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martedì, 25 marzo 2008

Nella Terra del NonSenso accidenti! Ecco dove siamo…
Milagro pensava questo camminando col suo  stupido kit di etichette per ridare nomi le cose e pensava anche che aveva già finito le stupide etichette.

Thò, ne posso chiedere una a quel tizio laggiù... Che fa? Ah, guarda con quale gesto rapido e naturale alza la maglia dal braccio e con una sola mano stringe il laccio emostatico. Poverino! Sta facendo l’insulina, si vede che c'è abituato per farsi un’iniezione così  in pieno giorno, sui gradini della piazza municipale, accanto alla fermata del bus e senza chiedere aiuto.
Ecco sì, lasciamolo in pace ché ora mi pare un po’ stordito.
E avanti in dietro. Raccoglie un altro tassello di un mondo che scompare.
Milagro vuole trattenere il mondo che scompare. Non per ostilità al divenire, ma per incapacità a stare nel senso di quella direzione, in quel tipo di divenire.
Le cose, indifese, si sostituiscono così rapidamente, troppo rapidamente e malamente. Come quella volta che arrivò il tram e in una sola notte sparì un intero viale alberato; al suo posto apparve un fossato di cemento, sempre mezzo allagato, roba da metterci dentro coccodrilli. 
Ora cammini per strada e dove ieri c’era un panificio c’è un ennesimo franchising  di perizomi di acrilico. Un altro ologramma, ma più brutto, identico a mille altri.
Milagro si aggira nel suo barrio cercando il Senso, facendo l’inventario del senso e del nonsenso.
Per mestiere e vocazione, ogni giorno fa la conta delle sparizioni e delle sostituzioni per vedere se i sensi nuovi pareggiano con i sensi vecchi . E oggi non pareggiavano. Così a occhio, a pelle, a senso.
La vecchia rosticceria aperta anche di domenica che salvò molte cene del nonno vedovo e del giovane zio studente è sostituita da un bar con tavoli di plastica nera e karaoke dei poveri, tristissimo.
L'osteria monostanza delle due vecchiette da cui si andava a prendere il vino per cucinare è rimasta tale, solo le due sorelle non ci non più. Le hanno sostituite due fratelli, lasciandone il nome,  per rispetto e buon augurio, come si fa con le barche. Hanno fatto bene. E Milagro fa una bella ics di assenso sull’elenco del Senso. Anche il vecchio lavagista solitario che non salutava le donne per via della moglie gelosa è stato sostituito da uno nuovo, più ciarliero e con almeno quattro lavoranti mistocingalesi.  
La pasticceria è la spina dolorosa.
Milagro s'accende una sigaretta, appoggiato come il gatoMaula al muro dell’angolo, si garantisce un tempo sospeso, un segmento di pensiero esclusivo, dedicato alla pasticceria e alla sua prossima estinzione. Ultimo baluardo della storia di quella via.
La pasticceria  è li da 1963 e, tra un po’, un pezzo alla volta, chiude. Nessuno a raccoglierne l'eredità. Il figlio ingegnere del padre pasticcere non vuole sapere di far biscotti e cannoli. Ma il pasticcere padre scavalca la malattia che se lo divora e, fin che c’è, crea cannoli, come poesie, pieni di senso e d'amore; e fin che c'è, pensa Milagro, quel senso va mangiato e pregato. Amen.
Spegne la sigaretta, raccoglie la cicca e la butta. 
Nonita  non c'è più. Morta anche lei cinque anni fa. Stava all’angolo seduta sulla soglia di casa, era una  di quelle che pretendevano un saluto da tutti "vieni qua, vieni da Nonita!"; seduta su una seggiolina, davanti all'uscio di casa, fuori nel marciapiede nei giorni di sole, incorniciata in un trono di piante rigogliose che obbedivano alla sua regalità ... era l'imperatrice di via Argentieri, Nonita, nulla le sfuggiva ... neanche l'andirivieni dei topi dalle magnolie al cassonetto. Eravamo tutti battezzati e censiti nel suo Regno - considerava Milagro - quando se ne è andata, con giusto preavviso, il suo trono rigoglioso si è estinto e, con lei, un intero regno: il Regno di via argentieri, senza eredi. Dov'era la sua reggia ora c'è l'asettico sportello di un'agenzia di trasporti rapidi. Ogni tanto fa una cosa buona: non paga pizzo, e gli bruciano le macchine. E con le macchine bruciano anche gli alberi innocenti che hanno solo la colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Vennero in 10 i pompieri a salvarlo quella notte, povero Gillo! Milagro conosceva gli alberi uno ad uno, per nome. Povero Gillo! Lui così discreto e modesto, mai una fronda di troppo, proprio lui crocifisso al rogo! Bruciato vivo dal Non-senso. Pace all’anima sua.  
Lo scalpellino scultore cimiteriale che abitava accanto al portone riappare nei giorni che somigliano all'infanzia; ma non fa impressione perchè  pure da vivo pareva un fantasma, bianco bianco, ricoperto di polvere di marmo, era una statua animata e incantava i bambini del barrio con quel suo essere un personaggio fiabesco, lì sulla soglia della bottega sempre aperta, entrarci era come entrare in un disegno. Non se ne voleva uscire. Al suo posto ora c'è  OroFuso un imperscrutabile laboratorio di oreficeria, buio, blindato, inacessibile.
Pure la cartoleria all'altro angolo dove si andava per fare due chiacchiere e sentire l'odore di carta, di legno di matite,  di gomme e di inchiostri (odori di premessa creativa per chi scrive e o disegna) è sparita; sostituita dall'ennesimo QuiquoquakBar, pretenziosità in simil Ahi!Tec che ha cominciato simil-lounge e poi si è rassegnata al richiamo della tamarrica natura con notturnodiurno bertucciaio di bivaccanti giovini  con occhiale a specchio, ciuffo gellato, cappuccio pellicciato, musica unz-unz e puzzo di arancini al gatto rancido fritto.  Il caffé lo allungano con il latte, direttanente dalla busta.
Rimane ancora il tipografo sempre operoso, innamorato perso del suo lavoro. La sua mitica bici,  una tandemblu mai vecchia, sporge dalla bottega sempre aperta. Milagro ci fece rilegare la sua sudata tesi anche se si laureava in un'altra regione. A volte, Milagro passandogli  davanti deve trattenere il raptus di entrare ad abbracciarlo. Accanto c'è l'officina. Un tempo c'era l'elettrauto, un signore magro, molto educato e maliconico, salutava sempre, con la sigaretta tra le labbra. Un giorno lo trovarono morto impiccato proprio lì; dicono avesse molta solitudine, una moglie separata e sopratutto una figlia grande che lo ignorava. Ora, al suo posto, c'è un meccanico che si porta dietro il figlio piccolo, gli insegna a truccare i motori per le gare clandestine. Ah ecco, Milagro  segna: "bisogna benedire i bambini!”

 Nella piazza vuota e bianca si andava le domeniche pomeriggio,  ginocchia nude, a pattinare con gli zii che si divertivano a fare divertire i nipoti, mentre i genitori stavano con i nonni. Ora bambini vanno a pattinare tutti bardati di protezioni ninja, col padre separato che monta di servizio ogni finesettimana, puntuale e rassegnato, come un lavoro inevitabile, una delle cose da dover fare.
Tra uno spacciatore e l'altro,  il polacco alcolizzato dorme sulla panchina, sotto la magnolia imbrattata dall'uniposca di qualche ragazzetta che vuole imparare parolacce sul ramo come un quaderno, invece di imparare tizio o caio àiloviù. Milagro fa l'inventario delle bottiglie rotte e dei fiori nuovi, dei rami spezzati e di quelli spuntati. Facendo il bilancio dei punti di compensazione del senso e del non senso, del bene e del male,  sa di stare nel punto di mezzo.

Bisogna chiedere scusa agli alberi. Bisogna giudicare gli ignavi. E punirli. Bisogna santificare le nuvole e i tramonti. Bisogna tenere presente quel traffico di macchine e di navi, di anime e di barre d'uranio lì accanto. E tutti i pesci in fondo al mare chi li ringrazia?
Inventariare il senso e il non senso di ogni giorno garantiva l'Equilibrio di tutto quell'universo ingovernato, l'Entropia dell'Anima passava da lì e Milagro ne era custode segreto.

Davanti al portone di casa getta l'occhio di saluto nella guardiola il vecchio usciere che a una certa ora, la sera,  lascia il suo pappagallino libero di volare per la stanza che è tutta la casa del vecchio, che è tutto l'universo del pappagallino; Ciccina va su e giù per due tre voli e poi si posa sulla spalla a picchettargli l’orecchio, a sussurragli cose amorose. Il vecchio chiude il garage e patisce meno la solitudine. Milagro segna una ics buona ed entra nell'androne.
Anche nell'antico bislacco palazzo di Milagro, rifatto a metà e per l'altro fatiscente, i sensi e i nonsensi si giustappongono come in un sogno lucido. Il senso è in apparenza cascante come le portefinestre i controsoffitti, le pareti sbriciolose e tubi fradici del 1921 a cui si da sempre una mano d'intonaco bianco per fingere che non sia così e imporre la contemporaneità a quel luogo che è un anello del passato, come i marmi sberciati dell’androne e le scritte sotto il muro "viva la fica" pronte ad affiorare al calore del ricordo come scritte con l'inchiostro simpatico. Come l'odore di legno vecchio e polvere, di carte accumulate insieme ai sogni di sette generazioni... e libri e cartoline e foto e certificati.
I morti sono ancora tutti là:  il medico, l'avvocato, l'ingegnere, il professore.
La moglie del medico, dell'avvocato, dell'ingegnere, del professore. La governate dell'uno e dell'altro. E c'è pure  il morto del figlio: il figliomedico morto ammazzato, di quello non si parla mai, ma è il più vivo di tutti.
Milagro li vede, su e giù per le scale, a casa loro. Salutano alzando il cappello, col giornale sotto braccio e un sorriso di buona creanza. Salutano ignorando il presente, non vedono che il vecchio studio di ortodontista è stato anche ambulatorio boudoir dell'exelettrauto mago Zàitanus, e che ora  è redazione di un finto giornale, più fantasma del fantasma, con quel caminito illusorio di aspiranti giornalistini che non salutano quasi mai. I morti invece salutavano sempre. Mantenevano la buona educazione del saluto. Anche gli altri morti, quelli più remoti, quelli che Milagro non aveva mai saputo e che non riusciva vedere: il morto che veniva a prendere la spazzatura, quello che portava il ghiaccio, quello del carbone, quella che lavava le lenzuola, quella  che cardarva la lana dei materassi, quello che portava le uova. I morti prima che nascesse la tv, dunque prima che nascesse il mondo. Milagro li salutava tutti, perché salutare i morti si deve, per buona creanza di vivi.

Quando Milagro entra nell’ingresso l’anzianissima casa lo accoglie con un  lamentoso sospiro, il solito bisogno di cedimento definitivo. E Milagro sempre carezza lo stipite e le risponde “coraje vieja, coraje...”
Il gattoMaula  invece , contrariamente alle sue abitudini,  stavolta non gli si precipita incontro loquace e curioso “o beeeene, sei tornato, mi fa tanto piacere, come va? che si dice la fuori? che hai fatto? che hai trovato? che mi dici? che mi hai portato? “, ma  accenna un saluto indaffarato e vago, da lontano. Non vuole distrarsi, da giorni è intento a discutere con Dio gli interessanti risultati di fine campionato tra “anime sante e anime in pena”; c’è stato un inevitabile pareggio perché le prime nel bel mezzo della partita, proprio mentre vincevano, si sono messe ad aiutare le seconde e le seconde, incoraggiate  a diventare come le prime, cambiavano presto schieramento. Dio perplesso meditava di rifare il regolamento perché quel gioco non aveva Senso; e il gatto Maula, invece, proprio in quel momento, gli stava consigliando di riflettere e di prendere tempo, facendogli notare che un gioco in cui tutti vincono è interessante, anche se non ha Senso.

Milagro posa le chiavi e  il cappotto, e, mentre entra nel corridoio, percepisce le orecchie di Almagro che lo stanno seguendo, come pensieri, dal soggiorno. Va allora, Milagro guarda suo padre. Seduto di fronte, a l'altro lato del tavolo, guarda Almagro come da una sponda, come in uno specchio. Sono seduti l'uno davanti all 'altro, stanchi e senza parole.
Almagro  vorrebbe andare in pensione, è snervato, non trova più energie,  lavora da sempre, per tutti: per sé, per il padre, per il figlio. Per il mondo intero. E ora conta i giorni che mancano alla pensione, con un peso indicibile. Giorni come macigni. Deve resistere, ancora una volta, come sempre, perché persino la pensione ha il suo prezzo. E non può nemmeno aiutare quel suo povero figlio, come vorrebbe, come sarebbe giusto.
Milagro lo guarda e sa.  Milagro vorrebbe lavorare, ha energie buone da spendere, tanti semi buoni da piantare, e ancora speranze persino... Milagro ama il lavoro del padre,  e quella sua stanchezza grande. E anche lui vorrebbe, ma non può aiutarlo, questo suo povero padre.
'Ti ho preso le sigarette
' gli dice. Almagro prende il pacchetto in mano. In silenzio.
Sono uno davanti all'altro, entrambi dal lato insensato dello specchio.
Vorrebbero tendersi le braccia l'un l'altro, per scambiarsi di posto. Volentieri Milagro direbbe "descansate padre, continuo io", volentieri Almagro risponderebbe "adelante figlio, me descanso, continua tu". Ma non possono farlo, sono nella terra del NonSenso, accidenti, non si può.  Non possono nemmeno dirselo, perché ogni parola aumenta il peso e l’evidenza di stare in un  paradosso privo di senso. Allora stanno in silenzio. Rimangono fermi a guardarsi, senza potersi  aiutare. Stanno zitti, per troppo amore e per reciproca amarezza. E per rispetto dell' Entropia dell'anima, perché il senso delle cose si complica sempre quando uno vuole cercarlo davvero, magari nel confronto. E a nessuno conviene farlo nei termini giusti, onesti, con tutte le ragioni di ciò che è stato. Milagro ha pietà, e tace. Ma dentro ha la domanda. E se la fa, spesso. Sempre tacendo. Almagro finge di non sentire, di non riconoscere il rumore nella testa di suo figlio.
Milagro si chiede il Senso di tutto questo.  Sì, si chiede dov'è stato l'errore? Dov'è l'inghippo? Chi lo ha voluto figlio in eterno?  Almagro, pover’uomo? Almagro, sei stato tu? Chissà chi ha preteso che il testimone non fosse più trasmesso… A chi fa comodo che sia così? Che si viva fermi nella terra del NonSenso. E squilla il telefono: l’ennesima vantaggiosissima disperata promozione pubblicitaria. Milagro non ce l'ha fa a trattarli male questi dei callcenter, potrebbe benissimo essere uno di loro.

Così va in cucina apre il frigo e scongela un sogno, uno dei soliti. E se lo gusta alla salute del callcentrista. E, mentre mangia e pensa al callcentrista, con la mente comincia scrivere una lettera di Senso, da questa parte del mondo, a suo padre.

 "Almagro,
mi  hai nutrito di troppi sogni, di soli sogni, me li hai dati come fossero veri, come se appartenessero al mondo e poi… poi mi hai lasciato solo e mi hai detto ‘svegliati! svegliati in un altro mondo’.  No, non mi hai mai detto che m’avresti svegliato. E nemmeno che dormivo. Mi hai chiesto direttamente di rinunciare ai voli. Me lo hai chiesto mentre ero in volo. Ora insisti che sono rimasto bloccato nello sviluppo, che è una colpa sfortunata, e che è per questo che sono incapace di ammazzarli tutti i sogni e passare il guado dall'isola che non c'è al mondo vero. Dici.
Ma quel tempo della nostra comune infanzia, padre mio, quel tempo condiviso a mangiare le stesse cose, sogni per lo più, è esistito e ci lega ancora intimamente.
Almagro, fingi di non sentire, lo so che mi senti. Scartavetri quel mobiletto trovato al mercatino. E nel gesto che fai trovi una risposta per te. Ragioni ancora  come se il modo fosse quello dei tuoi 20 anni. Con quelle certezze in bianco e nero da poter seguire senza esitazione: tutte cose da fare, dici.
Anche se da ragazzo ti è mancata tanto la libertà di “essere”,  magari anche solo in quel talento per la musica che ti sei negato, anche se tu sapevi bene di averlo e che era più di un sogno.
Certezze in bianco e nero.
Quel mondo dei tuoi vent’anni non c'è Almagro, non c'è più.  Non ci sa essere. Dissolve. Scompare pezzo a pezzo,  anche se mi hai dato gli occhi per guardarlo e per sentire di perderlo nell’enorme cassa armonica del mio pensiero. Mi hai fatto un'anima per un'età di mezzo, per un'era di passaggio. E io posso  fare solo questo: il  testimone di un mondo scomparente, sommerso, eppure ancora visibile.
Io appartengo al mondo di mezzo, in mezzo al Senso e al Nonsenso: io appartengo a quelli che, ancora ieri, senza saperlo,  scrivevano a mano le ultime lettere col francobollo, ai primi che impararono a  mandare una mail.  Io sono di quelli che ancora non sanno l'inglese e che ancora leggono poesie.
Sono un  mangiatore di sogni, Almagro, non di pane.
La performance per stare in questo mondo ce la siamo persa strada facendo.
Almagro, te lo devo  dire questo non è il migliore dei mondi possibili, l'orticello da coltivare non c'è. Non c'è nemmeno la parola “coltivare” in questo mondo. E non è mica un rimprovero. Lo dico perché ogni coerenza che ti aspetti e che non trovi, ogni corrispondenza di fatto che pretendi di trovare dove e come dici tu...  ogni cosa che non corrisponde al tuo alto Senso (che è un senso di fatica premessa e di merito conseguente ) è per te un rimprovero. Una mancanza personale.  Sei stato educato così, non da me però. Io ai rimproveri non ci credo, sono stato educato da te. Mangio sogni.

Lo so, mi hai dato tutto quello che non hai avuto, tutto quello che ti è mancato: la libertà. Dono grande. Mi hai dato la libertà, e non mi hai detto che non c’erano più rivoluzioni da fare, non mi hai detto che avrei potuto usarla solo nel sogno. Hai omesso. Hai esaurito tutte le rivolte e poi ti sei seduto. E ora in questo mondo è quasi impossibile la libertà, nessuno la riconosce, persino la parola è un equivoco. Non la capisce più nessuno.
Non vuoi che te lo dica ma io te lo dico lo stesso che in questo Tempo, in questa terra di mezzo, la libertà è grandissima sterile fatica, raramente condivisa. Non ci si guarda più negli occhi nemmeno tra liberti.
Dove posso andare io con la mia libertà? Non mi hai dato un modo possibile per stare nel Senso di questo mondo: il senso della convenienza, il senso dell'utile, ad esempio, mi sarebbero serviti. Che male c’era? 
Lo so,  l’opportunismo è una bestemmia  per noi.  L'opportunismo caino dei tuoi pratici fratelli. Allora guarda Almagro, guarda! Guarda davvero! Io non ho potuto costruire nulla con queste mie mani. Ho potuto soltanto continuare a essere nel tuo segno. La tua gloriosa sconfitta e la mia vittoria di Pirro sono la stessa cosa. Invisibili entrambe. Anche se non voglio, io posso appartenere solo a ciò che tu mi hai dato e ciò che mi hai dato esiste solo per me e per te. Questo lo sai, non ce lo diciamo per non farci male.  Va bene, pa', sto zitto. Continuo l'inventario, so obbedire. Io sono l’eterno figlio senza figli, indosso questa parte come se davvero mi corrispondesse. Il patto è questo. Ti amo Almagro. E fingo che a fallire per troppi sogni sia stato io.”

Postato da: farolit a 13:06 | link | commenti (29) |


Commenti
#1    26 Marzo 2008 - 09:16
 
spero mi accorderanno delle ferie, così potrò leggere tutto con calma :))
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#2    26 Marzo 2008 - 15:41
 
che curiose commistioni, faròl, di antico e moderno, nostalgia e distacco, essere e non essere...
e ammiro l'assenza di rubinetti fra neurone ed elettrone, dalle parti della tua scrittura post-equinizica ;-)))
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#3    27 Marzo 2008 - 07:08
 
Pensavo che la felicità, prima o poi, si manifestasse. Una cosa evidente, come il morbillo. Ti svegli un mattino e sei pieno di piccole bolle di felicità. Poi, ti accorgi che non è così che vanno le cose. Non è così. Così non ha Senso. Senso? Quando questa parola ti risuona nella testa, anche solo la prima volta quando ti chiedi : ‘Ma cosa ha veramente Senso?’ beh … sei già quasi completamente fottuto. E allora, graffio su graffio, taglio su taglio, frattura su frattura, ti accorgi che il Senso va prodotto. Il Senso NON si trova : si produce.

Tra le tue parole, c’è profumo di acqua di colonia e minestra, puzza di fogna e profumo di pastarelle e cannoli, di shampoo alle erbe e di fiori a primavera. E questi profumi, arrivano diretti come in una passeggiata tra ricordi che è dura non far diventare nostalgia e attualità che non si crede che potrà mai diventare futuro.

In rete, in questo luogo così asettico, mancano i profumi (che notoriamente non si possono zippare) e tu, mio dolce e delicato fiore, con il coraggio degli eroi, affronti contromano e controvento la tempesta. Come il vecchietto in quel film di Kurosawa. Sappi che l’ho letto tutto. Su alcuni passi ci sono pure ritornato. L’intelligenza emotiva che traspare ripaga la fatica di esistere in un luogo per me così alieno e barbaro. Grazie.

Si avvicina la primavera vera. Avrò cura dei tuoi petali, mio dolce fiore.

:)

f.

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#4    27 Marzo 2008 - 17:22
 
[IMG]http://mescal.pixelized.ch/smilies/bgiorno.gif[/IMG]
utente anonimo

#5    27 Marzo 2008 - 20:44
 
tante cose che non hanno senso continuano ad esistere e insistono a volere avere ragione di esistere, che noia! e che noiose le presone attaccate a trdizioni che non hanno più senso

per quel che mi riguarda, finalmente ho la fortuna di lavorare vicino vicino al quartiere dove sono nata e qualche volta ci passo a riguardare i negozi e le case che con mio sollievo trovo quasi intatti (salvo qualche lieve cambiamento), metto ics da tutte le parti...
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#6    28 Marzo 2008 - 22:25
 
Ci sono ancor rivoluzioni da fare, Farolì, ma si perdono sempre. E se si vincono, proprio nel momento in cui si vincono sono perse. Ma forse tentarle e perderle è l'unica maniera di essere felici. Ricordi Sisifo?

Poi forse certe cose non si scelgono. Siamo quello che siamo. E ricordi Polonio – altro padre – al figlio, nell'Amleto? “This above all: to thine own self be true”

Ciao Farolì. Ugo
utente anonimo

#7    31 Marzo 2008 - 15:22
 
gli stupidi sono sempre in ferie caro anonimo ed internet è per loro ideale sono come bimbi guardano le figure ma non le capiscono. Goditi la vacanza
utente anonimo

#8    31 Marzo 2008 - 15:24
 
gli stupidi sono sempr ein ferie
utente anonimo

#9    01 Aprile 2008 - 11:21
 
e no che non finisce così.

voglio un (altro) 'post'.
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#10    01 Aprile 2008 - 13:01
 
Il finale della lettera mi ha strappato una lacrima, ma non dirlo a nessuno...
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#11    02 Aprile 2008 - 23:27
 
moltorumore ferie o non ferie prenditi tutto il tempo oppure pèrdilo se preferisci, del resto questo non è un post... è un capolinea.
:-)

varascuzzo dalle mie parti le commistioni di antico e pseudo moderno sono l'identità corrente. Sembra un travestimento letterario ma non lo è... la realtà. A volte mi pesa raccontarla, a volte "devo" quasi per liberarmene, per ossigenarla in pensieri più larghi dei miei, in altre vite, di altri mondi, diversi da questo mio. Vorrei decidermi tra essere e non essere... e non ci riesco, forse non mi è possibile. La mia scrittura post-equinozica ad alcuni viene pesante, troppe ombre - dicono - per un farolito. Non sanno vedere le scintille nel troppo buio. Patience. Ma sono contenta che tu apprezzi, che non ti fai turbare dalle nuvolaglie grige del nonessere, che tu lo vedi, dietro l'ombra, il bianco della luce che affiora e resiste. L'assenza di rubinetti fra neurone ed elettrone è il mio forte, mi fa piacere che l'apprezzi perchè anche questo a volte mi viene rimproverato come "eccesso". Ma come direbbe mi comadrita Tita Merello... yo soy asì!... :-)


ferlingo mio giardiniere delicato... parafrasando Carmelo (il Bene) in questi giorni mi ripeto il mantra: "Felicitaaà... felicità maniaca, che ne faremo io della mia anima, tu della tua cagionevole"
Gli è tanto vero che "il senso non si trova, si produce", ogni giorno zappando con fatica da contadini e talento di poeti .
E resistendo.
Proprio come il vecchietto dei sogni di Kurosawa che resite alla tempesta bastarda anche se la voglia di resa lo tenta come una malìa di pace. Io sono in questa fase di stanchezza somma, nel picco della restistenza: sfiaccata. So che è una fase, m'attraversa e mi schiaccia e càlati junco ca passa la china mentre i miei sogni attualmente sono incubi paralizzanti, almeno come quella Tempesta... mentre vorrei tanto che i avessero la dolcezza spettacolare di una Primavera messa in scena, in questo mondo di svegli, come omaggio per un unico bambino spettatore ammirato :io. Sono sicura che ci saresti anche tu a danzare in quel sogno giusto, con passi lievi e grazia di volpe allo sposalizio. E mi sentirei consolata e sollevata, come quando mi dici che hai letto e riletto, e sentito e capito. Brilli e rimani anche tu, mio giardinire, dietro le nubi nere che passeranno. :-)


compadre :-)

Rea sei fortunata a poter mettere le ics da tutte le parti... Io certi giorni vorrei cambiare occhi o cambiare terra. Il senso a volte viene "sepolto vivo" mentre parla, dice, indica, canta persino. Il nonsenso si riproduce alla televelocità di un reality che nulla a che fare col reale, eppure c'è, c'è di più, sempre di più. Come è vero che andremo a votare, a riprenderci in giro, insensatamente. Io lo prenderei a calci il nonsenso, ma mi ci faccio male. Ignorarlo non ci riesco. Insomma sono circondata, eppure ancora miracolosamente viva. :-)


Ughetto certo che sono sempre rivoluzioni da fare e da perdere, ma c'è modo e modo di perderle. Il fatto è che questo modo silenzioso della mia infelice generazione .. ancor m'offende. Conosco Sisifo, quell'uomo "assurdo", ce l'ho presente tutti i giorni nel tirare la mia carrettella piena di macigni inutili, ma insostiutibili per il Senso. Certo, alcune cose non si scelgono: la terra in cui nasci, i genitori che ti ritrovi, il carattere, il dna. Ma altre, almeno le altre, si dovrebbe poterle scegliere e non parlo del colore dei capelli. Spesso siamo "solo" quello che "possiamo" essere. Ma saremmo anche quello che vogliamo essere se ce ne venisse data la possibilità o se non ci fosse stata tolta dell'egoismo immaturo di altri, di qualcuno, prima, si è fottuto il nosto pezzetto di sole, di fotosintesi, di possibilità. Insomma siamo anche (troppo!!) quello che ci è stato lasciato o tolto. E, attualmente, siamo ben "poco da fare", molto da "essere". Fortunatemente questo c'e rimasto: essere. Polonio e Almagro si somigliano. Milagro invece non somiglia ad Amleto, sceglie l'essere. E appena lo sfiora il desiderio ribelle di una bella carneficina generazionale, Milagro lo trasforma in un banchetto immaginario e spezza il pane e porge l'altra guancia. :-)

anonimo , dimmi, con chi ce l'hai? Con quale dei tanti anonimi che anonimeggiano?

arcanuzzo perchè no? Non è una fine, non è giusto leggere così questo post (che non è un post). Proprio tu che m'incoraggiasti a non occultare il lato meno comodo della verdad... le ombre! Proprio tu dovresti apprezzare la mia coerenza di pancia e di testa. Orsù, non ti fare condizionare dalla parte scura dell'ombra, guarda meglio, è ancora pieno di luci qui dentro, di farolitos ancora accesi nella scrittura, inevitabilmente accesi, nonostante la fatica che appanna le parole, la stanchezza che rende i silenzi sordi, quasi privi di calore. Quasi.
Terrò un fuocherello acceso nel prossimo mio ULTIMO post.
Terrò una fiammella viva per te, per me e per tutti quelli che pretendono il calore da tutte le cose umane, e dunque anche dei blog familiari come questo che arrivano a conclusione. Dovresti saperlo, hermanito,... Milagro è un ottimista. Anche ammacato spera. :-)

simple tesor, non lo dirò a nessuno, nemmeno a me stessa.
:-)
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#12    03 Aprile 2008 - 12:34
 
peccato, la mia era solo una battuta.

guarda caso, gli stupidi son sempre anonimi.
(questa invece non è una battuta)

ps. scusa farolit, eh!
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#13    04 Aprile 2008 - 09:27
 
Cara Farolit,
sono passata per un saluto al volo! Ora sono di corsa, ma tornerò a leggere il post che, sicuramente, sarà illuminante.
Un abbraccio. Chocolate
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#14    04 Aprile 2008 - 21:34
 
...ahia....^_^
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#15    06 Aprile 2008 - 19:49
 
Sono tornata, ho letto tutto, ho un po' sofferto... In quella terra di mezzo dove siamo tutti costretti a vivere, c'è chi sorride beato e ignaro e chi invece continua a guardarsi intorno e a dire (anche ad alta voce): "Ma non ha senso!". I primi si cibano di anestetico e futuro, i secondi di sogni e passato...
Ciao. Chocolate
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#16    08 Aprile 2008 - 12:46
 
milagro affacciati; sotto il tuo balcone senza tempo ci sono anche io che apetto. e se ti potessi ti transiterei verso una terra dove tu potessi sentirti a posto, a casa, nel senso.
farola, ti amo. la tua bellezza ombosa passa attraverso quello che scrivi e nelle nostre telefonate. ci si fa da stampella a vicenda:
"siamo imbattibili io e te"
"si. roviamo sempre qualcosa, vero Didi, per darci l'impressione di esistere..."
o di non esistere.
ciao
rossagiungla
utente anonimo

#17    08 Aprile 2008 - 12:48
 
ho fatto un sacco di errori...
mi capirari lo stesso?
(dico..errori di battitura nel commento. Quelli della vita li colleziono con ogoglio ed allegria! e come lei ben sa...raramente trovo il modo di rimediarvi!)
rossa
utente anonimo

#18    10 Aprile 2008 - 14:07
 
moltorumore prego prego ... :-)

chocolatella cara, il presente che ci attocca è sempre più complesso, accumulato si sogni e di anestetici, eppure sotto questa valanga di cose che non sono "presente" esiste un senso, esiste sempre la possibilità tantalica di trovarlo. Bisogenrebbe amare un po' di più, qui e ora, senza anestetici futuri, senza sogni passati. Con coraggio presente.
Ti abbraccio, chiunque tu sia. :-)

giunglettarubia, amore mio.... lo sai che Milagro vede tutto ed è con te, occhi negli occhi, sopra il balcone del Senso a fumare una sigaretta 'ngoppa o munno del Nonsenso. Io di errori qui non ne vedo. :-)
Anzi, anzi... Pciùck! pciùck! pciùck!
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#19    10 Aprile 2008 - 14:35
 
il fantasma della mia vita passata ripercorre le stesse strade, gli stessi nonsensi, trascinando a fatica le sue catene...
"ogni anello un ricordo", sospira..."ogni anello un ricordo"...

mentre il fantasma della mia vita presente continua a ripetere:
"ci deve essere, ci deve essere un altro mondo oltre il mondo di mezzo, un altro mondo oltre il senso e il nonsenso"...
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#20    11 Aprile 2008 - 17:57
 
che significa mentula? ci sto guardando tutti i meglio dizionari del mondo... vi sembra giusto mettere in ambasce un animo semplice come il mio? cioè, io non lo so...
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#21    11 Aprile 2008 - 19:31
 
Prova con i dizionari di lingue morte, arduous... magari latino, per cominciare... buon lavoro.

Ugo
utente anonimo

#22    12 Aprile 2008 - 13:50
 
cazzo, non ci avevo penzato!
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#23    19 Aprile 2008 - 08:39
 
Salve Farolit, sono Anonimo che hai confortato sul blog del secretario, ti vengo a cercare per togliermi il cappello e ringraziarti e trovo altri 1000 motivi per farlo: almeno uno per ogni parola del post. Allora ti racconto tutta la storia. Sì Sì che stavo bluffando, tanto chi nasce incudine non può diventare martello. Confesso: tra l'episodio del voto e quello della disillusione si inserisce l'azione con cui ho tradito il mio buon proposito di tradimento. Per lavorare avrei dovuto competere proprio con una delle tre persone che chiamo ancora amiche (quando vai dal diavolo a vendergli l'anima lui sa meglio di te dove la tieni nascosta). Non c'è stato spazio per la riflessione e mi sono ritirato. In questo non c'è orgoglio, magari un po' di dignità che tra qualche mese mangerò col pane. Vedi, il problema non è scegliere tra giusto e sbagliato e nemmeno nei momenti veramente disperati ho concepito l'idea perversa di pugnalare alle spalle. Io avevo già scelto di rinunciare alla competizione, non volevo niente di più di quello che avevo e pensavo di meritare, ero emigrato da un decennio tra le cose morte e sepolte. Il problema è masticare e digerire il tradimento di chi chiamavi "fratello" e, oggi, non attiene alla sfera della riflessione personale nè, come vedi, a quella dell'etica. Rimane ideologico.
Ti ringrazio
Anonimo
utente anonimo

#24    21 Aprile 2008 - 13:26
 
...ho sempre pensato che concepire una ragazza come un soprammobile da porre in mostra e poi in vendita sia un palese difetto di cultura,poi ho scoperto che anche milioni e milioni di persone come le stelle Negroni la pensano allo stesso modo. Perciò chi è che si auto-esclude dal resto del mondo ? boh....mi sembrava etico...
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#25    21 Aprile 2008 - 20:19
 
Farolit, perdonami, ti ho coinvolta in un giochino. Passa da me quando vuoi!
Ciao. Chocolate
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#26    22 Aprile 2008 - 00:07
 
sono commossa..^^
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#27    11 Maggio 2008 - 18:35
 
Sei ancora nella terra del nonsenso?
Ma quando torni?
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#28    13 Maggio 2008 - 20:09
 
Ciao Farola cara, torno di tanto in tanto, ma non ci sei... Stai bene?
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#29    14 Maggio 2008 - 17:14
 
saso mio ma certo che c'è un altro mondo tra il senso e il non senso, è sempre qui e ora, negli occhi con cui sappiamo guardare noi, gli altri, il presente, la memoria, il futuro.
Nonostante il mondo fantasma io vedo altri occhi che sanno guardare, oltre il peso delle catene di senso e di non senso. Vedo i tuoi occhi, ad esempio, e spero. Baci cicali vicini, vicini, più vicini. Ovuqnue.

arduous le riposte sono sempre più vicine di quanto non immaginiamo. Il nostro ascolto non deve mai andare troppo lontanto.

Anonimo de elescretario per quanto tardivamente (e spero che tu possa perdonare) rinnovo il mio abbraccio solidale, chiunque tu sia.

tristantzaruccio non credo che sia possibili autoescludersi dal "resto del mondo", possiamo illuderci di farlo, vivere come se. imamginandoci altrove, in un "non mondo". Ma il mondo ci include sempre. E a volte saperlo è una fortuna. L'importante è non scambiare per "mondo" quella infinitesima particella di mondo che vediamo in t.v. E' solo un ingigantimento deformante di dettagli. Il mondo è cosa più vasta, ricca, nutriente.
Io poi sono una ragazza invendibile per qualsiasi cultura.
:-)

cicabella ... e io ti sono grata. :-)

aitanuzzo sono sempre nella terra del Senso e del non Senso, sono QUI, nel mio senso. O almeno ci provo. Insomma un blogveterano come te dovrebbe sapere, capire. Un abazo payaso.

chocolattina tesoro, sto bene. E ci sono, anche se un po' altrove. :-)
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