neurone - un decelebrato? un primate?

Ormone - già, ma io mi diverto di più di te, io ti faccio sempre proposte che non puoi rrrifiutare, le tue proposte invece sono quasi tutte rrrifiutabbilissime e di una noia cha ammazza... lo so, io travalico il limite, ti porto aldilà di te, dove tu non oseresti mai arrivare… e non sei contento, aaah?

Neurone – proprio così mi trascini nell'indecente bassofondo della contraddizione, nelle umiliazioni più impensabili, nella frustrazione costante, nel pentimento del pentimento, nell'abominio di me stesso

Ormone - abo che? per me la contraddizione non esiste: ho fame, mangio. Te l’ho detto, per me la cosa è semplice sei tu che la fai complicata. Raggiona semplice e mi capisci. Quando eravamo più giovani ci capivamo, raggiovavi più semplice, eri sempre d’accordo con me…  ora che ti  è preso? stai invecchiando caru'?

Neurone - guarda che anche tu cambi idea alla velocità del fulmine! Ci sono volte che appena ti sei saziato non ne vuoi più di quella minestra (una volta invece da ggiovane la fame ti tornava subbito) e sono io poi che glielo devo spiegare alla minestruzza che non ti piace più

Ormone - io non posso cambiare idea perché non ho idee, quando sono sazio è perchè non ho più fame, semplice

Neurone - semplice una minchia!

Ormone
– proprio così! aaah, lo vedi che mi capisci...

Neurone – volevo dire… che tu per arrivare a saziarti ti devi servire comunque di me, delle mie parole, del mio talento… solo attraverso me ottieni quello che vuoi

Ormone - ma ceeerto… è così che deve essere, ma tu sei solo una copertura, il travestimento necessario, la faccia pulita e rassicurante di dottor Jackomino

Neurone  - la verità è  che sono il tuo schiavo

Ormone - … mmm … sì, direi di sì … ma solo quando ho fame

Neurone - giuro che non ti sopporto, meno male invecchiando,  ti si allentano gli appettiti

Ormone - guarda che anche tu hai bisogno di me, di saziarmi

Neurone - sì, ma solo per trovare un po’ di pace

Ormone - allora lo vedi? Aiutami e saremo contenti tutti e due

Neurone - invece tu non ti arrendi mai, ogni volta mi umili, mi costringi a fare e dire cose che non sono io, ad andare contro la mia stessa natura, a uscire di notte come un ladro, a non farmi riconoscere in pubblico, ridicolo agli occhi di chi mi conosce

Ormone - eh eh eh sei una mammola, guarda che anch’io tengo conto dei tuo bisogni, ti porto rispetto a modo mio,  il rispetto che si deve a un coniglio, un coniglio filosofo... ah ah ah

Neurone - se voglio ti prendo a sberle

Ormone - devi solo provarci… e mi ti faccio accoppiare oggi stesso con quel mitocondrio senza congiuntivi e senza igiene personale che ho visto ieri!

Neurone – nooo! ti prego, congiuntivi e igiene sono il minimo sindacale, se mi togli pure questo è la fine

Ormone - e allora vieni qui, inginocchiati e chiedi scusa

Neurone -  ma devo?

Ormone - Shiz!

Neurone -  Bau!


Postato da: farolit a 01:55 | link | commenti (36) |

lunedì, 04 febbraio 2008

panoramastretto


Posso fare a meno di…  lavare le caffettiere
Non posso fare a meno del … cactus di due metri
Posso fare a meno del… quadro di mio nonno
Non posso fare a meno delle … telefonate delle amichette
Posso fare a meno di …  una casa grande
Non posso fare a meno di calore
Posso fare a meno de…  i telegiornali
Non posso fare a meno della…  macchina il venerdì sera
Posso fare a meno del discobar bertucciaio sottocasa mia
Non posso fare a meno del…  lattuccio la mattina
Posso fare a meno di un fidanzato
Non posso fare a meno de… lidea di un fidanzato
Posso fare a meno dele librerie della mia città
Non posso fare a meno de ...  la bossanova
Posso fare a meno del …  Sabato sera
Non posso fare a meno della … leggerezza
Posso fare a meno di … fingere di essere un'altra
Non posso fare a meno di … fare domande
Posso fare a meno de … la radio di sottofondo
Non posso fare a meno
di…  qualcuno che mi sopporti così come sono
Posso fare a meno di questa destra e di questa sinistra
Non posso fare a meno di… Try A Little Tenderness
Posso fare a meno della mia immagine virtuale

Non posso fare a meno di… Internet
Posso fare a meno della carta di credito
Non posso fare a meno di…  ballare la milonga
Posso fare a meno di … fare bilanci
Non posso fare a meno di …  dormire dieci ore
Posso fare a meno di … viaggiare
Non posso fare a meno di … viaggiare
Posso fare a meno de...  l'ombrellone
Non posso fare a meno dello… spruzzino
Posso fare a meno di Novembre
Non posso fare a meno diLuglio
Posso fare a meno di…  sentirmi strana
Non posso fare a meno di …  essere strana
Posso fare a meno di … introiettare la monnezza della tv
Non posso fare a meno di … scrivere post lunghi
Posso fare a meno delle… 
recensioni dei film
Non posso fare a meno
dell acqua di rose
Posso fare a meno di … reagire a una provocazione
Non posso fare a meno di   dire una battuta servita
Posso fare a meno di … credere a ciò che appare
Non posso fare a meno del … pigiama di pile
Posso fare a meno del…  perizoma
Non posso fare a meno di… preparare pasti caldi
Posso fare a meno di… piacere

Non posso fare a meno di… essere curiosa
Posso fare a meno dei… sensi di colpa
Non posso fare a meno
di… verità
Posso fare a meno de … la mia ostinazione
Non posso fare a meno del … mare
Posso fare a meno della …  messa in piega
Non posso fare a meno di … resistere
Posso fare a meno di… ricordarmi quanti libri ho letto
Non posso fare a meno della…   mia forza d’animo
Posso fare a meno della  pornografia
Non posso fare a meno de…
 i cieli di Settembre
Posso fare a meno di…  fare shopping
Non posso fare a meno
di… piangere
Posso fare a meno di…  essere corrispondente
Non posso fare a meno di… amare

E tu?
Di cosa puoi fare a meno
?
E  di cosa non puoi fare a meno?

Postato da: farolit a 00:38 | link | commenti (48) |