Lumini accesi nel buio... fiammelle vive nella notte... scintille di anima e pensiero...
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Uno specchio ci vuole.
Almeno uno. E possibilmente buono. Affidabile.
Non tutti gli specchi sono uguali.
Ci sono specchi delle mie brame, specchietti per le allodole, specchi retrovisori, specchi antevisori, specchi metaforici, specchi dell’anima, specchi della paura, specchi truccati, specchi deformanti, specchi implacabili spietati, specchi bugiardi.
Il mio specchio è onesto. Ed educato.
Non mi nasconde niente. Mi saluta ogni mattina. Mi dice tutto, ma è benevolo, trova sempre le parole giuste.
Appoggiato tra il mobile e il muro si prende la luce di sguincio, quella dei pomeriggi.
racconta una stanza che attraversa tante storie senza di me, approfittando della mia assenza remota e presente. Io le vedo.
A volte mi dice pezzi di cielo di un azzurro dipinto e ottimista. Altre volte s’increpuscola d’oro tenue e dice luccicanze tra boccette e profumi che parlano di malinconie dolci, come un fado.
É un vecchio specchio poggiato al muro, non appeso. E tutti quelli che lo vedono ci finiscono davanti, puntualmente, e senza paura.
La scrivania ne è gelosa. L’armadio finge indifferenza insieme al lampadario. Solo il giovane letto capisce il vecchio specchio e gli sorride.
È uno specchio che sa dire le cose, sa trovare ogni giorno la parola giusta. Non fa paura mai. Forse qualche volta sembra fare un po’ male, ma non è lui a farlo, è il giorno che cade, è la luce che muore. E lo specchio ne risente, patisce. Sensibile com’è.
Un giorno entrerò nello specchio, a casa sua. E sicuramente lì troverò tutte le cose gli ho detto e anche quelle che non gli ho detto, quelle che sono stata comunque anche senza saperlo, quelle che mi ha preso dagli occhi ogni giorno, per lunghi giorni e lunghe sere di lunghi anni della mia vita.
Lì, nella casa dello specchio, troverò certamente molti sogni (come veri), ettolitri di lacrime (come sognate), veli di ansie variopinte, stanchezze mute, innumerevoli canti d’amori non corrisposti, la voce di mia nonna, tre draghi di cui uno finto ed enorme, mio padre che prova ad ascoltare e ci riesce, l’ambizione di essere me stessa comunque, mia madre soddisfatta per più di 24 ore, le comprensioni curative non telefoniche, i giorni apprendisti per l’artigianato della sconfitta, il suono di un respiro vicino e sovrapposto al mio, l’ultima indifferente notte prima di un esame, la volta che ho capito chi ero davvero, le incomprensioni degli amici nel momento del bisogno, la prima volta che sono rimasta sola al buio e arrivavano i vampiri, le collezioni di rancori, il giorno che ne ho fatto un falò, la bicicletta ancora sul muro, il primo “no”, l’ultimo “sì”.
Sì, uno specchio ci vuole. Per finirci dentro ogni giorno, anche senza ascoltarlo. Tanto è lui che ci ascolta. Ci sa, ci guarda. Riflette per noi. Trattiene e restituisce. Fedele.
Ci vuole uno specchio. Ma uno specchio buono. Uno di cui potersi fidare. Uno di quelli di una volta, onesto e benevolo.
Ci vuole al risveglio nel primo saluto del giorno, nell’ultimo della notte.
E tu, che cyberpassi e rifletti in questo post, tu che specchio hai?
Che specchio sei?
