Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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La riserva.
Detta così sembra qualcosa per creature protette e in via di estinzione.
Un habitat particolare dove eccezionalmente valgono altre regole. Un privilegio e una limitazione al contempo. Una lusso circoscritto. Una risorsa di emergenza. Oppure una sospensione del convincimento, una remora sulla speranza. Un freno anticipato di prudenza.
E invece.
E invece la riserva che intendo io è l’altra parte.
L’altro lato di noi. La parte bianca di questo foglio, quella che garantisce visibilità chiara al segno, libertà all’immaginazione tra le righe o le pennellate.
La riserva, lo spazio vuoto, il tempo non agito, la sosta dal resto, la pausa sospesa, l’affrancamento dal sé, il respiro tra una parola e l’altra, il silenzio tra un pensiero e l’azione. Il sonno tra i sogni.
La cassa armonica cava, ampia, dentro cui risuona l’anima, come una musica taciuta.
L’altro lato di noi. L’implicito cielo necessario alle nuvole o al sole di passaggio.
Il libero arbitrio di non essere e di essere.
Spesso chi vive d’azione e di tempo occupato, impiegato, farcito di gesti, scongiura l’horror vacui del giorno con la pratica disciplinata di attività ininterrotte. Non sa vedere l’irrinunciabile necessità della riserva. Anzi. Esorcizza lo spazio vuoto e il tempo non agito, come un male da evitare, il male di doversi ascoltare senza interferenze, senza la possibilità salvifica di equivoci del tempo occupato.
E invece è lì, nella riserva, io esisto di più e meglio. Non so voi. E’ un discorso oziosissimo per alcuni. Certamente inutile per chi pensa di fare a meno della riserva.
Ma i gatti sanno.
Loro sì. Svuotano il tempo dall’azione e contemplano la grazia della riserva con somma saggezza. Con eleganza altera persino. Lenti, naturali, misurati. Capaci di lunghi sonni quieti e di scatti sorprendenti e perfetti. Cultori e maestri di una materia di sapienza zen.
Potessimo davvero essere gatti…
Questo pensò
Il formichesco compito di quel giorno era stabilire l’obbiettivo giornaliero e perseguirlo.
Ufficialmente il suo obiettivo fu quello di stilare una lista di contatti e una lettera di presentazione, fare domande al suo tutor e prendere visione del dossier. Questo fece l'apparente formica.
E lo fece scrivendo questo post sulla sua stessa necessità.
Ed ecco, disse, obiettivo raggiunto.
Pollìnisciopèn
